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Cass. Civ. Sez. Lav. n. 11216/2009
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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO   

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:                           
Dott. ROSELLI   Federico                     -  rel. Presidente   - 
Dott. LAMORGESE Antonio                -  Consigliere  - 
Dott. DE RENZIS Alessandro               -  Consigliere  - 
Dott. LA TERZA  Maura                       -  Consigliere  - 
Dott. DI CERBO  Vincenzo                   -  Consigliere  - 
ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

CASSA  ITALIANA  DI  PREVIDENZA  E  ASSISTENZA  DEI  GEOMETRI  LIBERI  PROFESSIONISTI,  in  persona del legale rappresentante  pro  tempore,  elettivamente  domiciliata in ROMA, VIA GREGORIO VII 108,  presso  lo  studio  dell'avvocato SCONOCCHIA Bruno, che lo rappresenta e  difende  unitamente  all'avvocato CINELLI Maurizio, giusta mandato  a  margine
del ricorso;

ricorrente –

contro

G.R., SERIT S.P.A.;

intimati –
 
avverso  la  sentenza  n. 621/2005 della CORTE D'APPELLO  di  ANCONA, depositata il 03/01/2006 R.G.N. 492/04;
udita  la  relazione  della causa svolta nella pubblica  udienza  del  31/03/2009 dal Consigliere Dott. ROSELLI Federico;
udito l'Avvocato SCONOCCHIA Bruno;
udito  il  P.M.  in persona del Sostituto Procuratore Generale  Dott.  NARDI  Vincenzo,  che ha concluso per il rigetto  del  primo  motivo, accoglimento del secondo.

OSSERVA

Ritenuto che con sentenza del 3 gennaio 2006 la Corte d'appello di Ancona, in parziale riforma della decisione emessa dal Tribunale di Pesaro e per quanto qui ancora interessa, accoglieva l'opposizione proposta da G.R. contro una cartella esattoriale notificatagli dagli s.p.a. Serit per omesso versamento di contributi previdenziali dovuti alla Cassa italiana di previdenza ed assistenza dei geometri liberi professionisti relativamente all'anno 1988;
che la Corte d'appello ravvisava la competenza territoriale del Tribunale di Pesaro, nel cui circondario il professionista risiedeva, ai sensi dell'art. 444 c.p.c., comma 1;
che il credito della Cassa era prescritto poichè il termine decennale, di cui alla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 3, comma 9, lett. a), si era ridotta a cinque anni, non essendovi stati atti interruttivi nè essendo iniziate "procedure nel rispetto della normativa preesistente" (L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 3, comma 10);
che contro questa sentenza ricorre per cassazione la Cassa mentre il G. e la s.p.a. Serit non si sono costituiti.
Considerato che col primo motivo la ricorrente lamenta la violazione dell'art. 444 c.p.c., sostenendo la competenza territoriale del Tribunale di Roma, nel cui circondario ha sede il suo ufficio (art. 444 c.p.c., comma 3);
che il motivo non è fondato poichè il primo comma dell'art. 444 c.p.c., il quale attribuisce la competenza per le cause previdenziale al tribunale di luogo di residenza dell'attore, si applica anche quando questi sia un lavoratore autonomo, invece che subordinato, mentre il terzo comma, dettato per le controversie relative agli obblighi del "datore di lavoro" è di stretta interpretazione (cass. 11 aprile 2007 n. 9113, 23 dicembre 2008 n. 30121);
che col secondo motivo la ricorrente deduce la violazione della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 10, e L. n. 773 del 1972, art. 19, negando la trasformazione del termine di prescrizione del diritto alla contribuzione previdenziale da dieci a cinque anni, poichè nel caso di specie era iniziata a carico del contribuente una procedura di recupero dei contributi, attraverso una nota emessa dal Ministero delle finanze e concernente i redditi professionali del contribuente ed inoltre dagli atti di causa risultavano "accordi presi per le vie brevi" da Ministero e Casa;
che il motivo non è fondato;
che la L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 10, il quale dispone l'abbreviazione del termine di prescrizione del diritto ai contributi previdenziali da dieci a cinque anni "fatta eccezione per i casi ...
di procedure iniziate nel rispetto della normativa preesistente "si riferisce a procedure iniziate contro il contribuente dagli enti previdenziali titolari del credito, con esclusione di iniziative assunte da soggetti diversi (cass. 9 settembre 2005, 8 settembre 2006 n. 19282);
che pertanto la detta abbreviazione non può essere stata evitata da atti compiuti dal Ministero delle finanze invece che dalla Cassa di previdenza, mentre inammissibile perchè generico è il riferimento ad "accordi per le vie brevi" da essa stipulati;
che, rigettato il ricorso, sulle spese non si provvede poichè gli intimati non si sono costituiti.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese.
Così deciso in Roma, il 31 marzo 2009.

Depositato in Cancelleria il 14 maggio 2009
 
 

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