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2009 Nuovi arresti della Suprema Corte sull'autonomia normativa

L'Avvocato Anna Campilii che, da anni, si occupa professionalmente di cause vertenti sugli ambiti dei poteri normativi degli enti previdenziali privatizzati in controversie vertenti su diritti di professionisti incisi da provvedimenti ritenuti esorbitanti dai limiti di legge fornisce una sintetica ma accurata ricostruzione dei principali nodi problematici sciolti dai recenti arresti dalla Suprema Corte (Cass. Civ. nn 24202, 25211, 25212 25029, 25030, 25301, del 2009 )

 

2.- APPLICABILITA’ DEL PRO RATA
La sentenza della Corte di cassazione n. 25029/09 afferma:
““Il necessario rispetto del principio del pro rata contenuto nel ricordato art. 3, comma 12, legge n. 335/95, indica chiaramente che i provvedimenti adottandi dalle Casse di previdenza "allo scopo di assicurare riequilibrio di bilancio" devono garantire l'intangibilità degli effetti derivanti, per gli assicurati le cui prestazione pensionistiche non siano state ancora acquisite, delle quote di contribuzione già versate e, quindi, della misura delle prestazioni potenzialmente maturate in itinere”.
La sentenza della Corte di cassazione n. 24202/09, sia pure su una questione concernente la Cassa forense, ha enunciato il seguente principio: "I lavoratori iscritti ad enti previdenziali privatizzati -nel caso di successione, durante il periodo di iscrizione, di sistemi diversi di calcolo della pensione- hanno diritto , in ossequio al principio del pro rata, ad altrettante quote di pensione, da calcolare, in relazione a ciascun periodo dell'anzianità maturata, secondo il sistema rispettivamente in vigore.
La Corte, così decidendo, consapevolmente si discosta dal proprio precedente in senso contrario (Cass. n. 14701 del 25 giugno 2007), che perviene alla conclusione -che non pare, tuttavia, sorretta da alcuna base giuridica- secondo cui il principio del pro rata "deve intendersi fatto dal legislatore con riferimento ai parametri suscettibili di frazionamento nel tempo e di separata valutazione in relazione ai periodi temporali di vigenza di diverse normative" con la conseguenza che non sarebbe "applicabile al sistema di calcolo della pensione, che non è suscettibile di frazionamento, (in quanto) può avvenire esclusivamente al momento dell'accoglimento della domanda di pensionamento e deve essere eseguito secondo le norme in vigore in quel momento".
Tale orientamento è da condividere, in quanto la sentenza Cass. 14701 aveva affermato he il pro rata “non è previsto da alcuna norma di legge”. Ma, al contrario, in aggiunta alla totalizzazione, esistono almeno quattro casi di pro rata, legislativamente attuati dal diritto interno.
- Il primo caso in ordine di tempo è quello introdotto dalla cd. “Legge Amato” approvata con Dlgs 503/1992, art. 13, secondo cui la quota A) di pensione maturata per gli assicurati fino al 31 dicembre 1992 è calcolata in base alla media retributiva degli ultimi cinque anni, mentre la quota B), relativa all’anzianità contributiva maturata dal 1° gennaio 1993, viene calcolata in base ad una media reddituale crescente, che ha raggiunto i 10 anni nel 2001.
- Il secondo caso è quello, già menzionato dalla sentenza Cass. 22240/04 e previsto dalla “Legge Dini” n. 335/95 art. 1 comma 12, delle pensioni soggette al sistema “misto” di liquidazione con sistema reddituale e con sistema contributivo, applicabile agli assicurati con anzianità inferiore ai 18 anni al 31.12.1995.
- Il terzo caso è quello disciplinato dalla legge n. 549/95, art. 1 comma 70, che ha cristallizzato l’importo del trattamento minimo maturato presso le gestioni soppresse, facendo salve le quote di pensione corrispondenti alle anzianità assicurative acquisite anteriormente alla soppressione.
- Il quarto caso è quello previsto dal Dlgs 164/1997, interpretato autenticamente dal DL 249/2004 convertito in L. 291/04 (art. 1-quater, comma 2), che consente agli iscritti nel “fondo volo” di liquidare in pro rata la pensione più elevata maturata fino al 31.12.1997, quando l’indennità di volo computabile nella media pensionabile fu praticamente ridotta del 50%.
Come si vede, il modo di applicare il pro rata consiste esattamente nell’operazione che la sentenza Cass. 1471/2007 ritiene impossibile, e cioè nello “ spezzare l'intero periodo contributivo in più tronconi, eseguire separati conteggi per ciascun periodo secondo i criteri di calcolo in quel tempo vigenti e poi sommare i risultati”.
Del resto, la prassi di applicare il pro rata è seguita anche dalla CNPR, la quale (quando vuole) lo sa applicare e ritiene frazionabile l’anzianità assicurativa, come risulta dai documenti che essa produce in giudizio, relativi al prospetto di liquidazione della pensione di ciascun ricorrente, dove che la Cassa attribuisce due pro rata: quello di tipo reddituale, denominato “quota A” e quello contributivo, denominato “quota B”. Inoltre, il pro rata reddituale denominato “quota A” risulta, a sua volta, da due “pro rata”: quello maturato fino al 1997 (con più elevate aliquote di rendimento e senza “tetto”) e quello maturato dal 1998 al 2003 (con aliquote di rendimento ridotte e limitato dal “tetto”).

