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Riabilitazione penale

intervista a

Valerio Silvetti

penalista in Roma

in materia di riabilitazione penale


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la riabilitazione e la non menzione nel casellario 

La riabilitazione è un istituto previsto e disciplinato dal codice penale e di procedura penale. Tale istituto permette di estinguere le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti.

Questo cosa significa?

Significa che la pena principale deve essere stata scontata (indipendentemente dalla forma con cui è stata eseguita o estinta - detenuti nella casa circondariale, sospensione condizionale della pena, amnistia, indulto ecc.) mentre, tutte le pene accessorie e gli effetti penali derivanti dalla condanna saranno estinti permettendo al reo di potersi reinserire nella società, venendo meno ogni tipo di ostacolo. Si tratta quindi della possibilità di recuperare la capacità di esercitare le facoltà giuridiche perdute in seguito alla pena principale, alla pena accessoria e ad ogni altro effetto penale.

Ma cosa e quali sono le pene accessorie e gli effetti penali della condanna che possono estinguersi con la riabilitazione penale?

Le pene accessorie comportano una limitazione di capacità, attività o funzioni e rendono maggiormente afflittiva la pena principale. Seguono di diritto la condanna, tanto che, qualora siano state omesse dall’Organo Giudicante che ha pronunciato la sentenza di condanna possono essere applicate d’ufficio in sede esecutiva, purché determinate ex lege nella loro specie e durata. Le pene accessorie sono codicisticamente individuate e si differenziano a seconda che si tratti di delitti o contravvenzioni. 
Per i delitti sono: interdizione dai pubblici uffici; interdizione da una professione o da un’arte; interdizione legale; interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese; incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione; estinzione del rapporto di impiego o di lavoro; la decadenza o la sospensione dall’esercizio della potestà dei genitori e la pubblicazione della sentenza penale di condanna.
Le pene accessorie per le contravvenzioni, invece, sono: la sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte; la sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e la pubblicazione della sentenza penale di condanna.
Individuate le pene accessorie passiamo agli effetti penali della condanna. Questi comportano limitazioni alla possibilità di godere di determinati benefici o possono aggravare la situazione soggettiva del condannato e non vengono meno, in genere, con il verificarsi delle cause estintive del reato o della pena, ma soltanto con la riabilitazione del condannato.
Rientrano tra gli effetti penali della condanna: l'impossibilità di godere della sospensione condizionale della pena sia per coloro che hanno già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, sia per il delinquente o contravventore abituale o professionale; l'impossibilità di godere della sospensione condizionale della pena da parte di chi ha già goduto l'intero periodo o da parte di chi ha riportato già una certa condanna per altro reato; la c.d. recidiva (ovvero chi, dopo essere stato condannato per un delitto non colposo, ne commette un altro, può essere sottoposto ad un aumento di un terzo della pena da infliggere per il nuovo delitto non colposo); l'acquisizione della qualifica di delinquente abituale, professionale e per tendenza; l'iscrizione del reo al casellario giudiziario; l'impossibilità di partecipare a pubblici concorsi o di esercitare talune attività.
Il venir meno di pene accessorie ed effetti penali permetterà al reo di potersi reinserire nella società senza nessun tipo di ostacolo. Si recuperano tutte le capacità di avere e di esercitare le facoltà giuridiche perdute in seguito alla condanna.
 Attenzione però, perché la riabilitazione, se ottenuta, non ha efficacia retroattiva. Questo, in considerazione di quanto già detto, permette, ad esempio, al soggetto condannato di poter nuovamente concorrere per un nuovo impiego ma non di riottenere il posto di lavoro che aveva prima della condanna.  


Chi può chiedere la riabilitazione?


