Il portale della previdenza dei professionisti

logo-old.png
jfw_prefett_500x64_small.gif
Home arrow Casse Professionali arrow contributi da cococo negli enti del 103
contributi da cococo negli enti del 103
Argomenti correlati
 
 
 
Un profilo di problematicità nei rapporti tra gli enti previdenziali di cui al d.lgs. n 103 del 1996 e la gestione separata Inps è quello che riguarda le modalità di assoggettamento a contribuzione di attività professionale svolta sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa o di collaborazione a progetto in quanto l'intero sistema della riscossione, previsto dai regolamenti previdenziali adottati dagli enti di cui al d.lgs. n 103 del 1996, è strutturato sulla falsa riga di quello degli enti di cui al d.lgs. n 509/1994 con la previsione di una dichiarazione reddituale annuale obbligatoria all'ente di previdenza sulla base della dichiarazione fiscale e contributi da calcolarsi in misura percentuale sul reddito netto professionale risultante dalla dichiarazione fiscale stessa.
Invero, tale sistema di riscossione mal s'attaglia a compensi percepiti nell'ambito di rapporti di collaborazione che prevedono l'erogazione di una retribuzione fissa mensile mediante busta paga.
Per detta tipologia di compensi, ai sensi dell'art. 2 comma 30 della L. n 335 del 1995, nell'ambito della gestione separata l'onere contributivo complessivo sarebbe, per i 2/3 a carico della committenza e per la residua quota di 1/3 a carico del lavoratore, con obbligo, da parte del sostituto di imposta, di versare anche la quota a carico del lavoratore. Nell'ambito degli enti previdenziali di cui al d.lgs. n 103 del 1996, l'onere contributivo, anche con riferimento alla contribuzione integrativa, è posto, invece, direttamente in capo al professionista. Inoltre lo stesso contributo integrativo, che le norme regolamentari dei singoli enti prevedono come dovuto in relazione ad ogni compenso riconducibile all'esercizio professionale in qualsivoglia forma realizzato (e quindi anche come reddito da collaborazione coordinata e continuativa), nasce come forma di contribuzione strettamente legata alla fatturazione in quanto si tratta di una maggiorazione a carico della clientela che il professionista provvede a riscuotere anticipatamente per conto dell'ente di previdenza. In tal senso prevede lo stesso comma 3° dell'art. 8 del D.Lgs. n 103 del 1996 che dispone: "Il contributo integrativo a carico di coloro che si avvalgono delle attività professionali degli iscritti è fissato nella misura del 2 per cento del fatturato lordo ed è riscosso direttamente dall'iscritto medesimo all'atto del pagamento previa evidenziazione del relativo importo sulla fattura".
E' chiaro che l'imposizione del contributo integrativo nell'ambito di collaborazioni coordinate e continuative che prevedono l'erogazione del compenso da parte del committente sulla base di una busta paga e non sulla base di fatture emesse dal professionista, risulta più complesso in quanto, mentre nei rapporti professionali, il pagamento segue alla predisposizione della fattura, nei rapporti di collaborazione esso avviene su iniziativa del committente che provvede alla redazione del relativo documento di sintesi, contestualmente al pagamento.
Invero, appare ben poco comprensibile la mancata previsione di un concorso della committenza nell'onere contributivo complessivo a carico del professionista nell'ambito di collaborazioni coordinate e continuative che abbiano ad oggetto attività riservate il cui svolgimento sia subordinato all'iscrizione ad albi o ad elenchi e che siano riconducibili, sotto il profilo previdenziale, agli enti previdenziali di cui al d.lgs. n 103/1996.
