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Art 28 Statuto dei Lavoratori
Articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori annotato con la giurisprudenza di legittimità più rilevante - la repressione della condotta antisindacale
 
ART 28 Statuto dei Lavoratori
Repressione della condotta antisindacale.


Qualora il datore di lavoro ponga in essere comportamenti diretti ad impedire o limitare l'esercizio della libertà e dell'attività sindacale nonchè del diritto di sciopero, su ricorso degli organismi locali delle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, il pretore del luogo ove è posto in essere il comportamento denunziato, nei due giorni successivi, convocate le parti ed assunte sommarie informazioni, qualora ritenga sussistente la violazione di cui al presente comma, ordina al datore di lavoro, con decreto motivato ed immediatamente esecutivo, la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti.
L'efficacia esecutiva del decreto non può essere revocata fino alla sentenza con cui il pretore in funzione di giudice del lavoro definisce il giudizio instaurato a norma del comma successivo (1).
Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro 15 giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti al pretore in funzione di giudice del lavoro che decide con sentenza immediatamente esecutiva. Si osservano le disposizioni degli articoli 413 e seguenti del codice di procedura civile (2).
Il datore di lavoro che non ottempera al decreto, di cui al primo comma, o alla sentenza pronunciata nel giudizio di opposizione è punito ai sensi dell'art. 650 del codice penale.
L'autorità giudiziaria ordina la pubblicazione della sentenza penale di condanna nei modi stabiliti dall'art. 36 del codice penale.
[Se il comportamento di cui al primo comma è posto in essere da una amministrazione statale o da un altro ente pubblico non economico, l'azione è proposta con ricorso davanti al pretore competente per territorio.] (3)
[Qualora il comportamento antisindacale sia lesivo anche di situazioni soggettive inerenti al rapporto di impiego, le organizzazioni sindacali di cui al primo comma, ove intendano ottenere anche la rimozione dei provvedimenti lesivi delle predette situazioni, propongono il ricorso davanti al tribunale amministrativo regionale competente per territorio, che provvede in via di urgenza con le modalità di cui al primo comma. Contro il decreto che decide sul ricorso è ammessa, entro quindici giorni dalla comunicazione del decreto alle parti, opposizione davanti allo stesso tribunale, che decide con sentenza immediatamente esecutiva.] (4)
(1) Comma sostituito dalllarticolo 2, comma 1, della legge 8 novembre 1977, n. 847.
(2) Comma sostituito dalllarticolo 3, comma 1, della legge 8 novembre 1977, n. 847.
(3) Comma aggiunto dalllarticolo 6, comma 1, della legge 12 giugno 1990, n. 146 e successivamente abrogato dall'articolo 4, comma 1, della legge 11 aprile 2000, n. 83.
(4) Comma aggiunto dalllarticolo 6, comma 1, della legge 12 giugno 1990, n. 146 e successivamente abrogato dall'articolo 4, comma 1, della legge 11 aprile 2000, n. 83.
 
Cassazione civile  sez. un. 21 dicembre 2005 n. 28269


In tema di repressione della condotta antisindacale, di cui all'art. 28 stat. lav., la legittimazione ad agire è riconosciuta dalla citata norma alle associazioni sindacali nazionali che vi abbiano interesse, richiedendo pertanto solo il requisito della diffusione del sindacato sul territorio nazionale, con ciò dovendosi intendere che sia sufficiente - e al tempo stesso necessario - lo svolgimento di una effettiva azione sindacale non su tutto ma su gran parte del territorio nazionale, senza esigere che l'associazione faccia parte di una confederazione nè che sia maggiormente rappresentativa. In particolare, qualora dispongano dei requisiti sopra indicati, sono legittimate anche le associazioni sindacali intercategoriali, in riferimento alle quali però i limiti minimi di presenza sul territorio nazionale ai fini della rappresentatività devono ritenersi, in termini assoluti, più elevati di quelli richiesti ad un'associazione di categoria. L'individuazione degli organismi locali delle associazioni sindacali legittimati ad agire deve desumersi dagli statuti interni delle associazioni stesse, dovendosi far riferimento alle strutture che tali statuti ritengono maggiormente idonee alla tutela degli interessi locali. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto la legittimazione attiva del Sincobas).


È illegittimo, sia dal punto di vista civilistico, sia da quello della condotta antisindacale ex art. 28 st. lav., il rifiuto del datore di lavoro di effettuare le trattenute sindacali, pur in assenza di un contratto collettivo che lo preveda, essendo applicabile in questo caso, anche dopo l'abrogazione referendaria dei commi 2 e 3 art. 26 st. lav. l'istituto della cessione del credito ex art. 1260 c.c.


Cassazione civile  sez. un. 12 giugno 1997 n. 5295


Per integrare gli estremi della condotta antisindacale di cui all'art. 28 stat. lav. (legge n. 300 del 1970) è sufficiente che tale comportamento leda oggettivamente gli interessi collettivi di cui sono portatrici le organizzazioni sindacali, non essendo necessario (ma neppure sufficiente) uno specifico intento lesivo da parte del datore di lavoro nè nel caso di condotte tipizzate perché consistenti nell'illegittimo diniego di prerogative sindacali (quali il diritto di assemblea, il diritto delle rappresentanze sindacali aziendali a locali idonei allo svolgimento delle loro funzioni, il diritto ai permessi sindacali), nè nel caso di condotte non tipizzate ed in astratto lecite, ma in concreto oggettivamente idonee, nel risultato, a limitare la libertà sindacale, sicché ciò che il giudice deve accertare è l'obiettiva idoneità della condotta denunciata a produrre l'effetto che la disposizione citata intende impedire, ossia la lesione della libertà sindacale e del diritto di sciopero.
 



