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Trib. di Roma Sez. Lav. n. 2001/2007 Cassa Avvocati e contributi

 

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TRIBUNALE DI ROMA
1 FEBBRAIO 2007, N. 2001/07

Est. Tiziana Orrù — Sabino Gerardo Facciolongo (Avv.ti G.M. Lo Bianco e Leoni) c. Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense (Avv. Luciani).

Avvocato — Rimborso dei contributi — Inammissibilità — Attività di consulenza — È attività professionale.

La soppressione della restituzione dei contributi trova giustificazione e contemperamento in relazione alla previsione della pensione contributiva nella cui base di calcolo vengono considerati i contributi versati, con la conseguenza che, entro determinati limiti, non esistono più contributi inutilmente versati.
I redditi professionali soggetti a contribuzione non sono solo quelli strettamente collegati allo svolgimento dell'attività di patrocinio forense, ma anche quelli comunque collegati e funzionale all'abilitazione professionale ed alla spendita della qualifica di avvocato.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

 

Con ricorso depositato il 15.02.2006 l' avv. Facciolongo ha proposto ricorso di fronte al giudice del lavoro di Roma chiedendo di accertare e dichiarare che nulla è da Lui dovuto alla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza Forense a titolo di morosità; ritenere e dichiarare che egli ha diritto di ottenere la pensione contributiva di cui al novellato art. 4 del Regolamento della Cassa con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda e quindi dall'1.03.2005 e fino a quando non avrà ottenuto il rimborso dei contributi soggettivi e relativi interessi a norma dell'art 21 L. 576/80; ritenere e dichiarare che ha diritto ad ottenere, dopo la sua cancellazione dalla Cassa il rimborso dei contributi soggettivi versati, previa detrazione delle somme percepite a titolo di pensione contributiva da calcolarsi al netto delle ritenute d'acconto e delle imposte su di esse pagate. Ha a tal fine eccepito la prescrizione quinquennale e la illegittimità della richiesta di pagamento avanzata dalla Cassa in data 15.10.2002, di E 548,90 a titolo di contributo integrativo (percentuale sul volume di affari ai fini IVA per l'anno 1993) giustificata dalla discordanza fra l'ammontare del volume d'affari dichiarato ai fini IVA e quello dichiarato alla Cassa con il c.d. Mod. 5, deducendo che parte dei redditi contenuti nella dichiarazione presentata al fisco non derivano dall'esercizio della professione forense e, come tali, non erano soggetti a contribuzione da parte della Cassa convenuta. Ha inoltre rilevato l'erroneità della richiesta di pagamento del 21.11.2005 della somma di € 21,39 per contributo minimo integrativo 2003 parzialmente insoluto. Ha quindi sostenuto la assoluta regolarità della sua posizione amministrativa e il possesso di tutti i requisiti necessari per la concessione della pensione contributiva negata dalla Cassa. Ha infine dedotto la illegittimità della delibera del Comitato dei Delegati della Cassa Forense del 23.07.04 di modifica dell'art. 4 del Regolamento nella parte in cui disciplinava il diritto alla restituzione dei contributi in favore degli iscritti che non avessero maturato, all'epoca della cancellazione, l'anzianità necessaria per godere del trattamento di quiescenza. Fissata l'udienza di discussione si è costituita la Cassa che ha eccepito preliminarmente il difetto di interesse ad agire del ricorrente e la contraddittorietà delle domande proposte e ha chiesto nel merito il rigetto del ricorso in quanto infondato. La causa istruita con produzione di documenti è stata quindi decisa sulle conclusioni delle parti, previa acquisizione di note difensive autorizzate.

