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Cass. Civ. Sez. Lav. n. 17505/2008

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LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:                           
Dott. SENESE         Salvatore                     -  Presidente   -
Dott. FIGURELLI      Donato                      -  Consigliere  -
Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio            -  Consigliere  -
Dott. CUOCO          Pietro                           -  rel. Consigliere  -
Dott. MAIORANO       Francesco Antonio -  Consigliere  -
ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:
B.B., elettivamente domiciliato in ROMA  VIALE  PARIOLI 95,   presso   lo   studio   dell'avvocato  EPIFANI   BIANCA   MARIA, rappresentato e difeso dagli avvocati PALMA LUIGI, giusta  procura  a margine  del  ricorso  e  PANNONE OTTAVIO, nominato  in  aggiunta  al precedente  difensore  giusta procura atto Notar  EMILIA  LAURITO  di  Trebisacce del 14/11/05 rep. n. 62631;

ricorrente –

contro

CASSA  ITALIANA  DI  PREVIDENZA  E  ASSISTENZA  DEI  GEOMETRI  LIBERI PROFESSIONISTI,  in  persona del legale rappresentante  pro  tempore, elettivamente domiciliata in ROMA VIA GREGORIO VII N. 108, presso  lo studio  dell'avvocato SCONOCCHIA BRUNO, che la rappresenta e  difende unitamente all'avvocato CINELLI MAURIZIO, giusta delega in atti;

controricorrente –

avverso  la   sentenza n. 1100/04 della Corte d'Appello di  CATANZARO, depositata il 16/10/04 R.G.N. 1401/02;
udita  la  relazione  della causa svolta nella pubblica  udienza  del  21/02/08 dal Consigliere Dott. CUOCO Pietro;
udito l'Avvocato SCONOCCHIA BRUNO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.  LO  VOI Francesco, che ha concluso per l'accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso del 6 giugno 2000 il geometra B.B., esponendo che egli godeva di pensione di anzianità dal 1 novembre 1992 e che la CASSA ITALIANA PREVIDENZA GEOMETRI con Delib. 22 dicembre 1997, aveva dichiarato che con effetto dal 1 gennaio 1998 la pensione di anzianità era incompatibile con qualsiasi attività anche occasionale di lavoro autonomo e gli aveva sospeso la pensione, chiese che il Tribunale di Castrovillari dichiarasse l'illegittimità di tale atto e condannasse la stessa CASSA al pagamento delle mensilità non percepite, con rivalutazione ed interessi.
Il Tribunale respinse la domanda.
Con sentenza del 16 ottobre 2004 la Corte d'Appello di Catanzaro respinse l'impugnazione.
Osserva il giudicante che è da distinguere fra diritto alla pensione (condizionato a requisiti di iscrizione e contribuzione) e diritto all'erogazione della prestazione, condizionato all'insussistenza di particolari situazioni di incompatibilità.
Con la sua delibera la CASSA non aveva modificato il requisito di iscrizione e contribuzione, bensì il diritto all'erogazione della prestazione, che non resta insensibile ad eventuali modifiche successive (mancata iscrizione in altri albi professionali, mancata prestazione di lavoro autonomo).
La modifica deve trovare applicazione nei riguardi di tutti i beneficiari, "a prescindere dall'epoca, antecedente o successiva al 1 gennaio 1998, di decorrenza del trattamento pensionistico: ciò, sia per rendere uniforme il trattamento nei riguardi di tutti i beneficiari, e sia perchè risultano rispettati i limiti della ragionevolezza (equilibrio di bilancio e stabilità della gestione) e della temporaneità della privazione, limitata al tempo di permanenza della causa di incompatibilità".
Per la cassazione di questa sentenza B.B. propone ricorso, articolato in un unico motivo; la CASSA PREVIDENZA ASSISTENZA GEOMETRI resiste con controricorso. Il B. ha presentato memoria