Cassazione civile  sez. lav. 29 luglio 2011 n. 16787



In tema di repressione della condotta antisindacale, ai fini della legittimazione a promuovere l'azione prevista dall'art. 28 statuto dei lavoratori, per "associazioni sindacali nazionali" devono intendersi le associazioni che abbiano una struttura organizzativa articolata a livello nazionale e che svolgano attività sindacale su tutto o su ampia parte del territorio nazionale, mentre non è necessaria la sottoscrizione dei contratti collettivi nazionali.
 


Cassazione civile  sez. lav. 29 luglio 2011 n. 16788



In tema di rappresentanze sindacali unitarie, l'art. 6 dell'accordo interconfederale 20 dicembre 1993 tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil stabilisce la decadenza della rappresentanza sindacale unitaria (con conseguente obbligo di procedere al rinnovo dell'organismo) nel caso in cui si dimettano un numero superiore al cinquanta per cento dei suoi componenti, restando possibile la prosecuzione dell'attività e la sostituzione degli stessi solo nell'ipotesi in cui tale soglia non venga superata. Ne consegue che la prosecuzione delle trattative (fino, eventualmente, alla stipula di un accordo) da parte dell'impresa con i componenti della Rsu decaduta, ormai privi di legittimazione a trattare come componenti di una rappresentanza unitaria, costituisce — in assenza di un obbligo a trattare e regolamentare — comportamento antisindacale in quanto altera le dinamiche dei rapporti tra i sindacati in azienda, privilegiando e favorendo la posizione di alcuni di essi, e blocca o, comunque, rende più lento e difficoltoso il meccanismo di rinnovo dell'intera rappresentanza sindacale unitaria previsto dall'accordo interconfederale.


Cassazione civile  sez. lav. 19 luglio 2011 n. 15782

Il comportamento antisindacale del datore di lavoro, in relazione ad uno sciopero indetto dai lavoratori, è configurabile allorché il contingente affidamento delle mansioni svolte dai lavoratori in sciopero al personale rimasto in servizio, nell'intento di limitarne le conseguenze dannose, avvenga in violazione di una norma di legge o del contratto collettivo, in particolare dovendosi accertare, da parte del giudice di merito, ove la sostituzione avvenga con lavoratori di qualifica superiore se l'adibizione dei primi a mansioni inferiori avvenga eccezionalmente, marginalmente e per specifiche ed obiettive esigenze aziendali

Cassazione civile  sez. lav. 12 novembre 2010 n. 23038


In tema di repressione della condotta antisindacale, ai sensi dell'art. 28 della legge n. 300 del 1970, il solo esaurirsi della singola azione lesiva del datore di lavoro non può precludere l'ordine del giudice di cessazione del comportamento illegittimo ove questo, alla stregua di una valutazione globale non limitata ai singoli episodi, risulti tuttora persistente e idoneo a produrre effetti durevoli nel tempo, sia per la sua portata intimidatoria, sia per la situazione di incertezza che ne consegue, suscettibile di determinare in qualche misura una restrizione o un ostacolo al libero esercizio dell'attività sindacale. L'accertamento in ordine alla attualità della condotta antisindacale e alla permanenza dei suoi effetti costituisce un accertamento di fatto, demandato al giudice di merito ed incensurabile in sede di legittimità, se sorretto da adeguata motivazione, immune da vizi logici o giuridici.


Cassazione civile  sez. lav. 04 marzo 2010 n. 5209


In tema di condotta antisindacale, non ha legittimazione ad agire in giudizio il sindacato che non ha stipulato accordi o contratti a livello nazionale; non ha rilievo l'affermazione del carattere nazionale del sindacato nello statuto dell'organizzazione stessa, atteso che lo statuto di per sé è rappresentativo solo di un prefigurato obiettivo o di un'autoqualificazione del sindacato.

Cassazione civile  sez. lav. 04 marzo 2010  n. 5209


In tema di repressione della condotta antisindacale, ai fini del riconoscimento del carattere "nazionale" dell'associazione sindacale legittimata all'azione ex art. 28 stat. lav., non assume decisivo rilievo il mero dato formale dello statuto dell'associazione (che affermi il carattere nazionale del sindacato), quanto piuttosto la capacità di contrarre con la parte datoriale accordi o contratti collettivi, anche gestionali, che trovino applicazione in tutto il territorio nazionale in riferimento al settore produttivo al quale appartiene l'azienda nei confronti della quale il sindacato intenda promuovere il procedimento, e attestino un generale e diffuso collegamento del sindacato con il contesto socio-economico dell'intero paese, di cui la concreta ed effettiva organizzazione territoriale si configura quale elemento di riscontro del suo carattere nazionale piuttosto che come elemento condizionante. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione della corte territoriale che aveva ritenuto irrilevante, nel valutare il carattere "nazionale" del sindacato ricorrente, la circostanza del mancato svolgimento di attività sindacale a livello nazionale in riferimento alla categoria dei lavoratori marittimi, attribuendo, invece, rilievo all'enunciazione del carattere nazionale nello statuto del sindacato, S.I.N. Cobas).





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