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fermo arresto e direttissime focus sui termini

Termini, connesse questioni interpretative e soluzioni giurisprudenziali in materia di fermo, arresto e celebrazione eventuale del giudizio direttissimo

 

Approfondimento a cura di

 

Caterina Panzarino

 

magistrato presso la Corte di Appello di Roma

 

 

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Il nostro sistema processuale prevede una disciplina stringente ed altamente garantista in tema di limitazioni della libertà personale. La norma portante è senz’altro l’art. 13 della Carta Costituzionale in base alla quale:

La libertà personale è inviolabile.

Non e’ ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità e di urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

 

Tale diposizione introduce  la cosiddetta “doppia riserva”: riserva di legge e riserva di giurisdizione.

Ed invero, le limitazioni della libertà personale risultano possibili soltanto nei casi e con le modalità previste dalla legge, e sulla base di  un provvedimento motivato dell’autorità giudiziaria.

Vi sono delle ipotesi, tassativamente previste dalla legge, nelle quali l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti restrittivi della libertà personale, di carattere provvisorio, che debbono essere convalidati dal giudice entro un termine perentorio. Se la convalida non interviene entro detto termine, le misure cessano di avere efficacia

Tra le ipotesi previste dalla legge in cui l’autorità di pubblica sicurezza può limitare la libertà individuale abbiamo:

Art. 380 c.p.p. Arresto obbligatorio in flagranza

Art. 381c.p.p.  Arresto facoltativo in flagranza

Art. 384 c.p.p. Fermo di indiziato di delitto

In tali casi, successivamente all’arresto o fermo, la legge impone una serie di oneri/doveri in capo alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero, ed infine, al giudice.

In particolare, il procedimento di convalida può essere suddiviso in tre fasi. Nella prima fase, la polizia giudiziaria deve porre l’arrestato a disposizione del pubblico ministero. Nella seconda, il pubblico ministero deve procedere a chiedere la convalida dell’arresto o del fermo al giudice. La terza fase è costituita dall’udienza di convalida.

Con riferimento alla prima fase, va esaminato l’art. 386,  che attiene ai doveri della polizia giudiziaria in caso di fermo ed arresto e stabilisce che:

 

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o il fermo o hanno avuto in consegna l’arrestato, ne danno immediata notizia al pubblico ministero del luogo ove l’arresto o il fermo è stato eseguito. Avvertono inoltre l’arrestato o il fermato della facoltà di nominare un difensore di fiducia.

Dell’avvenuto arresto o fermo gli ufficiali  e gli agenti di polizia giudiziaria informano immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di ufficio designato dal pubblico ministero a norma dell’art. 97

Qualora non ricorra l’ipotesi prevista dal 389, comma 2, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero al più presto e comunque non oltre ventiquattro ore dall’arresto o dal fermo. Entro il medesimo termine trasmettono il relativo verbale, salvo che il pubblico ministero autorizzi una dilazione maggiore. Il verbale contiene l’eventuale nomina del difensore di fiducia, l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo in cui l’arresto o il fermo è stato eseguito e l’enunciazione delle ragioni che lo hanno determinato.

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria pongono l’arrestato o il fermato a disposizione del pubblico ministero mediante la conduzione nella casa circondariale o mandamentale del luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito, salvo quanto previsto dall’art. 558.

Il pubblico ministero può disporre che l’arrestato o il fermato sia custodito in uno dei luoghi indicati nel comma 1 dell’art. 284, ovvero se ne possa derivare grave pregiudizio per le indagini presso altra casa circondariale o mandamentale.

Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria trasmettono il verbale di fermo anche al pubblico ministero che lo ha disposto, se diverso da quello indicato nel comma 1.

L’arresto o il fermo diviene inefficace se non sono osservati i termini previsti dal comma 3

 

Tra i profili di rilievo in relazione alla norma sopra indicata, occorre ricordare che l’arrestato o il fermato devono essere messi a disposizione del pubblico ministero “entro 24 ore” (termine perentorio) ed il termine decorre da quando è stata effettuata la limitazione della libertà personale e non dal momento della  redazione del verbale o  della annotazione di polizia.

Tale principio è unanimemente riconosciuto in giurisprudenza, si vedano le seguenti pronunce:

1.     