La domanda di riabilitazione può essere presentata personalmente dall’interessato. Tuttavia, come ricordato nel vademecum (scaricabile dal sito del Tribunale di Sorveglianza di Roma),è quanto mai utile servirsi dell’opera di un avvocato. Invero, l’avvocato, con la sua competenza ed esperienza, aiuterà l’interessato nella presentazione della domanda, degli allegati e della opportuna documentazione. L’avvocato dispone di una apposita formazione che gli consente di dare consigli preziosi affinché la domanda sia accolta e di spiegare quando e perché non può essere accolta. Ancora, se l’interessato si trova in condizioni economiche disagiate, può chiedere di essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato. Tale beneficio è previsto da apposite disposizioni di legge e richiede alcune condizioni inerenti al reddito e una specifica documentazione, come disciplinato dagli articoli 74 e seguenti del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, Testo unico in materia di spese di giustizia, e successive modificazioni. Va ricordato che il patrocinio a spese dello Stato non è ammesso per una serie di reati, tra cui le violazioni tributarie (art. 91 T.U. citato), i reati di associazione mafiosa e di spaccio aggravato di stupefacenti (art. 76, comma 4-bis, T.U. citato). L’Ufficio, se richiesto, fornirà i chiarimenti utili alla presentazione della domanda e della documentazione richiesta.

Qual è la procedura per ottenere la riabilitazione?


Le condizioni necessarie per la concessione della riabilitazione sono il decorso di tre anni (dieci per chi è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza, otto anni per il recidivo aggravato e di un anno nel caso in cui sia stata concessa la speciale sospensione condizionale della pena di un anno) dal giorno in cui la pena principale sia stata eseguita o estinta. Pertanto, se la pena detentiva è stata espiata, il termine inizia a decorrere dall’ultimo giorno di detenzione nella casa circondariale, all’opposto se si è ottenuta la misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale, occorre che sia stata pronunciata la dichiarazione di estinzione della pena (art. 47, comma 12, ordinamento penitenziario). Si ritiene che, in questo caso, il termine decorra dal giorno in cui l’affidamento è terminato positivamente. Invece, se con la condanna si è inflitta una pena pecuniaria, il termine per la riabilitazione decorre dal giorno in cui la multa o l’ammenda è stata pagata; se la pena pecuniaria è stata oggetto di conversione in libertà controllata o lavoro sostitutivo, il termine decorre dal giorno in cui la sanzione è stata eseguita. Infine, non può ottenere la riabilitazione chi è sottoposto a misura di sicurezza, finché la misura non è revocata.
Oltre al decorrere dei sopraindicati termini, il condannato deve aver dato prova di effettiva e costante buona condotta (ma con tale dicitura non si intende la sola assenza di reati o di pendenze penali nel periodo preso in considerazione per la riabilitazione, poiché, all’opposto, si deve dare prova di essere pienamente recuperato alla società fornendo a tal uopo tutte le prove utili) ed aver adempiuto alle obbligazioni civili derivanti dal reato (tramite offerte bilanciate e proporzionate al danno cagionato, salvo il caso in cui si dimostri l’impossibilità di adempierle), oltre al pagamento delle spese di giustizia relative al processo al termine del quale l’interessato è stato condannato (spese non dovute qualora: la pena detentiva applicata non è superiore ai due anni; nel caso di condanna per decreto penale ed infine in caso di patteggiamento) e delle spese del mantenimento in carcere, ove questa vi sia stata.  Per tutte queste spese, salvo quelle inerenti il risarcimento del danno (per le quali il condannato deve dimostrare di aver fatto il possibile per rintracciare la persona offesa e di aver risarcito il danno nella misura a lui possibile) si può chiedere, a determinate condizioni, la remissione del debito. Ad esempio, indipendentemente dal fatto che l'interessato sia stato detenuto o meno, qualora si trovi in disagiate condizioni economiche ed abbia tenuto in libertà o in istituto una regolare condotta, potrà ottenere la remissione del debito, ovvero la rinunzia da parte del creditore ad esigere il credito nei suoi confronti.
Competente a decidere sulla richiesta di riabilitazione penale è il Tribunale di Sorveglianza, salvo il caso in cui si tratti di soggetti minorenni (casi in cui sarà competente il Tribunale dei Minorenni) o in merito agli effetti militari (per i quali sarà competente il Tribunale Militare di Sorveglianza).
Verificatesi le condizioni indicate, il beneficio della riabilitazione penale costituisce un vero e proprio diritto del condannato e pertanto l’Autorità Giudiziaria, ha l’obbligo e non la semplice facoltà di concederla.





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