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La sentenza del trib di Torino in materia di credito al consumo

Tribunale  Torino    sez. III   8 dicembre 2007 (sent.) 

MOTIVI DELLA DECISIONE.

1) Sul merito della causa.
Parte attrice-opponente ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo opposto chiedendo l'accoglimento delle seguenti domande:
«In rito e nel merito: ritenere e dichiarare nullo, di nessun giuridico effetto e quindi revocare il decreto ingiuntivo del Tribunale di Torino (n. 9921/05), reso ad istanza della COMPASS S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, e contro l'odierna opponente sig.ra F.D.;
In via gradata e nel merito: ritenere e dichiarare nullo, di nessun giuridico effetto e, quindi, revocare il decreto ingiuntivo del Tribunale di Torino (n. 9921/05) reso in data 2 novembre 2005 ad istanza della COMPASS S.p.a., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, e contro l'odierna opponente sig.ra F.D., per i motivi e le eccezioni tutte in narrativa.
Assolversi, in ogni denegato caso, la sig.ra F.D. da ogni e qualsiasi pretesa della COMPASS S.p.a., in persona del suo legale rappresentante pro tempore.».
L'opposizione e le predette domande non risultano fondate e, quindi, devono essere rigettate, con integrale conferma del decreto ingiuntivo opposto.

I. Invero, risulta documentalmente provato che nel dicembre 2002 la sig.ra F.D. stipulava con tale società REVLAN S.a.s. un contratto di compravendita avente ad oggetto una camera da letto, al prezzo di euro 4.200,00 (cfr. la copia della proposta di commissione prodotta da parte attrice-opponente sub doc. 1).
Con scrittura privata in data 4 dicembre 2002, la sig.ra F.D., presso i locali della società REVLAN S.a.s. di Grugliasco (TO), richiedeva alla società COMPASS S.p.a. un finanziamento per l'acquisto della predetta «camera da letto», come espressamente crocettato alla voce «bene finanziato» (cfr. la copia del contratto di finanziamento prodotta da parte convenuta - opposta sub doc. 2), in forza di convenzione esistente tra la società REVLAN S.a.s. - venditore convenzionato- e la COMPASS S.p.a. - società finanziatrice.

Precisamente, sottoscrivendo il predetto contratto, la sig.ra F.D. autorizzava espressamente la società COMPASS S.p.a. a erogare direttamente alla REVLAN S.a.s. convenzionata l'importo da liquidare:
• infatti, all'art. 1 del contratto si legge testualmente che «Il richiedente autorizza sin d'ora COMPASS S.p.a. a erogare direttamente al convenzionato l'importo da liquidare»;
• inoltre, sulla prima pagina del contratto, in basso, tra la prima e la seconda firma della sig.ra F.D., quest'ultima delegava espressamente «COMPASS S.p.a. a versare l'importo da liquidare direttamente al convenzionato indicato a lato, ossia la REVLAN S.a.s.»
Approvata la richiesta di finanziamento, la COMPASS S.p.a., autorizzata dalla sig.ra F.D., provvedeva ad erogare l'importo richiesto dalla mutuataria direttamente alla venditrice REVLAN S.a.s. (cfr. la copia del modulo di liquidazione del finanziamento e dell'assegno intestato alla venditrice, prodotta dalla convenuta-opposta sub doc. 2).

È pacifico in causa che la società venditrice REVLAN S.a.s. non provvedeva a consegnare alla sig.ra F.D. i beni mobili oggetto del contratto di compravendita e che in data 21 marzo 2003 tale società veniva dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Torino n. 110 del 2003 (cfr. visura prodotta da parte attrice-opponente sub doc. 3).
È altrettanto pacifico in causa che, conseguentemente, la sig.ra F.D. non provvedeva a rimborsare il finanziamento concesso dalla COMPASS S.p.a.