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

Sulla base dei principi statuiti da Cassa 19657/2004 deve essere ritenuta infondata l'eccezione di difetto ed interesse ad agire.Nel merito deve essere rilevato che dall'esame del ricorso emerge, come ritenuto dalla Cassa convenuta la contraddittorietà delle domande avanzate dall'Avv. Facciolongo. Da un lato egli, infatti, lamenta la mancata corresponsione della pensione contributiva, ossia della pensione calcolata sulla base di tutti i contributi finora versati e, dall'altro lato, ritenuta la illegittimità proprio della normativa che prevede la corresponsione della pensione contributiva richiesta (art. 4 Reg.), deduce la illegittimità della modifica regolamentare che ha disposto l'impossibilità di ripetizione dei contributi versati non utilizzabili a fini pensionistici chiedendo la reviviscenza del regime previgente, previa restituzione della pensione versata. La contraddittorietà delle domande avanzate emerge inequivocabilmente in considerazione della logica del nuovo sistema previdenziale disciplinato dall' art 4 del Regolamento. La soppressione della restituzione dei contributi inutilmente versati (ossia non utilizzabili a fini pen¬sionistici) trova giustificazione e contemperamento in relazione alla previsione della pensione contributiva nella cui base di calcolo vengono considerati tutti i contributi versati, con la conseguenza che, entro determinati limiti tra i quali vi è la posizione del ricorrente, non esistono più contributi inutilmente versati. In altri termini proprio la corresponsione della pensione contributiva prevista dall'art. 4 Reg. fa venire meno il presupposto per la restituzione dei contributi richiesta dal ricorrente ossia la non utilizzabilità dei contributi versati. In ogni caso la domanda proposta dal ricorrente oltre che inammissibile è infondata nel merito dovendosi ritenere del tutto legittima sia sul piano procedurale che su quello sostanziale la disposizione di cui all'art. 4 del Regolamento della Cassa. Sul piano procedurale non si ravvisa alcuna violazione dell'art. 21 L. 576/80. Gli Enti privatizzati (tra cui la Cassa convenuta) ai sensi dell'art. 2, comma 1, d.lgs. 509/94 hanno potestà regolamentare autonoma in materia gestionale, organizzativa e contabile. È perciò unanimemente riconosciuto alle fonti di autonomia degli enti previdenziali il potere di disporre in deroga alla legge (in tal senso sent. Corte Cost. 15/1/1999 e ord. 380/00). Sul piano sostanziale come già osservato in analogo precedente di questo Tribunale prodotto in atti (sent. 1121/06) 1a normativa deve essere considerata in correlazione alla riforma attuata con la legge 335/95 che in base all'art. 1, comma 2, ha stabilito i principi fondamentali di riforma economico sociale della Repubblica e al comma 6 ha stabilito che l'importo della pensione annua nell'assicurazione obbligatoria ... è determinato secondo il sistema contributivo. A ciò si aggiunga che l'art. 12, comma 3, della stessa legge consente agli enti previdenziali privatizzati di emanare ai fini dell'equilibrio di bilancio e di stabilità di gestione anche provvedimenti che effettuino una riparametrazione dei coefficienti di rendimento e di ogni altro criterio di rideterminazione del trattamento pensionistico nel rispetto del principio del pro rata in relazione alle anzianità già maturate ... Gli Enti possono optare per l'adozione del sistema contributivo definito ai sensi della presente legge. La delibera impugnata non ha fatto altro che applicare detti principi fondamentali che essendo successivi e ristrutturando l'intera materia pensionistica con applicazione anche delle forme di previdenza gestite da enti diversi dall'Inps deve ritenersi prevalente sulle precedenti disposizioni e pertanto anche sul disposto dell'art. 21 L. 576/80. La delibera, infatti, non si è limitata a stabilire tout court la non restituibilità dei contributi versati, ma ha collegato questo aspetto alla maturazione dopo solo cinque anni di contribuzione e al raggiungimento del 65° anno di età del diritto alla pensione. In tal modo si è stabilito l'adeguamento della previdenza forense al sistema contributivo (da ritenersi in base alla L. 335/95 il modello base) per tutti coloro che abbiano versato tra i cinque e i trenta anni di contributi". Il ricorrente ha già maturato più di cinque anni contributivi e ha più di 65 anni per cui in ogni caso egli potrà ottenere la pensione contributiva ed i contributi finora versati non andranno comunque persi. Quanto alla domanda di accertamento del diritto del ricorrente alla pensione contributiva con effetto dalla data della domanda si osserva quanto segue. La Cassa convenuta ha rigettato la domanda sul presupposto di una irregolarità della posizione contributiva dell'Avv. Facciolongo che nelle more del giudizio, come risulta dalle note conclusive, è stata parzialmente sanata con il pagamento della somma di € 21,39. Residua il contenzioso sul mancato pagamento della somma di € 548,90 a titolo di