Il termine per la richiesta di convalida dell'arresto decorre dal momento della materiale apprensione fisica dell'arrestato e non da quello di redazione del relativo verbale, ma dal suo computo vanno esclusi i tempi tecnici di accertamento dell'identità del soggetto che, in caso di stranieri, sono particolarmente complessi e sono esplicitamente previsti dall'art. 6 comma 4 d.lg. 25 luglio 1998 n. 286 (testo unico delle leggi sull'immigrazione). (Fattispecie in tema di reingresso nel territorio dello Stato dopo espulsione, in cui l'arresto era avvenuto il 25 settembre 2009 e la richiesta di convalida il 28 settembre successivo)” ( Cass. Pen., sez. I, 10/6/2010 n. 23686)

 

2.      Il termine utile per la convalida decorre dal momento in cui si è verificata l'effettiva privazione della libertà personale anche nel caso in cui il P.M. abbia disposto il fermo dell'indiziato di delitto in un momento successivo a quello in precedenza eseguito dalla polizia giudiziaria di propria iniziativa, dovendo escludersi che il fermo disposto dal P.M. possa risolversi in una illegittima proroga di quello operato dalla polizia giudiziaria.” Cass. Pen., sez. I, 6/12/2007 n. 263

 

3.      Il termine per la richiesta di convalida dell'arresto decorre dal momento della materiale apprensione fisica dell'arrestato e non da quello della redazione del verbale, che rappresenta soltanto la forma di documentazione dell'attività compiuta” Cass. Pen. 6/5/2009 n. 21680

 

4.      In tema di misure precautelari, il termine di 24 ore entro il quale la polizia giudiziaria deve mettere l'arrestato o il fermato a disposizione del P. M. decorre dalla materiale esecuzione del fermo, con la conseguenza che nel computo di tale termine è compreso anche il trattenimento in commissariato, che, in quanto idoneo ad integrare una misura restrittiva della libertà personale, è equiparato alla figura del fermo” Cass. Pen. Sez. III, 10/10/2003 n. 42829

 

Alcune sentenze interessanti, sono state pronunciate con riferimento alle ipotesi in cui vi sia uno scostamento tra il momento in cui il le misure pre-cautelari vengono  eseguite, rispetto a quello in cui avrebbero potuto esserlo con particolare riferimento ai reati in materia di stupefacenti.

In particolare, la giurisprudenza sostiene:

-          In materia di accertamento di reati concernenti gli stupefacenti, in caso di ritardo nell'esecuzione dell'arresto, a norma dell'art. 98 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, il termine di ventiquattro ore entro cui la polizia giudiziaria deve porre l'arrestato a disposizione del magistrato e il connesso termine per la convalida dell'arresto decorrono dal momento in cui l'arresto è stato effettivamente eseguito e non da quello in cui avrebbe potuto essere effettuato.” Cass. Pen., sez. VI, 22 dicembre 1997 n. 5188

 

La seconda fase del procedimento di convalida ha come funzione quella di permettere al pubblico ministero sia di presentare la richiesta di convalida, sia di chiedere nella successiva udienza una delle misure cautelari personali. In tale fase, il pubblico ministero può procedere all’interrogatorio dell’arrestato del fermato, dandone previo avviso al difensore, il quale ha la facoltà di essere presente.

La terza fase del procedimento inizia con la richiesta di convalida che deve essere presentata dal pubblico  ministero al giudice per le indagini preliminari il quale una volta ricevuta fissa l’udienza di convalida  entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza ritardo, al pubblico ministero ed al difensore.

La prima norma da esaminare, in proposito, è l’art 390 c.p.p. la quale stabilisce che

Entro quarantotto ore dall’arresto o dal fermo il pubblico ministero qualora non debba ordinare la immediata liberazione dell’arrestato o del fermato, richiede la convalida al giudice per le indagini preliminari competente in relazione al luogo dove l’arresto o il fermo è stato eseguito.

Il giudice fissa l’udienza di  convalida al più presto  e comunque entro le quarantotto ore successive dandone avviso, senza ritardo al pubblico ministero e al difensore.

L’arresto o il fermo diviene inefficace se il pubblico ministero  non osserva le prescrizioni del comma 1.

Se non ritiene di comparire, il pubblico ministero trasmette al giudice, per l’udienza di convalida, le richieste in ordine ala libertà personale con gli elementi su cui le stesse si fondano.

Che vuol dire entro le quarantotto ore successive da quando decorrono?

