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La retribuzione minima nei contratti a progetto

La retribuzione nei contratti a progetto non può essere determinata in misura inferiore ai minimi dei contratti collettivi dei lavoratori dipendenti...anche con riferimento ai pregressi rapporti di lavoro a progetto?
 
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L'art. 1 comma 23 lettera c della Legge n 92 del 2012 (c.d. Riforma Fornero) è intervenuto sulla disciplina del compenso relativo ai rapporti di lavoro a progetto. In particolare è stato espressamente incluso il riferimento ai minimi della contrattazione collettiva di riferimento e, in assenza di questa, ai minimi dei contratti collettivi per il lavoro subordinato applicati, nel settore di riferimento, alle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto.

Il successivo comma 25 stabilisce che le disposizioni di cui ai commi 23 e 24 si applicano ai contratti di collaborazione stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge.

L'innovazione del comma 23 lettera c consiste nell'individuare un parametro minimo per la determinazione della retribuzione sufficiente dovuta con riferimento ad un rapporto di lavoro a progetto in quanto già la previgente norma prevedeva la necessità che il compenso fosse proporzionale alla quantità e qualità del lavoro eseguito.
 
La norma che sancisce la necessaria proporzionalità della retribuzione alla quantità e qualità del lavoro eseguito è, poi, nient'altro che la traduzione normativa del principio di cui all'art. 36 Cost che, nell'ambito dei rapporti di lavoro subordinato, in combinato disposto con l'art. 2099 cc, ha dato la stura alla prassi giurisprudenziale di individuare i minimi della contrattazione collettiva di riferimento quale parametro per l'individuazione giudiziale equitativa della retribuzione proporzionata e sufficiente del lavoratore ex art. 36 cost.
 
Sulla base di tali coordinate normative è doveroso porsi l'interrogativo se l'innovato art. 63 del D.Lgs. n 276 del 2003 che prevede espressamente, in caso di assenza di una contrattazione collettiva di categoria, l'utilizzabilità della contrattazione collettiva dei lavoratori dipendenti ai fini dell'individuazione della retribuzione minima del lavoratore a progetto, possa trovare applicazione retroattiva dando la stura ad un probabile contenzioso di vaste proporzioni.  

La norma transitoria di cui al comma 25 parrebbe escludere un'ipotetica applicazione retroattiva del comma 23 in quanto stabilisce che: "...Le disposizioni di cui ai commi 23 e 24 si applicano ai contratti di collaborazione stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge".

Tuttavia, come già chiarito, nell'ambito del lavoro dipendente nessuna norma imponeva il riferimento alla contrattazione collettiva per l'individuazione del parametro giudiziale per la determinazione della giusta retribuzione ex art. 36 Cost ed abbiamo già fatto cenno al fatto che fu proprio la prassi pretoria a sancire il costante riferimento giudiziale ai minimi della contrattazione collettiva di categoria per l'individuazione della retribuzione proporzionata e sufficiente dei lavoratori dipendenti ex art. 36 Cost.
 
Ciò non può non lasciare aperta la strada all'uso giudiziale del nuovo parametro legale in via equitativa, per la determinazione della retribuzione proporzionata e sufficiente in relazione ai rapporti di lavoro a progetto già in corso o esauriti.

Parrebbe, anzi, irragionevole che un parametro minimo della retribuzione proporzionata e sufficiente possa valere solo con riferimento alle future collaborazioni a progetto e debba invece escludersi per i rapporti pregressi, con riferimento ai quali analogamente veniva disposto l'obbligo che la retribuzione fosse proporzionata alla quantità e qualità del lavoro eseguito.

 
art. 1 comma 23 lettera c della Legge n 92 del 2012



c) l'articolo 63 e' sostituito dal seguente:

«Art. 63
(Corrispettivo) -
1. Il compenso corrisposto ai collaboratori a progetto deve essere proporzionato alla quantita' e alla qualita' del lavoro eseguito e, in relazione a cio' nonche' alla particolare natura della prestazione e del contratto che la regola, non puo' essere inferiore ai minimi stabiliti in modo specifico per ciascun settore di attivita', eventualmente articolati per i relativi profili professionali tipici e in ogni caso sulla base dei minimi salariali applicati nel settore medesimo alle mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati, dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria ovvero, su loro delega, ai livelli decentrati.
2. In assenza di contrattazione collettiva specifica, il compenso non puo' essere inferiore, a parita' di estensione temporale dell'attivita' oggetto della prestazione, alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati nel settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto»;





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