Tale disallineamento rispetto all'analoga forma di rapporti afferenti alla gestione separata inps non trova giustificazione nell'assenza di norme primarie legittimanti in quanto, al contrario, proprio la norma di delega di cui al comma 25 dell'art. 2 della L. n. 335 del 1995, nel prevedere, alla lettera c:"... meccanismi di finanziamento idonei a garantire l'equilibrio gestionale, anche con la partecipazione dei soggetti che si avvalgono delle predette attività", sembrava lasciare aperta la porta al coinvolgimento della committenza nell'onere relativo alla contribuzione soggettiva (oltre naturalmente a consentire l'imposizione della contribuzione integrativa).
Tale apertura della norma di delega non è stata espressamente recepita dal d.lgs. n 103 del 1996 e, tuttavia, tale vuoto normativo non appare decisivo in quanto, piuttosto, il decreto delegato ha del tutto omesso di occuparsi delle attività professionali in forma di collaborazioni coordinate e continuative tralasciando, conseguentemente, di disciplinare le relative modalità dell'imposizione contributiva e dell'eventuale partecipazione della committenza, sotto il profilo del concorso nell'onere o dell'eventuale versamento a titolo di sostituto di imposta, nel pagamento del contributo stesso.
Sembra, dunque, percorribile la strada di prevedere, con delibere regolamentari, il concorso dei committenti nel pagamento del contributo previdenziale obbligatorio del professionista in relazione a collaborazioni coordinate e continuative relative ad attività professionali riconducibili, sotto il profilo della tutela previdenziale, in alcuno degli enti di cui al d.lgs. n 103/96 con un modello analogo a quello, già previsto dall'art. 2, comma 30 della L. n. 335 del 1995, con riferimento alla gestione separata.
Le modalità e l'ammontare del concorso della committenza ed il prelievo diretto dalla stessa dell'intero contributo, ivi compresa la quota della contribuzione integrativa, sono naturalmente l'oggetto di scelte discrezionali che ciascun ente dovrebbe poter assumere a livello regolamentare.
Peraltro, il disallineamento tra le modalità di prelievo contributivo presso la gestione separata e presso gli enti previdenziali di cui al decreto legislativo n 103 del 1996 non ha mancato di sortire problematiche applicative di particolare complessità.
L'Enpapi, ente previdenziale che provvede alla tutela della categoria degli infermieri professionali, ha visto riconosciute le proprie ragioni nei riguardi della gestione separata che ha riconosciuto l'inerenza all'ente previdenziale categoriale di attività riservate svolte sotto forma di co.co.co. che, tuttavia, avevano già dato luogo a contribuzione presso di sè.
A seguito di tale riconoscimento, tuttavia, non tutta la contribuzione accreditata sul conto dei professionisti in relazione all'attività professionale svolta sotto forma di co.co.co è stato possibile trasferire a ENPAPI ma solo la quota, pari a 1/3 del totale, a carico del professionista.
A causa del disallineamento tra il sistema di riscossione della contribuzione di cui si è sin qui detto, la maggior quota dei contributi accreditati sulla posizione di tali professionisti giace, dunque, senza titolo nella gestione separata senza che l'ENPAPI o i vari professionisti interessati possano far nulla per esigerne il trasferimento o la ripetizione.
Resta da verificare se la gestione separata riconoscerà valida agli effetti pensionistici tale contribuzione parziale che si riferisce ad attività riconducibili, per stessa ammissione della gestione, a diverso sistema previdenziale (ENPAPI per l'appunto)





Segnala su OK Notizie!Reddit!Del.icio.us! Facebook!
 


PER EVENTUALE ASSISTENZA LEGALE E' POSSIBILE CONTATTARE IL CURATORE DEL PORTALE PREVIDENZA PROFESSIONISTI AI RECAPITI INDICATI IN
 

faccialibrodef.jpg



mod_vvisit_countervisite oggi295
mod_vvisit_counterDal 12/06/0914487580

domiciliazioniprevprof.jpg

      SCAPPO IN BRASILE...
       www.ideabrasile.it

bannerprevprof.jpg

 

cerca ancora nel sito

Ricerca personalizzata

Cerca Professionisti