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ferie non godute onere della prova
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Con la sentenza n. 26985 del 2009, la Sezione Lavoro della Suprema Corte, nell'occuparsi di fattispecie relativa ad una domanda di pagamento dell'indennità sostitutiva per ferie non godute ha avuto modo di confermare il proprio consolidato orientamento che grava il lavoratore del relativo onere probatorio, onerando al contrario la parte datoriale della successiva prova dell'avvenuto pagamento dell'indennità per ferie non godute (analogo principio vale per permessi, festività, riposi: cfr. Cass. 3 dicembre 2004, n. 22751, MGC, 2005, 1). In tale prospettiva, la giurisprudenza dominante di legittimità ritiene che il lavoratore debba fornire la prova positiva dell'avvenuta prestazione di attività lavorativa in eccedenza rispetto alla normale durata del periodo di effettivo lavoro annuale, perché prestato nei giorni destinati a ferie, permessi o riposi.
Solo un assolutamente minoritario orientamento (cfr. Cass. 5 ottobre 2000) ha, al contrario affermato, con riferimento alla domanda di corresponsione dell'indennità per ferie non godute, che spetterebbe al datore, sulla base del principio della vicinanza della prova, offrire la prova di aver fatto usufruire al lavoratore le ferie spettanti

Cassazione civile  Sez. lav. 22 dicembre 2009    n. 26985

Il lavoratore che agisca in giudizio per chiedere la corresponsione della indennità sostitutiva delle ferie non godute ha l'onere di provare l'avvenuta prestazione di attività lavorativa nei giorni ad esse destinati, atteso che l'espletamento di attività lavorativa in eccedenza rispetto alla normale durata del periodo di effettivo lavoro annuale si pone come fatto costitutivo dell'indennità suddetta, mentre incombe al datore di lavoro l'onere di fornire la prova del relativo pagamento.
 
Fatto.
Con ricorso al Tribunale, giudice del lavoro, di Roma, depositato in data 26 ottobre 1993, D.M.R., premesso di aver svolto attività lavorativa in favore dei convenuti P.F. e V.M.E. dal 4 ottobre 1991 al 30 giugno 1993 in qualità di collaboratrice domestica, chiedeva la condanna degli stessi al paga mento della somma di L. 19.977.811 a titolo di crediti lavorativi maturati e non soddisfatti.
Al termine del giudizio di primo grado, celebratosi nella contumacia dei convenuti, con sentenza in data 5 dicembre 2001 il Pretore adito rigettava la domanda, rilevando che la compiuta istruttoria non consentiva di ritenere provati i fatti costitutivi della domanda.
Avverso tale sentenza proponeva appello la D. lamentandone la erroneità sotto diversi profili e chiedendo l'accoglimento delle domande proposte con il ricorso introduttivo.
La Corte di Appello di Roma, con sentenza in data 2 marzo 2005, in parziale accoglimento del gravame, condannava gli appellati al pagamento delle somme dovute a titolo di retribuzioni non erogate, 13ª mensilità, ferie non retribuite, t.f.r., oltre agli interessi legali ed alla rivalutazione monetaria.
Avverso questa sentenza propongono ricorso per cassazione P. F. e V.M.E. con otto motivi di impugnazione.
L'intimata non ha svolto alcuna attività difensiva.


Diritto. - Omissis.

Col sesto motivo di gravame i ricorrenti lamentano illegittimità della sentenza impugnata ex art. 360 c.p.c., n. 5, in combinato disposto con l'art. 366 bis c.p.c., per insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza impugnata in ordine all'onere probatorio ex art. 2697 c.c. posto a carico della parte convenuta.
In particolare rilevano i ricorrenti che la Corte territoriale, con una inammissibile inversione dell'onere della prova, aveva ritenuto parzialmente fondate le domande della lavoratrice (in ordine alla tredicesima mensilità, alle retribuzioni non percepite, alle ferie non retribuite ed al t.f.r.) sotto il profilo che parte datoriale non aveva fornito la prova della corresponsione dei relativi importi; e rilevano altresì che, contraddittoriamente, la Corte suddetta aveva rigettato la domanda della lavoratrice concernente le ferie non godute e l'indennità di mancato preavviso per non avere la lavoratrice fornito la relativa prova. Ed altresì contraddittoriamente non aveva ammesso essi appellati a provare la regolarità ed effettività dei pagamenti operati.
Il motivo non è fondato.
Ed invero questa Corte ha avuto modo a più riprese di evidenziare che, qualora il lavoratore agisca in giudizio per conseguire le retribuzioni allo stesso spettanti, ha l'onere di provare l'esistenza del rapporto di lavoro quale fatto costitutivo del diritto azionato, mentre incombe al datore di lavoro che eccepisce l'avvenuta corresponsione delle somme richieste, l'onere di fornire la prova di siffatta corresponsione; e tale principio vale sia per la retribuzione mensile, sia per la tredicesima mensilità (che costituisce una sorta di retribuzione differita), sia per la corresponsione del trattamento di fine rapporto (che integra parimenti una componente del trattamento economico costituendo in buona sostanza una sorta di accantonamento da parte del datore di lavoro), sia per il pagamento delle ferie non retribuite (atteso che l'obbligo di corrispondere la retribuzione incombe anche nel periodo in cui il lavoratore usufruisce delle ferie, che costituiscono un diritto irrinunciabile costituzionalmente garantito ai sensi dell'art. 36 Cost., comma 3).
In particolare, per quel che riguarda la questione inerente alla prova del mancato godimento delle ferie (quale presupposto in fatto della spettanza della relativa indennità sostitutiva), la giurisprudenza di questa Corte ha affermato che il lavoratore che agisca in giudizio per chiedere la corresponsione della indennità sostitutiva delle ferie non godute ha l'onere di provare l'avvenuta prestazione di attività lavorativa nei giorni ad esse destinati, atteso che l'espletamento di attività lavorativa in eccedenza rispetto alla normale durata del periodo di effettivo lavoro annuale si pone come fatto costitutivo dell'indennità suddetta (Cass., sez. lav., 7 luglio 2008 n. 18584; Cass., sez. lav., 16 febbraio 2007 n. 3619; Cass., sez. lav., 21 agosto 2003, n. 12311; Cass., sez. lav., 3 giugno 2000, n. 7445; Cass., sez. lav., 3 febbraio 1999, n. 935); mentre incombe al datore di lavoro, per come detto, l'onere di fornire la prova del relativo pagamento.
Quindi nessuna carenza o contraddittorietà di motivazione può nel caso di specie ravvisarsi; e parimenti nessuna contraddittorietà può ravvisarsi in relazione alla mancata ammissione della prova dedotta da essi appellati stante, per come detto, l'intervenuta decadenza della parte rimasta contumace nel giudizio di primo grado ad articolare mezzi istruttori. - Omissis.
 
 




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