II. Ciò chiarito, parte attrice-opponente ha eccepito:
• che, in forza di quanto sopra, deve ritenersi risolto il contratto di compravendita concluso con la REVLAN S.a.s. per grave inadempimento della stessa ai sensi dell'art. 1453 c.c.
• che, in forza del collegamento funzionale e negoziale tra il contratto di compravendita ed il contratto di finanziamento, espresso in una forma di subordinazione e di condizionamento reciproco al fine dell'adempimento di una funzione unica della fattispecie negoziale e cioè l'acquisto di un preciso bene come individuato nella clausola di destinazione e/o di scopo inserita nel contratto di finanziamento (bene finanziato: camera da letto), e costituente il regolamento di interessi voluto espressamente dai contraendi, dovrebbe ritenersi risolto anche il contratto di finanziamento de quo;
• che, pertanto, sarebbe venuto meno ogni obbligo della sig.ra F.D. nei confronti della COMPASS S.p.a. e, pertanto, la somma finanziata doveva essere richiesta esclusivamente nei confronti della REVLAN S.a.s., quale unica beneficiaria del finanziamento.
Le suddette eccezioni non risultano fondate.
Non c'è dubbio che la società venditrice REVLAN S.a.s. si sia resa gravemente inadempiente al contratto di compravendita stipulato con la sig.ra F.D., non avendo adempiuto all'obbligazione di consegnare all'acquirente i beni mobili oggetto del contratto, così come previsto dall'art. 1476 n. 1) c.c.
III. Peraltro, si deve innanzitutto osservare la sig.ra F.D. non ha proposto nel presente giudizio alcuna domanda di risoluzione giudiziale del contratto di compravendita a sensi dell'art. 1453 c.c. (né, del resto avrebbe potuto proporla, non essendo la REVLAN S.a.s. parte del presente giudizio).
IV. In secondo luogo, si deve osservare che, come si è detto in precedenza, sottoscrivendo il citato contratto di finanziamento (cfr. doc. 1 di parte convenuta-opposta), la sig.ra F.D. autorizzava espressamente la società COMPASS S.p.a. a erogare direttamente alla REVLAN S.a.s. convenzionata l'importo da liquidare:
• infatti, all'art. 1 delle condizioni generali del contratto si legge testualmente che «Il richiedente autorizza sin d'ora COMPASS S.p.a. a erogare direttamente al convenzionato l'importo da liquidare»;
• inoltre, sulla prima pagina del contratto, in basso, tra la prima e la seconda firma della sig.ra F.D., quest'ultima delegava espressamente «COMPASS S.p.a. a versare l'importo da liquidare direttamente al convenzionato indicato a lato, ossia la REVLAN S.a.s.».
Nel contratto veniva poi specificato che la sig.ra F.D. non poteva opporre alla COMPASS S.p.a. le eccezioni relative al rapporto di compravendita intervenuto tra la REVLAN S.a.s. e la sig.ra D. stessa, incluse quelle relative alla destinazione della somma da parte del convenzionato ed alla consegna del bene e, a tale fine, la COMPASS S.p.a. dichiarava espressamente che non vi era alcun accordo che le attribuissse l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti della REVLAN S.a.s. (cfr. infatti l'art. 5 delle condizioni generali del contratto: «Non possono essere opposte a COMPASS S.p.a. le eccezioni relative al rapporto di compravendita intervenuto tra il Convenzionato e il Richiedente, incluse quelle relative alla destinazione della somma da parte del Convenzionato ed alla consegna del bene. A questo fine COMPASS S.p.a. dichiara che non vi è alcun accordo che le attribuisce l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti del Convenzionato»).
Le predette clausole contrattuali venivano specificamente approvate per iscritto dalla sig.ra F.D. ai sensi dell'art. 1341 c.c. (cfr. infatti la terza sottoscrizione apposta in calce alla richiesta di finanziamento prodotta dalla convenuta-opposta sub doc. 1).
