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L'associazione di stampo mafioso
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L'associazione di stampo mafioso è prevista e disciplinata dall'art. 416 bis cp che è stato introdotto dal legislatore nel 1982 nell'intento di rendere punibili fattispecie associative non riconducibili nel novero dell'associazione per delinquere semplice di cui all'art. 416 cp.

Al contrario dell'associazione per delinquere semplice, l'associazione di stampo mafioso si caratterizza per le modalità operative dell'associazione più che per la natura delittuosa dei fini.

Questi ultimi potrebbero, anzi, non essere, di per sè, illeciti ma solo in quanto raggiunti con il metodo mafioso fondato sulla condizione di assoggettamento e sulla forza di intimidazione determinati dal vincolo associativo.
 
Ed infatti, secondo quanto statuisce il secondo comma dell'art. 416 bis cp, l'associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e omertà che ne derivano per:
 
commettre delitti;
 
acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o il controllo di attività economiche, di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici;
 
realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sè o per altri;
 
impedire o ostacolare il libero esercizio del voto.
 
La norma, più che descrivere nella materialità la condotta che integra il metodo mafioso, descrive gli effetti che il medesimo produce essendo fondato, più che su singoli e ben determinati atti, sul prestigio criminale di cui gode il sodalizio.
 
Tra i problemi maggiormente dibattuti in giurisprudenza con riferimento all'associazione di stampo mafioso, così come per tutte le altre fattispecie associative, vi è quello relativo alla configurabilità di un concorso esterno ex art. 110 cp.
 
Nel caso di specie, il problema, poi, appariva ulteriormente complicato dalla positiva ed espressa previsione di una serie di ipotesi di contiguità all'associazione mafiosa che, a parere di una parte degli interpreti, avrebbe significato che il Legislatore aveva inteso disciplinare in guisa specifica tutte le forme di contiguità punibili (si pensi al patto di scambio tra voti e favori disciplinato dal terzo comma dell'art. 416 ter cp, o all'aggravante  del delitto di favoreggiamento personale prevista dall'art. 378 cp o all'aggravante specifica della commissione di delitti finalizzati all'agevolazione delle attività dell'associazione di stampo mafioso - art. 7 d.l. 13 maggio 1991, n 152).
 
L'approdo della giurisprudenza è stato, però, quello di ritenere ammissibile un concorso esterno in associazione di stampo mafioso non ritenendo che vi sia norma che precluda la vis espansiva dell'art. 110 cp. I presupposti per la positiva verifica del concorso esterno sono: l'accertamento di un nesso causale tra l'attività agevolatrice esterna (ad es. un patto di scambio tra garanzia di voti nella competizione elettorale ed un successivo appoggio politico al sodalizio) e il rafforzamento del sodalizio. Tale nesso causale, secondo l'insegnamento delle Sezioni Unite (sentenza Mannino), dovrà essere effettuato ex post secondo la migliore scienza ed esperienza così come in generale stabilito con riferimento al nesso causale ex art. 40 cp (sentenza Franzese).
 
Inoltre, dovrà essere effettuata una verifica dell'elemento psicologico del concorrente esterno che dovrà, non soltanto essere consapevole e volere il rafforzamento dell'associazione ma anche condividerne i fini.
 
Con riferimento al rapporto con l'art. 416 ter, secondo la Suprema Corte, la specifica previsione di un delitto consistente nello scambio denaro-voti, si giustifica in quanto si tratta di un fatto che, di per sè, non configurerebbe un concorso esterno in associazione di stampo mafioso; ne consgue che detta previsione, lungi dall'essere motivata con l'esigenza di escludere la punibilità di forme diverse di contigutà, ha, invece, la funzione di estendere la punibilità a condotte che resterebbero escluse dall'ambito applicativo dell'art. 416 bis in combinato disposto con l'art. 110 cp.
 




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