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La rinegoziazione del mutuo di cui all'art. 3 del d.l. n. 93/2008
L'art. 3 d.l. 27 maggio 2008 , n. 93 convertito con l. 24 luglio 2008, n. 126 con riferimento alla rinegoziazione dei mutui, prevede: «1. Il Ministero dell'economia e delle finanze e l'Associazione bancaria italiana definiscono con apposita convenzione, da stipulare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, aperta all'adesione delle banche e degli intermediari finanziari ai sensi dell'articolo 106 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, le modalità ed i criteri di rinegoziazione...dei mutui a tasso variabile stipulati per l'acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell'abitazione principale anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto...2. La rinegoziazione assicura la riduzione dell'importo delle rate del mutuo ad un ammontare pari a quello della rata che si ottiene applicando all'importo originario del mutuo il tasso di interesse come risultante dalla media aritmetica dei tassi applicati ai sensi delcontratto nell'anno 2006. L'importo della rata così calcolato rimane fisso per tutta la durata del mutuo. 3. La differenza tra l'importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originariamente previsto e quello risultante dall'atto di rinegoziazione è addebitata su di un conto di finanziamento accessorio regolato al tasso che si ottiene in base all'IRS a dieci anni, alla data di rinegoziazione, maggiorabile fino ad un massimo di uno spread dello 0,50 annuo.4. Nel caso in cui, successivamente alla rinegoziazione effettuata, la differenza tral'importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originariamente previsto e quello risultante dall'atto di rinegoziazione generi saldi a favore del mutuatario, tale differenza è imputata a credito del mutuatario sul conto di finanziamento accessorio. Qualora il debito del conto accessorio risulti interamente rimborsato l'ammortamento del mutuo ha luogo secondo la rata variabile originariamente prevista. 5. L'eventuale debito risultante dal conto accessorio, alla data di originaria scadenza del mutuo, è rimborsato dal cliente sulla base di rate costanti il cui importo è uguale all'ammontare della rata risultante dalla rinegoziazione e l'ammortamento è calcolato sulla base dello stesso tasso a cui è regolato il conto accessorio purché più favorevole al cliente..."
La rinegoziazione del mutuo, disciplinata dall'art. 3 succitato, muovendo dall'interesse di prevenire fenomeni collettivi di insolvenza appresta un meccanismo di adeguamento concordato del contratto, finalizzato alla modificazione delle rate previste nell'originario piano di ammortamento dei mutui a tasso variabile stipulati per l'acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell'abitazione principale anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto.
Al fine di attuare il procedimento di rinegoziazione dei mutui, in data 19 giugno 2008, è stata siglata la Convenzione ABI-MEF, prevista dal comma 1 dell'art. 3 cit. che, sotto il profilo dell'ambito oggettivo d'applicazione della normativa in tema di rinegoziazione dei mutui, ha precisato che, per abitazione principale, deve intendersi: «quella in cui il proprietario o il coniuge o i parenti entro il terzo grado o gli affini entro il secondo dimorano abitualmente».
Sotto il profilo dei beneficiari, la Convenzione ha precisato che potranno beneficiarne: «anche i mutuatari inadempienti alla data del 28 maggio 2008 rispetto a rate pregresse del mutuo originariamente contratto, purché non sia intervenuta a tale data la risoluzione del contratto».
Dalla lettura del testo normativo, la rinegoziazione del mutuo a tasso variabile ha la precipua funzione di ridurre l'importo della rata, determinandola in una misura fissa per tutta la durata del mutuo, operando sul solo profilo esecutivo del rapporto instaurato, modificando il piano di ammortamento.
Invero, con lo strumento della rinegoziazione del mutuo, il mutuo permane a tasso variabile, con un nuovo piano rateale rinegoziato fisso.
Per quanto concerne la differenza tra l'ammontare della rata originata dalla rinegoziazione del mutuo e quella che sarebbe risultata dal piano di ammortamento dell'originario mutuo a tasso variabile, il comma 5 dell'art 3 cit., dispone l'apertura di un conto di finanziamento accessorio regolato al tasso che si ottiene in base all'IRS (il tasso al quale le Aziende di credito concludono accordi di Swap, con terzi contraenti disposti ad accollarsi il rischio di un improvviso innalzamento dei tassi) a dieci anni alla data di rinegoziazione maggiorabile di uno spread massimo dello 0,50%, sul quale addebitare la eventuale differenza tra l'importo della rata dovuta secondo il piano originario e quella derivante dall'atto di rinegoziazione. 
Ne consegue che il cliente che aderirà alla proposta di rinegoziazione del mutuo dovrà sostenere per l'addebito della differenza tra la rata dell'originario piano d'ammortamento e quella derivante dalla rinegoziazione, un costo complessivo corrispondente, in punto, all'IRS a dieci anni alla data di rinegoziazione, maggiorato dello spread pari o inferiore allo 0,50%.
La rata rinegoziata, dunque, avrà una duplice componente: quella fissa derivante dalla rinegoziazione del mutuo e quella variabile ai tassi del mutuo a tasso variabile che sarà addebitata sul conto di finanziamento accessorio.
Ove la rata rinegoziata risulti superiore a quella del mutuo originario, la differenza sarà posta a credito del conto di finanziamento, nel caso inverso sarà posta a debito. Se il debito del conto di finanziamento, ad una determinata data, risulterà interamente rimborsato, il cliente potrà pagare la rata nella misura risultante dall'originario piano di ammortamento del mutuo a tasso variabile.
Alla scadenza dell'originario piano di ammortamento, ove il conto di finanziamento presenti un saldo passivo, il cliente procederà al rimborso sulla base di rate costanti il cui importo è uguale all'ammontare della rata risultante dalla rinegoziazione e l'ammortamento è calcolato sulla base dello stesso tasso a cui è regolato il conto accessorio purché più favorevole al cliente.
Sotto il profilo della procedura, la rinegoziazione del mutuo dovrebbe avvenire in alcune fasi. La prima di concertazione con la Associazione Bancaria Italiana per la stipulazione della convenzione prevista dal comma 1 dell'art. 3 in esame; la seconda prevede la proposizione da parte delle aziende interessate, entro il previsto termine del 27 agosto 2008, della rinegoziazione del mutuo alla clientela; la terza di accettazione del mutuatario entro il termine di tre mesi dalla comunicazione della stessa.
Sulla base del dato normativo, ladesione, da parte del singolo istituto di credito, alla Convenzione ABI-MEF dovrebbe generare l'obbligo, a carico di tale istituto di formulare la proposta di rinegoziazione del mutuo, con la conseguente applicabilità delle norme di presidio dell'inadempimento. In ogni caso una adesione non seguita dalla formulazione della proposta di rinegoziazione al cliente, potrebbe costituire comportamento contrario al principio di buona fede e correttezza, configurando una responsabilità contrattuale ai sensi degli artt. 1175 e 1375 c.c.





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