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Contributo integrativo doppio per gli esonerati?

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La Cassazione boccia il contributo di solidarietà

Con 5 pronunce rese sul finire dell'anno 2009, la Suprema Corte ha dichiarato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto dalla Cassa Comemrcialisti e dalla Cassa Ragionieri in occasione delle recenti riforme dei sistemi di previdenza. Così facendo la Cassazione ha avvalorato i principi già ampiamente esposti dai giudici del merito.

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illegittimo l'aumento dei redditi in base pensionabile

Con 45 sentenze dell'aprile 2011, la Suprema Corte ha affermato l'illegittimità della norma regolamentare che, violando il criterio del pro rata, ha disposto l'incremento del numero dei redditi da inserire in base pensionabile

 

 

L’art.11 della legge 29/01/1986, n.21 obbliga tutti i dottori commercialisti a versare alla Cassa Previdenza il contributo integrativo (oggi del 4%), calcolato sul volume di affari ai fini IVA, anche sulle parcelle non incassate, con interessi e sanzioni in caso di ritardo!

Tale norma, a parere di chi scrive, presenta aspetti di incostituzionalità nella parte in cui:

- obbliga anche i non iscritti a versare un contributo senza avere alcun ritorno;

- assoggetta a contributo l’intero volume di affari IVA, comprendendo anche le prestazioni estranee alla professione;

- assoggetta a contributo anche i compensi non riscossi

Né sembra condivisibile l’argomentazione secondo la quale il contributo grava sui clienti:

Perché si deve far pagare ai propri clienti una tassa che va ad esclusivo beneficio di terzi privati?

Inoltre, la legge 335/95 obbliga i professionisti non iscritti alla propria Cassa di Previdenza a versare annualmente alla gestione separata INPS una percentuale (oggi 15%) del reddito di lavoro autonomo, con possibilità di addebitare al cliente il 4% del compenso.

Pertanto i “Senza Cassa” debbono addebitare in fattura l’8%, divenendo così più costosi dei colleghi iscritti (che addebitano al cliente il 4%) e quindi meno concorrenziali. La normativa suesposta crea, pertanto , una situazione di disparità e disuguaglianza, per cui andrebbe invocata l’incostituzionalità dell’art.11 della legge n. 21/86.

Filippo Raffa

 

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