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Denunciando per l'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, violazione e falsa interpretazione dell'art. 10 preleggi e ss., e dell'art. 3 del Regolamento della CASSA GEOMETRI, il ricorrente sostiene che:
1. a. in applicazione del principio fissato dall'art. 10 preleggi e ss., il Regolamento entrato in vigore il 1 gennaio 1998 non può avere efficacia retroattiva;
1. b. la distinzione fra requisiti per la pensione e requisiti per la prestazione è artificiosa; l'applicazione della nuova normativa si risolve in una negazione della pensione;
1. c. la modifica incide sulle condizioni di vita dell'iscritto; egli aveva chiesto la pensione di anzianità in quanto svolgeva attività autonoma (conformemente ai requisiti al tempo vigenti);
1. d. a differenza della previdenza di altre categorie (coltivatori diretti, artigiani.....) nelle quali sussiste l'intervento dello Stato, la pensione dei geometri liberi professionisti è costituita con la sola contribuzione versata dal professionista iscritto.
2. Il motivo è fondato. Come affermato da questa Corte, l'ente previdenziale debitore del diritto alla pensione di anzianità, non può, con atto unilaterale, regolamentare o negoziale, ridurne l'importo, tanto meno adducendo ragioni finanziarie, poichè ciò lederebbe l'affidamento del pensionato, tutelato dall'art. 3 Cost., comma 2, nella consistenza del proprio diritto (Cass. 7 giugno 2005 n. 11792).
Ciè è a dirsi anche per la modifica dei requisiti d'accesso. A tal fine è da richiamare (anche attraverso Cass. 7 giugno 2005 n. 11792) il pensiero della Corte costituzionale, che ritiene illegittima la norma che violi "l'affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica, quale elemento essenziale dello Stato di diritto" (Corte cost. 10 febbraio 1993 n. 39; 26 gennaio 1994 nn. 6 e 16; Corte cost.28 febbraio 1997 n. 50; Corte cost. 27 dicembre 1997 n. 432, Corte cost. 22 dicembre 2000 n. 525).
Ed invero, la pensione di anzianità, a differenza della pensione di vecchiaia, è determinata da una scelta, che, nell'individuale bilancio di colui che l'attua, comprende anche la (irreversibile) rinuncia al diritto (particolarmente tutelato anche dall'art. 4 Cost.) di continuare a lavorare (prestando l'attività precedentemente svolta).
Quando la norma vigente al tempo del pensionamento consente il successivo svolgimento d'un diverso specifico lavoro, la rinuncia è compensata da questo diverso lavoro. In tale ipotesi, la pensione di anzianità, che prima del pensionamento costituisce un'aspettativa, con il pensionamento diventa diritto acquisito, anche attraverso questa rinuncia.
In tal modo, il diritto alla conservazione della pensione di anzianità comprende in sè il diritto alla conservazione della complessiva situazione normativamente prevista per il pensionamento.
Ed in questa situazione assume giuridica rilevanza, oltre agli aspetti strettamente economici, anche (quando la norma vigente lo prevede) il diritto di svolgere un diverso lavoro.
Nei confronti di colui che sia in godimento della pensione di anzianità costituitasi nella normativa compatibilità del diritto alla pensione con il diritto al successivo svolgimento di lavoro autonomo, l'introduzione d'una normativa incompatibilità della pensione con questo svolgimento lede il predetto diritto.
Nè ad escludere questa lesione è sufficiente distinguere fra diritto alla pensione (che, condizionato solo a requisiti di iscrizione e contribuzione, permarrebbe immutato) e diritto all'erogazione della prestazione (che, condizionato all'insussistenza di particolari situazioni di incompatibilità, cesserebbe).
Ed invero, poichè il diritto acquisito con la pensione di anzianità comprende sia la prestazione della pensione che il diritto di svolgere contestualmente il lavoro autonomo, l'incidenza dell'introdotta incompatibilità limita comunque il diritto del pensionato: la prestazione (ove il pensionato intenda continuare a lavorare) o (alternativamente) il lavoro (ove il pensionato intenda continuare a godere della pensione).
