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casse previdenziali: nuova sanatoria alle viste

Nel disegno di legge di stabilità per il 2014 è prevista una norma di sanatoria interpretativa dell'art. 1 comma 763 della l. n. 296 del 2006 con l'evidente finalità di risolvere per via legislativa il contenzioso sulla riliquidazione delle pensioni ma...

 

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E' notizia di questi giorni che nel c.d. disegno di legge di stabilità 2014 è stata inserita una norma autoqualificatasi interpretativa secondo cui l'inciso finale dell'art. 1 comma 763 della l. n. 296/2006 si interpreterebbe nel senso che gli atti e i regolamenti approvati prima del 31.12.2006 si intendono legittimi ed efficaci se diretti a garantire la sostenibilità del sistema previdenziale.

Ora, è palese che l'ipotizzata norma è, in realtà, innovativa e non interpretativa posto che l'originaria norma non prevedeva alcuna condizione della disposta "salvezza" degli atti e dei regolamenti degli enti previdenziali privatizzati mentre l'autoqualificatasi norma di interpretazione prevede che tali atti e regolamenti si intendono legittimi se diretti a garantire la sostenibilità del sistema.

Ciò posto, e rilevata la natura innovativa della norma, la stessa, per non violare l'art. 117 Cost. in combinato disposto con l'art. art. 6, par. 1, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) sottoscritta dall'Italia il 4 novembre 1950 e resa esecutiva con L. 4 agosto 1955, n. 848, dovrà ritenersi come una sanatoria, solo per il futuro, dei regolamenti emanati dalle Casse e diretti a garantire la sostenibilità del sistema previdenziale, con l'ulteriore conseguenza che tale sanatoria potrà incidere solo sui pensionamenti successivi all'entrata in vigore della c.d. legge di stabilità.

Tale sarbbe l'unica interpretazione della norma che consentirebbe di superare gli altrimenti evidenti dubbi di costituzionalità ricordando l'insegnamento costante della Corte Costituzionale secondo cui "quando sorga il dubbio di un contrasto tra una norma nazionale ed una della Convenzione - da far valere per il tramite dell'art. 117 Cost., comma 1, non potendo operare la disapplicazione - il giudice nazionale deve verificare se effettivamente sussista contrasto, non risolvibile in via interpretativa, tra la norma interna e le norme della CEDU, come interpretate dalla Corte di Strasburgo ed assunte, come si è detto, quali fonti integratrici del parametro di costituzionalità di cui all'art. 117 cost., comma 1".

Più nel dettaglio la Corte Costituzionale ha affermato che "nel caso in cui si profili un contrasto tra una norma interna e una norma della CEDU (che deve essere applicata nel significato attribuito dalla Corte EDU, cfr. citate sentenze n. 113 e n. 1 del 2011), il giudice nazionale comune deve preventivamente verificare la praticabilità di un'interpretazione della prima conforme alla norma convenzionale, ricorrendo a tutti i normali strumenti di ermeneutica giuridica (sentenze n. 93 del 2010, n. 113 del 2011, n. 311 e n. 239 del 2009). Se questa verifica da esito negativo e il contrasto non può essere risolto in via interpretativa, il giudice comune, non potendo disapplicare la norma interna nè farne applicazione, avendola ritenuta in contrasto con la CEDU, e pertanto con la Costituzione, deve denunciare la rilevata incompatibilità proponendo questione di legittimità costituzionale in riferimento all'art. 117 Cost., comma 1, ovvero all'art. 10 Cost., comma 1, ove si tratti di una norma convenzionale ricognitiva di una norma del diritto internazionale generalmente riconosciuta (sentenze n. 113 del 2011, n. 93 del 2010 e n. 311 del 2009)".

Ove, invece, la norma fosse considerata interpretativa e/o una sanatoria con effetti retroattivi, la palese violazione degli art. 117 cost e dell'art. 6, par 1 della CEDU renderebbero ineludibile la rimessione alla Corte Costituzionale della relativa questione di costituzionalità.

E', infatti, del tutto evidente che l'effetto della norma è quello di definire, a livello legislativo, l'esito del contenzioso relativo al diritto alla riliquidazione dei trattamenti pensionistici da parte dei professionisti illegittimamente inciso da disposizioni regolamentari deliberate dagli enti previdenziali di cui al d.lgs. n. 509/94  e contrastanti con l'art. 3 comma 12 della l. n. 335 del 1995.

Invero, in relazione a una sovrapponibile vicenda caratterizzata dall'introduzione in finanziaria di una norma di interpretazione avente l'effetto di definire i procedimenti giurisdizionali pendenti ( si trattava dell'art. 1, comma 777 della L. n. 296 del 2007 - sempre la stessa Finanziaria!), la Corte EDU ha espresso i seguenti principi:

 

- benchè non sia precluso al legislatore disciplinare, mediante nuove disposizioni retroattive, diritti derivanti da leggi in vigore, il principio della preminenza del diritto e la nozione di processo equo contenuti nell'art. 6 precludono, tranne che per impellenti motivi di interesse generale, l'interferenza del legislatore nell'amministrazione della giustizia con il proposito di influenzare la determinazione giudiziaria di una controversia (p. 43);

- benchè le regole pensionistiche previste dalla legge possano cambiare e non si possa fare affidamento su una sentenza come garanzia contro tali cambiamenti in futuro, anche se tali cambiamenti sono svantaggiosi per alcuni beneficiari di prestazioni previdenziali, lo Stato non può interferire in modo arbitrario nella procedura giudiziaria (p. 43);

- nel caso in esame, la legge ha escluso espressamente dal suo ambito di applicazione le sentenze diventate irrevocabili (trattamenti pensionistici già liquidati) e ha fissato retroattivamente i termini delle controversie davanti ai tribunali ordinari. Invero la promulgazione della L. n. 296 del 2006, mentre i procedimenti erano pendenti, in realtà ricadeva sul merito delle controversie, e la sua applicazione da parte dei vari tribunali ordinari ha privato di rilievo, per un intera categoria di persone che si trovavano nella posizione dei ricorrenti, la prosecuzione del giudizio. Perciò, la legge aveva l'effetto di modificare definitivamente l'esito del giudizio pendente, nel quale lo Stato era parte, approvando la posizione dello Stato a svantaggio dei ricorrenti (p. 44);

- al fine di determinare se vi è stato un motivo impellente di interesse generale in grado di giustificare tale misura, il rispetto della preminenza del diritto e delle regole del processo equo impone che le ragioni addotte per giustificare tale misura siano valutate con il massimo grado di cautela possibile (p. 45);

- considerazioni di carattere finanziario non possono, da sole, giustificare che il legislatore si sostituisca al giudice al fine di risolvere le controversie (p. 47);

 

Nel caso già sottoposto al vaglio della Corte dei Diritti dell'Uomo la norma era diretta a favorire l'INPS, ente pubblico, in questo caso lo Stato prende le parti di un soggetto privato il che non muta la sostanza delle cose se non nel senso di aggravare la responsabilità statale che, in un contenzioso tra soggetti privati, ha deliberatamente optato di prendere le parti di uno di essi.

 

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