V. Si deve ancora osservare che, contrariamente a quanto sostenuto da parte attrice-opponente, nel caso di specie non possono invocarsi i principi elaborati in dottrina ed in giurisprudenza in tema di «mutuo di scopo», in quanto il contratto di finanziamento oggetto del presente giudizio rientra nella fattispecie del «credito al consumo», disciplinata dagli artt. 40 ss. d.lg. n. 206 del 2005 (Codice del consumo) e dagli artt. 121 ss. d.lg. n. 385 del 1993 («Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia»).
In particolare, l'art. 43 d.lg. n. 206 del 2005 (Codice del consumo) rinvia espressamente ai capi II e III del titolo VI d.lg. n. 385 del 1993 («Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia») e successive modificazioni, nonché agli articoli 144 e 145 del medesimo testo unico per l'applicazione delle relative sanzioni.
Ai sensi dell'art. 121 comma 1 d.lg. n. 385 del 1993 «Per il credito al consumo si intende la concessione, nell'esercizio di un'attività commerciale o professionale, di credito sotto forma di dilazione di pagamento, di finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria a favore di una persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta (consumatore).»
L'art. 124 d.lg. n. 385 del 1993 prescrive poi espressamente il contenuto necessario dei «contratti di credito al consumo» stabilendo, in particolare, al comma 3, che «Oltre a quanto indicato nel comma 2, i contratti di credito al consumo che abbiano a oggetto l'acquisto di determinati beni o servizi contengono, a pena di nullità: a) la descrizione analitica dei beni e dei servizi; b) il prezzo di acquisto in contanti, il prezzo stabilito dal contratto e l'ammontare dell'eventuale acconto; c) le condizioni per il trasferimento del diritto di proprietà, nei casi in cui il passaggio della proprietà non sia immediato.»
Attraverso la suddetta previsione, il legislatore ha voluto evitare che il finanziamento possa essere utilizzato per una funzione diversa da quella propria del settore del credito al consumo.
Dunque, il d.lg. n. 385 del 1993 ha tipizzato la fattispecie contrattuale in questione la quale, conseguentemente, non può essere interpretata diversamente dal testo normativo.
Il legislatore ha poi disciplinato espressamente l'ipotesi dell'inadempimento del fornitore dei beni e/o servizi:
• sia all'art. 125 comma 4 d.lg. n. 385 del 1993, ai sensi del quale «Nei casi di inadempimento del fornitore di beni e servizi, il consumatore che abbia effettuato inutilmente la costituzione in mora ha diritto di agire contro il finanziatore nei limiti del credito concesso, a condizione che vi sia un accordo che attribuisce al finanziatore l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti del fornitore»;
• sia all'art. 42 d.lg. n. 206 del 2005 (Codice del consumo), ai sensi del quale: «Nei casi di inadempimento del fornitore di beni e servizi, il consumatore che abbia effettuato inutilmente la costituzione in mora ha diritto di agire contro il finanziatore nei limiti del credito concesso, a condizione che vi sia un accordo che attribuisce al finanziatore l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti del fornitore. La responsabilità si estende anche al terzo, al quale il finanziatore abbia ceduto i diritti derivanti dal contratto di concessione del credito».
Nel caso di specie, come si è detto, nel contratto di finanziamento veniva specificato che la sig.ra F.D. non poteva opporre alla COMPASS S.p.a. le eccezioni relative al rapporto di compravendita intervenuto tra la REVLAN S.a.s. e la sig.ra D. stessa, incluse quelle relative alla destinazione della somma da parte del convenzionato ed alla consegna del bene e, a tale fine, la COMPASS S.p.a. dichiarava espressamente che non vi era alcun accordo che le attribuissse l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti della REVLAN S.a.s. (cfr. infatti l'art. 5 delle condizioni generali del contratto, specificamente approvato per iscritto ai sensi dell'art. 1341 c.c.: «Non possono essere opposte a COMPASS S.p.a. le eccezioni relative al rapporto di compravendita intervenuto tra il Convenzionato e il Richiedente, incluse quelle relative alla destinazione della somma da parte del Convenzionato ed alla consegna del bene. A questo fine COMPASS S.p.a. dichiara che non vi è alcun accordo che le attribuisce l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti del Convenzionato»).