contributo integrativo calcolato sul volume di affari per l'anno 1993. Il ricorrente sostiene la illegittimità della richiesta in quanto i contributi sono stati correttamente versati sull'ammontare dei redditi percepiti per l'attività professionale forense e non sono stati versati sugli altri redditi professionali percepiti a titolo diverso comunque dichiarati a fini fiscali. Dalla documentazione prodotta risulta che i redditi percepiti e dichiarati a fini fiscali ma non a fini contributivi derivano da attività svolte dall'Avv. Facciolongo non del tutto estranee alla professione forense, bensì funzionali ad essa, tanto che lo stesso ricorrente aveva riscosso la percentuale del 2%. Come rimarcato dalla Cassa convenuta i redditi professionali soggetti a contribuzione non sono solo quelli strettamente collegati allo svolgimento dell'attività di patrocinio forense, ma anche quelli comunque collegati e funzionali alla abilitazione professionale e alla spendita della qualifica di avvocato, a nulla rilevando che l'attività possa essere svolta anche da chi non sia in possesso del titolo abilitante all'esercizio della professione forense. Deve perciò ritenersi non dimostrato che i redditi conseguiti per lo svolgimento di attività professio-nale dichiarati ai fini IVA sono estranei all'attività professionale dell'avvocato e come tali devono essere assoggettati a contribuzione ai sensi degli artt. 10 e 11 L. 576/80. Deve, pertanto, essere sostenuta la legittimità della richiesta di pagamento della somma di € 548,90 avanzata dalla Cassa in relazione alla quale deve essere disattesa l'eccezione di prescrizione sollevata dal ricorrente. Dall'esame dei documenti prodotti risulta che il credito contributivo si riferisce a omissioni contributive accertate attraverso un controllo incrociato con l'anagrafe tributaria relativo ai redditi dichiarati dall'Avv. Facciolongo al Fisco. Dal controllo è, infatti, emerso che l'Avv. Faccio-longo aveva dichiarato al Fisco per gli anni 1993 un reddito ai fini Irpef e IVA comunicato in maniera difforme alla Cassa nonostante l'obbligo imposto dalla legge 576/80. Il termine di prescrizione decennale dei contributi in favore della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza in favore degli avvocati e procuratori, previsto dall'art. 19, primo comma, della legge 20 settembre 1980 n. 576 (sulla riforma del sistema previdenziale forense) e decorrente, ai sensi del secondo comma dello stesso articolo, dalla data di trasmissione alla Cassa, da parte dell'obbligato, della dichiarazione di cui agli artt. 17 e 23 della medesima legge, si riferisce – tenuto anche conto della pronuncia della Corte Costituzionale n. 489 del 1989 (in ordine alla infondatezza della questione di legit-timità costituzionale dell'art. 19, secondo comma, della citata legge in riferimento all'art. 3 Cost.) sia ai contributi maturati successivamente all'entrata in vigore di tale legge che a quelli relativi agli anni 1975/1979 (oggetto della disciplina transitoria det-tata dal citato art. 23) restando invece soggetti al ter-mine di prescrizione breve (ex art. 2948 n. 4 cod. civ.) i contributi anteriori al 1975 (v. in tal senso Cass. 2576/92 e 6344/92). Il debito contributivo non risulta perciò prescritto in quanto in assenza delle complete comunicazioni dei redditi dell'Avv. Facciolongo ai sensi degli artt. 17 e 23 L. 576/80 deve ritenersi che la prescrizione decorra ai sensi dell'art. 2935 c.c. dal momento in cui la Cassa ha avuto conoscenza dei redditi dell'avvocato ossia dalla data dell'accertamento incrociato con l'anagrafe tributaria. Da tale data al momento di notifica della richiesta non risulta decorso neppure un quinquennio. In ogni caso, anche volendo ritenere applicabile anche ai contributi dovuti alla Cassa il più breve termine di prescrizione quinquennale di cui alla L. 335/95 deve esser osservato che la medesima legge non ha inciso, modificandola, sulla decorrenza del termine sia per i contributi successivi che per quelli prece-denti per i quali il termine decorre comunque dalla data di trasmissione alla Cassa di previdenza, da parte dell'obbligato, della dichiarazione di cui all'art. 23 della medesima legge non potendosi ritenere applicabile il regime sospensivo della prescrizione essendosi in presenza di un comportamento omissivo relativo ad un atto dovuto e previsto per legge. Nel merito il ricorrente non ha dimostrato che i red-diti conseguiti per lo svolgimento di attività profes-sionale sono estranei all'attività professionale dell' avvocato. Al contrario deve essere osservato che come ritenu-to con sentenza Cass. 15816/00 l'attività di consu-lenza legale ed assistenza legale è attività professio-nale dell'avvocato, ai sensi dell'Ordinamento della professione di avvocato i cui redditi e volumi di af-fari sono assoggettati a contribuzione ai sensi degli artt. 10 e 11 L. 576/80.                                         

                                        




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