Quando diviene inefficace il fermo o l’arresto, quali sono le prescrizioni che il pubblico ministero deve osservare”

 

La norma in esame solleva un primo profilo di interesse in relazione al termine perentorio delle 48 ore entro il quale il pubblico ministero deve procedere alla richiesta di convalida, tema sul quale la giurisprudenza si è più volte pronunciata.

In particolare,

1.      In tema di rispetto del termine per la presentazione della richiesta di convalida dell'arresto, poiché tale formalità non rientra in alcuno degli adempimenti previsti dall'art. 172 comma 6 c.p.p., caratterizzati dal comune presupposto di una necessaria specifica contestuale attività positiva da parte del personale dell'ufficio ricevente, e tenuto conto della commisurazione in ore del termine per la presentazione della richiesta previsto dall'art. 390 comma 1 c.p.p., deve escludersi la tardività di una richiesta di convalida pervenuta oltre il termine di chiusura dell'ufficio ma entro il termine di legge di quarantotto ore dall'arresto”.Cass. Pen.  sez. VI, 11 maggio 1998, n. 1712

2.      “In tema di trasmissione della richiesta da parte del p.m. al giudice di convalida dell'arresto e della relativa documentazione, poiché non è al riguardo prevista alcuna forma particolare dagli art. 390 c.p.p. e 122 disp. att. c.p.p., e tenuto conto della urgenza della trasmissione, deve ritenersi legittima la forma di trasmissione a mezzo telefax.”Cass. Pen.,  sez. VI, 11 maggio 1998, n. 1712

3.       Ai fini della tempestività della richiesta di convalida di arresto o di fermo, la quale può essere validamente effettuata anche mediante telefax diretto alla cancelleria del giudice competente, deve farsi riferimento al momento in cui detta richiesta perviene all'ufficio destinatario, anche se in orario di chiusura al pubblico o in giorno festivo. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte, in accoglimento di ricorso proposto dal p.m., ha censurato la decisione del g.i.p. il quale aveva ritenuto tardiva, rispetto al termine di 48 ore previsto dall'art. 390 c.p.p., una richiesta di convalida che, tempestivamente trasmessa con telefax ricevuto dalla cancelleria in giorno festivo, in assenza del personale addetto all'ufficio, era stata poi rinnovata, su richiesta dello stesso personale, il giorno successivo, a termine scaduto)” Cass. Pen., 14 novembre 2003 n. 44417

 

4.       Deve escludersi la tardività della richiesta di convalida dell'arresto anche se questa perviene nell'ufficio del giudice in giornata festiva, a ufficio chiuso, purché entro il termine di legge di quarantotto ore dall'arresto: ciò perché trattasi di formalità che non richiede una contestuale attività dell'ufficio ricevente, con conseguente inapplicabilità del disposto dell'art. 172, comma 6, c.p.p.” (Cass. Pen. 17 maggio 2007, n. 26468)  

 

5.      Ai fini della ritualità della richiesta di convalida del pubblico ministero trasmessa a mezzo fax, è sufficiente che entro il termine di legge di quarantotto ore dall'arresto sia avvenuto il suo invio, a nulla rilevando l'eventuale deposito dell'originale della richiesta nella cancelleria del giudice dopo la scadenza del predetto termine” Cass. Pen. Sez. V, 26/5/2009 n. 24612

 

6.      In tema di convalida dell'arresto, l'effetto caducatorio di cui all'art. 390, comma 3, c.p.p., non si verifica se la richiesta del p.m., anche trasmessa a mezzo telefax, sia pervenuta nella cancelleria del giudice competente oltre il termine di chiusura dell'ufficio e non sia stata ricevuta da alcuno. (Fattispecie in cui la richiesta di convalida era priva dell'attestazione del deposito e della relativa sottoscrizione della segreteria dell'ufficio richiedente)”Cass. Pen., 27/12/2008 n. 45692

 

Ricevuta la richiesta, il giudice procede a fissare l’udienza di convalida entro le quarantotto ore successive procedendo a darne avviso, senza ritardo, al pubblico ministero ed al difensore.

