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Il credito al consumo, nota a Trib Torino 8/12/07


Con la sentenza del 8 dicembre 2007 del Tribunale di torino, Sez. III, viene affrontata, e risolta in senso sfavorevole al consumatore, la delicata questione delle conseguenze, nell’ambito di un contratto di credito al consumo, dell’inadempimento del venditore/fornitore alle proprie obbligazioni contrattuali ed in particolare a quella, fondamentale, della consegna e/o della fornitura della merce.

Il problema fondamentale è quello di stabilire, nell’ambito di un’operazione di credito al consumo, se il consumatore possa sospendere il pagamento delle rate nei confronti del finanziatore creditore ed esigere la restituzione delle rate già versate in caso di inadempimento del venditore/fornitore, alle obbligazioni su di esso gravanti. In termini tecnici, si tratta di verificare se il consumatore sia legittimato ad opporre al finanziatore creditore le eccezioni opponibili al venditore/fornitore nell’ambito delle operazioni riconducibili nell’ambito dell’ampia nozione del credito al consumo.

Nella fattispecie sottoposta alla cognizione del Tribunale di Torino (che riguardava, per l'appunto, una fornitura di mobili mai avvenuta per inadempimento del venditore), l’esclusione dell’opponibilità delle eccezioni da parte del consumatore nei confronti del finanziatore era stata esplicitamente pattuita nel contratto di finanziamento ed il Giudice ne ha desunto l’autonomia rispetto al contratto di vendita, ravvisando conseguentemente la permanenza dell’obbligo di restituzione della somma mutuata a carico del consumatore nonostante la mancata fornitura della merce.

Il Giudice ha, dunque, escluso che la fattispecie di credito al consumo al medesimo sottoposta fosse analoga alla fattispecie del mutuo di scopo, laddove la specifica destinazione della somma mutuata entra a far parte sia del contratto di vendita sia di quello di mutuo di talchè le vicende di uno dei due contratti si ripercuotono necessariamente sull’altro.

Il Giudice di Torino ha, al riguardo, rilevato che la clausola dell’inopponibilità delle eccezioni inerenti il contratto di vendita era stata specificatamente sottoscritta ex art. 1341 cc e non poteva ritenersi vessatoria in quanto, sostanzialmente, riproduttiva della normativa di legge. Nella materia del credito al consumo, infatti, l’art. 22 della L. n. 142/1992, così come il comma 4 dell’art. 125 del D.Lgs. n. 385/1993 e, successivamente, l’art. 42 del d.lgs. n. 206/2006 (c.d. codice del consumo) prevedono, rispettivamente, che il finanziatore, nell’ambito di operazioni di credito al consumo, risponda dell’inadempimento del fornitore/venditore soltanto a condizione che il fornitore/venditore si avvalga dei servizi del finanziatore in via esclusiva e, nella specie, come precisato all’interno dello stesso contratto di finanziamento, la condizione dell’esclusiva non sussisteva.

La soluzione del Tribunale di Torino, pur condivisibile sul piano della formale interpretazione del contratto in combinato disposto con la richiamata normativa di legge, si presta, tuttavia, ad alcuni spunti di riflessione in ordine all’evidenza della scarsa tutela del consumatore in fattispecie nelle quali il collegamento tra l’operazione di credito al consumo ed il contratto di fornitura o vendita, pur se non consacrato nelle clausole contrattuali, emerge in guisa evidente dall’esame della complessiva vicenda contrattuale (ivi comprese le trattative e le modalità di conclusione del contratto). Ad esempio, nel caso specifico sottoposto al vaglio del Giudice di Torino il finanziamento veniva accordato su proposta dello stesso venditore ed il contratto di finanziamento veniva stipulato presso i locali della società venditrice che curava personalmente l’istruzione della pratica relativa al finanziamento.


Nella materia è, di recente, intervenuto il Legislatore Comunitario con la direttiva del 23 aprile 2008 n. 2008/48/CE che, nel 37° Considerando, prevede che: "Nel caso dei contratti di credito collegati esiste una relazione d'interdipendenza tra l'acquisto di merci o servizi e il contratto di credito concluso a tal fine. Pertanto, quando esercita il diritto di recesso dal contratto di acquisto, in virtù del diritto comunitario, il consumatore non dovrebbe più essere vincolato dal contratto di credito collegato…” e, nel 38° considerando che: “A determinate condizioni, il consumatore dovrebbe poter agire nei confronti del creditore in caso di problemi con il contratto d'acquisto…”. In particolare, con riferimento alle fattispecie del credito al consumo, la direttiva, all’art. 3, lettera n definisce il contratto di credito collegato come : “un contratto di credito che soddisfa le due condizioni seguenti: i) il credito in questione serve esclusivamente a finanziare un contratto relativo alla fornitura di merci specifiche o alla prestazione di servizi specifici; ii) i due contratti costituiscono oggettivamente un'unica operazione commerciale; si ritiene esistente un'unica operazione commerciale quando il fornitore o il prestatore stesso finanzia il credito al consumo oppure, se il credito è finanziato da un terzo, qualora il creditore ricorra ai servizi del fornitore o del prestatore per la conclusione o la preparazione del contratto di credito o qualora le merci specifiche o la prestazione di servizi specifici siano esplicitamente individuati nel contratto di credito».  Con riferimento all’individuato contratto di credito collegato, la direttiva prevede, poi, che: “Qualora le merci o i servizi oggetto di un contratto di credito collegato non siano forniti o siano forniti soltanto in parte o non siano conformi al contratto per la fornitura degli stessi, il consumatore ha il diritto di agire nei confronti del creditore se ha agito nei confronti del fornitore o prestatore, senza ottenere la soddisfazione che gli spetta ai sensi della legge o in virtù del contratto per la fornitura di merci o la prestazione di servizi. Gli Stati membri stabiliscono in che misura e a quali condizioni possono essere esperiti tali rimedi".


Come evidenziato dai brani degli articoli sopra riportati, la direttiva lega la responsabilità solidale del finanziatore creditore, in relazione all’inadempimento del venditore fornitore, non più al regime d’esclusiva, così come previsto dalla normativa previgente, ma a presupposti diversi come il fatto che il creditore ricorra ai servizi del fornitore per la conclusione o la preparazione del contratto di credito o il fatto che le merci o i servizi acquistati siano esplicitamente individuati nel contratto di credito.

La massima

Al contratto di finanziamento riconducibile alla fattispecie del «credito al consumo», specificamente disciplinato dalla legge, non sono applicabili i principi elaborati in tema di «mutuo di scopo»: pertanto, ai sensi degli artt. 125 comma 4 d.lg. n. 385 del 1993 e 42 d.lg. n. 206 del 2005, in difetto di accordo che attribuisca al finanziatore l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti della venditrice, l'acquirente non ha il diritto di agire contro il finanziatore in caso di inadempimento del fornitore né di opporre allo stesso finanziatore le eccezioni relative al contratto di compravendita.

 

Vedi la sentenza integrale del tribunale di Torino





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