Dunque, mancando un accordo che attribuisse alla società COMPASS S.p.a. l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti della venditrice REVLAN S.a.s., ai sensi dei citati art. 125 comma 4 d.lg. n. 385 del 1993 e art. 42 d.lg. n. 206 del 2005 (Codice del consumo), la sig.ra F.D. non aveva il diritto di agire contro la COMPASS S.p.a. stessa nei limiti del credito concesso e, dunque, neppure la possibilità di opporre le eccezioni relative al contratto di compravendita, trattandosi della medesima situazione di fatto considerata, rispettivamente, dal lato attivo e da quello passivo.
VI. Del resto, nel caso di specie non sussiste collegamento negoziale tra il contratto di finanziamento e il contratto di compravendita, in quanto le obbligazioni a carico del richiedente il finanziamento, espressamente sancite all'art. 2 delle condizioni generali di contratto, non richiedono la destinazione della somma per una determinata finalità né, in particolare, per l'acquisto dei beni indicati nel frontespizio della richiesta di finanziamento, ma si limitano tout court a prevedere l'obbligo per il richiedente il finanziamento di «rimborsare a COMPASS S.p.a. l'intero importo convenuto».
Inoltre, come si è detto più volte, ai sensi dell'art. 5 delle condizioni generali del contratto «non possono essere opposte a COMPASS S.p.a. le eccezioni relative al rapporto di compravendita» e, coerentemente con tale previsione, il precedente art. 4 stabilisce che «Tutti i pagamenti devono essere eseguiti in favore di COMPASS S.p.a.».
Da tali condizioni generali di contratto, tutte tese a delineare un esclusivo rapporto tra il richiedente il finanziamento e la COMPASS S.p.a., emerge chiaramente l'intento delle parti di escludere un collegamento negoziale tra il contratto di finanziamento e il contratto di compravendita.
Sul punto, possono anche richiamarsi le seguenti pronunce della Cassazione:
• «Affinché possa configurarsi un collegamento negoziale in senso tecnico non è sufficiente un nesso occasionale tra i negozi, ma è necessario che il collegamento dipenda dalla genesi stessa del rapporto, dalla circostanza cioè che uno dei due negozi trovi la propria causa (e non il semplice motivo) nell'altro, nonché dall'intento specifico e particolare delle parti di coordinare i due negozi, instaurando tra di essi una connessione teleologica, soltanto se la volontà di collegamento si sia obiettivata nel contenuto dei diversi negozi potendosi ritenere che entrambi o uno di essi, secondo la reale intenzione dei contraenti, siano destinati a subire le ripercussioni delle vicende dell'altro (enunciando, in fattispecie di mutuo utilizzato per corrispondere il prezzo dell'acquisto di un veicolo, il principio di cui in massima, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza del giudice di merito, di accoglimento dell'opposizione del mutuatario, che aveva rifiutato il pagamento, ingiuntogli, di pagare le rate di mutuo perché l'autovettura non gli era stata consegnata dal venditore, essendo con ciò venuta meno la ragione del finanziamento. La S.C. ha in particolare escluso che la configurabilità di un mutuo di scopo derivasse dal semplice fatto della qualificazione del mutuo in termini di prestito al consumo e dalla circostanza dell'avvenuto versamento della somma dalla banca al venditore su delega irrevocabile del mutuatario; e ciò, tanto più in presenza di una clausola contrattuale che espressamente limitava il ruolo della banca alla erogazione del credito e che riconosceva la totale estraneità di essa al rapporto commerciale con il venditore ed a qualsiasi altro rapporto ad esso collegato, sussistente con terzi)» (cfr. in tal senso: Cass. 8 luglio 2004, n. 12567).
