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Il favoreggiamento personale in forma omissiva
L'art. 378 cp punisce il favoreggiamento personale e, cioè, la condotta di chiunque, dopo la commissione di un delitto per il quale sia prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione e senza esservi concorso ex art. 110 cp, aiuti taluno ad eludere le investigazioni dell'Autorità, o a sottrarsi alle ricerche di questa. La pena prevista per l'ipotesi base è quella della reclusione fino a quattro anni, nel caso in cui il favoreggiamento sia posto in essere in relazione alla fattispecie dell'associazione a delinquere di stampo mafioso prevista dall'art. 416 bis cp, poi, la pena non potrà essere inferiore a due anni.
 
Con riferimento al delitto di favoreggiamento personale, un particolare profilo problematico ha riguardato la configurabilità di tale fatto di reato in forma omissiva. Secondo una parte della dottrina, infatti, non sussistendo un obbligo di garanzia generalizzato in ordine alla prevenzione di fatti di reato neppure potrebbe predicarsi un obbligo di cooperazione generalizzato ed una responsabilità penale in difetto della stessa. In tale prospettiva, si è osservato che dovrebbe escludersi la possibile realizzazione in forma omissiva del delitto di favoreggiamento personale non essendo, per un verso, ravvisabile alcuna posizione di garanzia in capo alla generalità dei consociati e, dall'atro, trattandosi di un reato di mera condotta che prescinde dall'effettiva elusione delle investigazioni.

La prevalente giurisprudenza della Suprema Corte invece tende a ritenere l'ammissibilità del favoreggiamento personale realizzabile anche in forma omissiva, allorchè l'agente taccia su circostanze note che potrebbero essere d'ausilio al prosieguo delle indagini in quanto, dall'esegesi della norma, risulterebbe che la condotta violativa del precetto penale potrebbe essere sia di carattere commissivo sia di carattere omissivo. Al contrario la dottrina dominante afferma che il riferimento al termine aiutare denoterebbe la voluntas legis di limitare la punibilità del favoreggiamento personale nei confronti di coloro che con condotte positive abbiano inteso sviare le indagini.
 
Una parte della giurisprudenza di merito ha ritenuto la punibilità del favoreggiamento personale omissivo, facendo applicazione della clausola di equivalenza di cui all'art. 40 cp, secondo comma e sostenendo che l'evento, nella fattispecie, sarebbe quello giuridico al corretto andamento delle investigazioni e l'obbligo di leale collaborazione con la giustizia.





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