La giurisprudenza ha affrontato la tematica relativa all’interpretazione della locuzione senza ritardo ed in particolare si e’ chiesta se sia possibile attribuirle un valore temporale definito. La risposta al quesito e’ nelle seguenti pronunce:

1.         La notifica al difensore dell'avviso dell'udienza di convalida dell'arresto o del fermo non è soggetta ad un termine minimo specifico, limitandosi il codice di rito a prevedere che detto avviso debba essere dato "senza ritardo"”. Cass Pen, sez. III, 2.3.2011 n. 17418

2.         In tema di convalida dell'arresto al G.i.P. non è imposto alcun termine specifico per procedere ad avvisare il difensore dell'arrestato della fissazione della relativa udienza, prevedendo solo l'art. 390 comma secondo del nuovo cod. proc. pen. che l'avviso debba esser dato "senza ritardo". Ne consegue che deve escludersi che la procedura di convalida comporti l'applicazione del termine di ventiquattro ore per l'avviso al difensore, previsto in via generale dall'art. 364 cod. proc. pen., per cui l'eventuale inosservanza di tale termine non comporta nullità alcuna.* ”.Cass. Pen, sez. I, 9.3.1990

Un discorso a parte va fatto nell’ipotesi in cui si proceda alla convalida dell’arresto con contestuale richiesta di giudizio direttissimo. Come è noto il pubblico ministero ha la facoltà di procedere con il giudizio direttissimo quando ritiene di chiedere al giudice del dibattimento la convalida dell’arresto.

Norme di riferimento sono l’art. 449 c.p.p.. ed il 558 c.p.p.

Il 449 c.p.p. stabilisce che:

Quando una persona  è stata arrestata in flagranza di un reato, il pubblico ministero, se ritiene di dover procedere, può presentare direttamente l'imputato in stato di arresto davanti al giudice del dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall'arresto. Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell'articolo 391, in quanto compatibili.

Se l'arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l'imputato e il pubblico ministero vi consentono.

Se l'arresto è convalidato, si procede immediatamente al giudizio.

Il pubblico ministero, quando l'arresto in flagranza è già stato convalidato, procede al giudizio direttissimo presentando l'imputato in udienza non oltre il trentesimo giorno dall'arresto, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini .

Il pubblico ministero procede inoltre al giudizio direttissimo, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini, nei confronti della persona che nel corso dell'interrogatorio ha reso confessione. L'imputato libero è citato  a comparire a una udienza non successiva al trentesimo giorno dalla iscrizione nel registro delle notizie di reato. L'imputato in stato di custodia cautelare per il fatto per cui si procede è presentato all'udienza entro il medesimo termine.

Quando il reato per cui è richiesto il giudizio direttissimo risulta connesso con altri reati per i quali mancano le condizioni che giustificano la scelta di tale rito, si procede separatamente per gli altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta indispensabile, prevale in ogni caso il rito ordinario.”

 

Il 558c.p.p. dispone che

 

Gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto in flagranza o che hanno avuto in consegna l'arrestato lo conducono direttamente davanti al giudice del dibattimento per la convalida dell'arresto e il contestuale giudizio sulla base della imputazione formulata dal pubblico ministero. In tal caso citano anche oralmente la persona offesa e i testimoni e avvisano il difensore di fiducia o, in mancanza, quello designato di ufficio a norma dell'articolo 97, comma 3.

Quando il giudice non tiene udienza, gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto in consegna l'arrestato gliene danno immediata notizia e presentano l'arrestato all'udienza che il giudice fissa entro quarantotto ore dall'arresto. Non si applica la disposizione prevista dall'articolo 386, comma 4.

Il giudice al quale viene presentato l'arrestato autorizza l'ufficiale o l'agente di polizia giudiziaria a una relazione orale e quindi sente l'arrestato per la convalida dell'arresto.

Se il pubblico ministero ordina che l'arrestato in flagranza sia posto a sua disposizione, lo può presentare direttamente all'udienza, in stato di arresto, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall'arresto. Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell'art. 391, in quanto compatibili .

Salvo quanto previsto dal comma 4-ter, nei casi di cui ai commi 2 e 4 il pubblico ministero dispone che l'arrestato sia custodito in uno dei luoghi indicati nel comma 1 dell'articolo 284. In caso di mancanza, indisponibilità o inidoneità di tali luoghi, o quando essi sono ubicati fuori dal circondario in cui è stato eseguito l'arresto, o in caso di pericolosità dell'arrestato, il pubblico ministero dispone che sia custodito presso idonee strutture nella disponibilità degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto in consegna l'arrestato. In caso di mancanza, indisponibilità o inidoneità di tali strutture, o se ricorrono altre specifiche ragioni di necessità o di urgenza, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l'arrestato sia condotto nella casa circondariale del luogo dove l'arresto è stato eseguito ovvero, se ne possa derivare grave pregiudizio per le indagini, presso altra casa circondariale vicina .