3.- IRRILEVANZA DEL COMMA 763.
Anche la nota questione relativa all’interpretazione della legge 296/06, articolo unico, comma 763, ultimo periodo, è stata decisa dalla Corte di cassazione in senso favorevole ai ricorrenti in relazione a 6 cause concernenti il contributo di solidarietà applicato ai dottori commercialisti ed ai ragionieri (sentenze del 2009 numeri 25029, 25211, 25301, 25300, 25030, 25212).
Si legge infatti nella sentenza n. 25029/09:
… La previsione ivi contenuta [sc. comma 763, ultimo periodo], secondo cui "Sono fatti salvi gli atti e le deliberazioni in materia previdenziale adottati dagli enti di cui al presente comma ed approvati dai Ministeri vigilanti prima della data di entrata in vigore della presente legge", non sta ad indicare che tali atti, sol perché già adottati, siano legittimi, ma si limita a garantirne la perdurante efficacia anche alla luce delle modificazioni intervenute, sempreché gli stessi siano stati assunti nel rispetto della legge; il che, quanto al caso di specie, deve appunto essere escluso (poiché l'art. 3, comma 12, legge n. 335/95 permette agli enti previdenziali privatizzati -attraverso la variazione delle aliquote contributive, la riparametrazione dei coefficienti di rendimento e di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico- di variare gli elementi costitutivi del rapporto obbligatorio che li lega agli assicurati, ma non permette agli stessi di sottrarsi in parte all'adempimento, riducendo l'ammontare delle prestazioni attraverso l'imposizione di contributi di solidarietà).
Pertanto la salvezza degli atti e delle deliberazioni già adottati, disposta nell'art. 1, comma 763, legge n. 296/06, riguarda il primo genere di provvedimenti, specificamente ed eventualmente difformi dall'art. 3 legge n. 335/95, ma non sana gli atti di riduzione delle prestazioni già concesse.
La stessa ricorrente esclude del resto che il comma 763 cit. abbia attuato una salvaguardia indiscriminata delle deliberazioni già assunte dagli enti (vedi anche Corte Cost., n. 263/2009)”.
Secondo la Corte di cassazione, dunque, il comma 763 si limita a prorogare l’efficacia delle delibere, legittimamente assunte, rientranti nella competenza dell’autonomia normativa concessa alle Casse professionali privatizzate, competenza che è circoscritta agli elementi costitutivi del rapporto obbligatorio che le lega agli assicurati; ma (con riferimento alla fattispecie decisa del contributo di solidarietà applicato a pensioni da tempo liquidate) non potrebbe comunque prorogare l’efficacia della delibera che ha disposto l’inadempimento delle obbligazioni inerenti alle prestazioni già concesse, le quali sono sempre estranee alla competenza normativa degli organi sociali.
Le delibere della CNPR, recepite nelle norme regolamentari, si riferiscono agli iscritti (che sono, tecnicamente, “assicurati”, a differenza dei pensionati) e quindi rientrano, quanto alla tipologia, fra i provvedimenti di competenza della CNPR, ma non sono state assunte legittimamente, in quanto hanno violato il principio del pro rata.
Il coefficiente di neutralizzazione, inoltre, viola la riserva di legge ex art. 23 Cost., che concerne le prestazioni patrimoniali, essendo stato imposto sulla “quota A” della pensione già previamente determinata in base a regole proprie.

                                                                                      Avv. Anna Campilii

 





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