3. E' da aggiungere che in tema di potestà normativa degli enti previdenziali privatizzati, le disposizioni in tema di privatizzazione dei soggetti gestori di forme obbligatorie di previdenza ed assistenza (D.Lgs. n. 509 del 1994, artt. 2 e 3), non hanno attribuito agli enti il potere di incidere sulla disciplina sostanziale di tali assicurazioni (Corte cost. n. 248 del 1995 e n. 15 del 1999), nè sulla normativa in materia di contributi e prestazioni, salvo i poteri di cui essi, eventualmente, già disponessero, sulla base della precedente normativa. E gli incisivi poteri attribuiti (per la garanzia di stabilità di bilancio dei predetti enti) dalla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 3, comma 12, in materia di contributi e prestazioni, quali si evincono dal riferimento alla "riparametrazione dei coefficienti di rendimento o di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico, nel rispetto del principio del pro rata, in relazione alle anzianità già maturate rispetto all'introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti", riguardano i criteri di determinazione della misura dei trattamenti pensionistici e non anche i requisiti per l'accesso ai medesimi o per la loro concreta fruizione. Nè tale conclusione è smentita dalla successiva disposizione del cit. comma in materia di pensionamenti anticipati di anzianità, per i quali è prevista, con efficacia non retroattiva, l'estensione di disposizioni sui requisiti minimi di età e contribuzione di cui alla citata L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 1 commi 17 e 18, (Cass. 5 aprile 2005 n. 7010).
Poichè l'indicata incompatibilità fra pensione di anzianità e lavoro autonomo, applicata nei confronti dei pensionati, determinerebbe la lesione d'un loro diritto (per un caso analogo, riferito alla riduzione dell'importo della pensione di anzianità, Cass. 7 giugno 2005 n. 11792), la clausola della delibera, nella parte che espressamente disponga questa incompatibilità, sarebbe invalida.
Ed ove espressa specificazione in tal senso non contenga, pur nell'ovvia inapplicabilità dell'invocato principio di irretroattività ex art. 11 preleggi e tuttavia per il principio di ragionevolezza (art. 3 Cost.: Cass. 7 giugno 2005 n. 11792) nonchè di conservazione (immanente all'ordinamento: agli atti legislativi - in base ad un'interpretazione costituzionalmente orientata: Corte cost. n. 207 del 2007 - ed agli atti negoziali - fra gli altri, artt. 1369, 1419, 1420 c.c.), è da ritenere che la delibera disciplini solo il rapporto di coloro che ancora non hanno avuto ingresso al pensionamento.
4. E' pertanto da affermare quanto segue.
"La delibera d'un ente che disponga l'incompatibilità della pensione di anzianità con qualsiasi attività anche occasionale di lavoro autonomo, non ha efficacia retroattiva (sulle pensioni in essere), ed è applicabile solo nei confronti di coloro che accedono alla pensione di anzianità dopo la delibera".
5. Ciò, nel caso in esame. La Delib. approvata il 22 dicembre 1997, dalla CASSA ITALIANA PREVIDENZA GEOMETRI, che, modificando il Regolamento dispose che con effetto dal 1 gennaio 1998 "la pensione di anzianità è incompatibile con qualsiasi altra iscrizione ad Albi professionali e con qualsiasi attività di lavoro dipendente o autonomo anche di natura occasionale", è da interpretarsi nel senso che il nuovo limite introdotto è applicabile solo nei confronti di coloro che accedono alla pensione di anzianità dopo la delibera.
6. Il ricorso deve essere accolto.
La sentenza deve essere conseguentemente cassata.
7. Non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, in applicazione dell'art. 384 c.p.c., deve essere decisa nel merito, dichiarando l'illegittimità del procedimento con cui la CASSA ITALIANA PREVIDENZA GEOMETRI ha sospeso l'erogazione della pensione di anzianità a favore di B.B., e condannando la stessa CASSA al pagamento delle mensilità non percepite, oltre alla maggior somma fra rivalutazione ed interessi sulle relative somme".
8. La resistente deve essere condannata al pagamento delle spese dell'intero processo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata; decidendo nel merito, dichiara l'illegittimità del procedimento con cui la CASSA ITALIANA PREVIDENZA GEOMETRI ha sospeso l'erogazione della pensione di anzianità a favore di B.B.; condanna la parte resistente al pagamento delle mensilità non percepite, oltre alla maggior somma fra rivalutazione ed interessi sulle relative somme: condanna la CASSA ITALIANA PREVIDENZA GEOMETRI al pagamento delle spese dell'intero processo, liquidate in Euro 120,00, per diritti ed Euro 600,00, per onorario per il primo grado, Euro 200,00, per diritti ed Euro 800,00, per onorario per il secondo grado; ed Euro 24,00, oltre ad Euro 1.500,00, per le spese del giudizio di legittimità, oltre alle spese generali e ad IVA e CPA come per legge.
Così deciso in Roma, il 21 febbraio 2008.

Depositato in Cancelleria il 26 giugno 2008
 
 

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