Il portale della previdenza dei professionisti

logo-old.png
jfw_prefett_500x64_small.gif
Home arrow Ricerca Giuridica arrow Impugnativa licenziamento nuovi termini
Impugnativa licenziamento nuovi termini
Argomenti correlati
 
 
 
 
 
 
licenziamento lavoratrice madre 

 


Con il collegato lavoro è stato previsto l'onere di impugnativa giudiziale del licenziamento entro il termine di decadenza di 270 giorni

Con l'art. 32 della recentissima L. 4 novembre 2010, n 183, il Legislatore ha previsto che, salvo il confermato onere di impugnativa stragiudiziale del licenziamento nel termine decadenziale di sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione del licenziamento medesimo o dei motivi ove non contestuale, in ogni ipotesi di invalidità del licenziamento, il lavoratore sia altresì onerato, entro il termine decadenziale di 270 giorni a proporre l'impugnativa giudiziale del licenziamento o a formnulare la richiesta di tentativo obbligatorio di conciliazione. In tale ultima ipotesi, il lavoratore dovrà proporre il ricorso in giudizio decorsi sessanta giorni dalla mancata conciliazione o dal ricevimento della comunicazione datoriale di rifiuto di partecipare al tenativo conciliativo.
Resta da richiamare la recente sentenza delle SSUU che, in materia di impugnativa del licenziamento, ha precisato come il rispetto del termine decadenziale imponga che, entro il termine legislativamente prefissato, debba essere spedita l'impugnativa, non essendo necessario che la stessa sia anche riucevuta dalla parte datoriale.


art. 32 della L. n. 183 del 4 novembre 2010

Art.32
Decadenze e disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo determinato

1. Il primo e il secondo comma dell'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, sono sostituiti dai seguenti:
«Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch'essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso.
L'impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di duecentosettanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilità di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l'arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l'accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo».
2. Le disposizioni di cui all'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano anche a tutti i casi di invalidità del licenziamento.
3. Le disposizioni di cui all'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano inoltre:
a) ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla legittimità del termine apposto al contratto;
b) al recesso del committente nei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, anche nella modalità a progetto, di cui all'articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile;
c) al trasferimento ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile, con termine decorrente dalla data di ricezione della comunicazione di trasferimento;
d) all'azione di nullità del termine apposto al contratto di lavoro, ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e successive modificazioni, con termine decorrente dalla scadenza del medesimo.
4. Le disposizioni di cui all'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, si applicano anche:
a) ai contratti di lavoro a termine stipulati ai sensi degli articoli 1, 2 e 4 del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore della presente legge, con decorrenza dalla scadenza del termine;
b) ai contratti di lavoro a termine, stipulati anche in applicazione di disposizioni di legge previgenti al decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, e già conclusi alla data di entrata in vigore della presente legge, con decorrenza dalla medesima data di entrata in vigore della presente legge;
c) alla cessione di contratto di lavoro avvenuta ai sensi dell'articolo 2112 del codice civile con termine decorrente dalla data del trasferimento;
d) in ogni altro caso in cui, compresa l'ipotesi prevista dall'articolo 27 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, si chieda la costituzione o l'accertamento di un rapporto di lavoro in capo a un soggetto diverso dal titolare del contratto.
5. Nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un'indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell'articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604.
6. In presenza di contratti ovvero accordi collettivi nazionali, territoriali o aziendali, stipulati con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, che prevedano l'assunzione, anche a tempo indeterminato, di lavoratori già occupati con contratto a termine nell'ambito di specifiche graduatorie, il limite massimo dell'indennità fissata dal comma 5 è ridotto alla metà.
7. Le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 trovano applicazione per tutti i giudizi, ivi compresi quelli pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge. Con riferimento a tali ultimi giudizi, ove necessario, ai soli fini della determinazione della indennità di cui ai commi 5 e 6, il giudice fissa alle parti un termine per l'eventuale integrazione della domanda e delle relative eccezioni ed esercita i poteri istruttori ai sensi dell'articolo 421 del codice di procedura civile.
 




Segnala su OK Notizie!Reddit!Del.icio.us! Facebook!
 
faccialibrodef.jpg



mod_vvisit_countervisite oggi756
mod_vvisit_counterDal 12/06/0914921570

domiciliazioniprevprof.jpg

      SCAPPO IN BRASILE...
       www.ideabrasile.it

bannerprevprof.jpg

 

cerca ancora nel sito

Ricerca personalizzata

Cerca Professionisti