Nei casi previsti dall'articolo 380, comma 2, lettere e-bis) ed f), il pubblico ministero dispone che l'arrestato sia custodito presso idonee strutture nella disponibilità degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto in consegna l'arrestato. Si applica la disposizione di cui al comma 4-bis, terzo periodo.

Se l'arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l'imputato e il pubblico ministero vi consentono.

 Se l'arresto è convalidato a norma dei commi precedenti, si procede immediatamente al giudizio.

L'imputato ha facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa non superiore a cinque giorni. Quando l'imputato si avvale di tale facoltà, il dibattimento è sospeso fino all'udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine.

Subito dopo l'udienza di convalida, l'imputato può formulare richiesta di giudizio abbreviato ovvero di applicazione della pena su richiesta. In tal caso il giudizio si svolge davanti allo stesso giudice del dibattimento. Si applicano le disposizioni dell'articolo 452, comma 2.

Il pubblico ministero può, altresì, procedere al giudizio direttissimo nei casi previsti dall'articolo 449, commi 4 e 5.

 

 

Come già anticipato, il pubblico ministero ha la facoltà di procedere con il giudizio direttissimo, tramite la presentazione dell’imputato al giudice del dibattimento, nel momento in cui ritiene di richiedere contestualmente la convalida dell’arresto. In tale ipotesi, il soggetto arrestato in flagranza viene direttamente condotto nell’aula dibattimentale non oltre le quarantotto ore dall’arresto. Per procedere, dunque, con il rito direttissimo è necessario che vi sia un presupposto indefettibile ossia la convalida dell’arresto. Ed invero, nel momento in cui l’arresto viene convalidato, si può procedere con il giudizio direttissimo. Nell’ipotesi in cui l’arresto non viene convalidato, il giudizio direttissimo  non può essere instaurato validamente e gli atti vengono restituiti al pubblico ministero che procederà o con rito ordinario o immediato (se ne sussistono i requisiti).

 

Una questione affrontata dalla giurisprudenza è quella relativa al termine delle quarantotto ore entro le quali l’arrestato deve essere presentato al giudice per la convalida dell’arresto e l’eventuale successivo giudizio direttissimo. Ci si chiede se sia sufficiente che l’arrestato venga messo a disposizione del giudice entro le quarantotto ore richieste o che venga effettivamente celebrata l’udienza entro le quarantotto ore. La risposta al quesito si rinviene nelle seguenti pronunce:

 

  1. In tema di giudizio direttissimo, il termine previsto dall'art. 449 comma 1 c.p.p. si riferisce unicamente alla condotta del pubblico ministero, tenuto ad assicurare la disponibilità dell'imputato da parte del giudice, e non riguarda il momento in cui ha inizio il dibattimento”. Cass. Pen  sez. VI, 11marzo 1991

  2. Ai fini del rispetto del termine di quarantotto ore prescritto dal comma quarto dell'art. 566 cod. proc. pen. per la presentazione da parte P.M. dell'arrestato all'udienza per la convalida ed il contestuale giudizio direttissimo, è sufficiente la "presentazione" all'udienza, non rilevando che l'udienza per la convalida abbia inizio successivamente alla scadenza del detto termine, dopo la conclusione della celebrazione di altro giudizio già in corso al momento della presentazione”. Cass. Pen., sez II, 10.6.1992 n.2833

  3. In tema di convalida di misure cautelari, sia a norma dell'art. 390, primo e terzo comma, sia a norma dell'art. 566 cod. proc. pen., agli effetti della sopravvenuta inefficacia dell'arresto conta l'ora in cui l'arrestato è stato posto a disposizione del giudice, o quella in cui è stata richiesta la convalida, e non quella in cui il giudice si pronuncia sulla convalida stessa.” Cass. Pen, sez V 6.11.1991 n. 1520

  4. Ai fini del rispetto del termine di quarantotto ore prescritto dal comma quarto dell'art. 566 cod. proc. pen. per la presentazione da parte P.M. dell'arrestato all'udienza per la convalida ed il contestuale giudizio direttissimo, è sufficiente la "presentazione" all'udienza, non rilevando che l'udienza per la convalida abbia inizio successivamente alla scadenza del detto termine, dopo la conclusione della celebrazione di altro giudizio già in corso al momento della presentazione”. Cass. Pen, sez II,10.6.1992 n.

 

 

 

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