• «In tema di contratto di mutuo finalizzato all'acquisto di un veicolo, è valida la clausola che, pur escludendo in modo palese il collegamento negoziale, faccia gravare sul mutuatario il rischio della mancata consegna del bene. In tal caso il contratto di mutuo rimane estraneo alle vicende che interessano quello di vendita ed il mutuatario, che non riceva il veicolo dal venditore, non può opporre al mutuante l'eccezione di inadempimento per rifiutare di pagare le rate del mutuo.» (cfr. in tal senso: Cass. 24 maggio 2003, n. 8253).
Nel caso di specie, deve pertanto escludersi la sussistenza di un collegamento negoziale tra il contratto di compravendita ed il contratto di finanziamento.
VII. Si deve poi escludere che la clausola di cui al citato art. 5 delle condizioni generali del contratto di finanziamento rivesta natura «vessatoria», non essendo impedito alla sig.ra F.D. né di rivalersi nei confronti della venditrice REVLAN S.a.s., resasi inadempiente all'obbligazione di consegnare i beni oggetto della compravendita, né di opporre alla società COMPASS S.p.a. le eccezioni relative al rapporto contrattuale venutosi a creare tra la società finanziaria e la mutuataria.
Del resto, ai sensi dell'art. 34 comma 3 d.lg. n. 206 del 2005 (Codice del consumo), «Non sono vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di legge ovvero che siano riproduttive di disposizioni o attuative di principi contenuti in convenzioni internazionali delle quali siano parti contraenti tutti gli Stati membri dell'Unione europea o l'Unione europea.».
Nel caso di specie, le condizioni contrattuali in questione e, in particolare, quella di cui all'art. 5, non possono essere considerate vessatorie, in quanto si limitano a riprodurre disposizioni di legge e, nella specie, il citato art. 42 del Codice del consumo.
Infatti, come già precisato, è evidente che la possibilità o meno «di agire contro il finanziatore» in caso di inadempimento del fornitore (così come previsto dall'art. 42 Codice del Consumo) equivale alla «possibilità di opporre le eccezioni relative al contratto di compravendita» (così come previsto dall'art. 5 delle condizioni generali del contratto di finanziamento), trattandosi della medesima situazione di fatto considerata, rispettivamente, dal lato attivo e da quello passivo.
Infine, come si è detto, l'art. 5 delle condizioni generali del contratto è stato approvato specificamente dalla sig.ra F.D. ai sensi dell'art. 1341 c.c.
VIII. Infine, deve rilevarsi l'inammissibilità della produzione dei documenti effettuata da parte attrice-opponente all'udienza in data 7 febbraio 2007, in quanto avvenuta successivamente alla scadenza dei termini perentori assegnati dal Giudice ai sensi dell'art. 184 c.p.c.
Né si ravvisano gli estremi per la rimessione in termini ai sensi dell'art. 184-bis c.p.c., non avendo parte attrice-opponente provato di essere incorsa nella decadenza per una causa ad essa non imputabile, tenuto anche conto che il decreto di rinvio a giudizio prodotto sub doc. 6) risulta emesso in data 2 marzo 2006 e, dunque, molti mesi prima prima della scadenza del termine utile per la sua produzione in giudizio (15 dicembre 2006).
(Omissis).
3) Conclusioni.
I. In conclusione, l'opposizione dev'essere rigettata ed il decreto ingiuntivo opposto integralmente confermato.
II. Le spese processuali devono essere integralmente compensate tra le parti, ai sensi dell'art. 92 comma 2 c.p.c., tenuto conto della sussistenza di giusti motivi, ravvisabili, da una parte, nella particolare natura della causa, implicante complesse questioni di carattere giuridico e, dall'altra parte, nella evidente buona fede della sig.ra F.D., quale emerge dalla lettera inviata alla COMPASS S.p.a. e ricevuta in data 20 febbraio 2003, prodotta da parte attrice-opponente sub doc. 4).





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