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Cassa Ingegneri e Architetti: i filoni della giurisprudenza

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Tra i recenti filoni di Giurisprudenza riguardanti Inarcassa (la Cassa di previdenza di Ingegneri e architetti), merita segnalarsi quello, peraltro comune ad altre Casse dei liberi professionisti (Geometri, Commercialisti, Avvocati), che, ai fini dell’iscrizione alla Cassa di Previdenza, dell’individuazione dei redditi da assoggettare a contribuzione e conseguentemente da considerare a fini pensionistici, enuclea la nozione di attività professionale riservata e libera.
In particolare, nelle pronunce riguardanti Cassa Ingegneri, la Suprema Corte ha avuto modo di chiarire che non ogni attività autonoma, a prescindere dalle modalità d’esposizione dei relativi redditi in dichiarazione fiscale ma soltanto l’attività professionale riservata, può essere considerata ontologicamente professionale, non essendo al riguardo decisivo che, ai fini dell’espletamento dell’attività medesima, il professionista abbia attinto al bagaglio di conoscenze relativo alla qualificazione professionale posseduta (in tal senso, in particolare, si vedano Cass. Civ. Sez. Lav. n. 11154/2004 e Cass. Civ. Sez. Lav. n. 3468/2005 contra Cass. Civ. Sez. Lav. n. 20670/2004; nel senso che l’attività professionale rilevante ai fini della maturazione dei requisiti d’anzianità necessari per il pensionamento sia solo quella libera, si veda, invece, Cass. Civ. Sez. Lav. n. 3064/2001).
Nelle citate pronunce è stato, dunque, chiarito che, ove l’attività autonoma svolta non sia ontologicamente professionale (cioè rientrante nell’ambito delle attività riservate ad ingegneri e architetti) ovvero ove l’attività professionale svolta non sia libera (come nel caso dell’assunzione della carica e della funzione di Organo della società, Amministratore Unico o delegato), non sorge né l’obbligo d’iscrizione (Cass. Civ. Sez. Lav. n. 3468/2005), né l’obbligo di contribuzione (Cass. Civ. Sez. Lav. n. 20670/2004) ne, per converso, il diritto a pensione (Cass. Civ. Sez. Lav. n. 3064/2001).
Ulteriore filone di Giurisprudenza formatosi con riferimento al sistema previdenziale di Ingegneri e Architetti è quello relativo all’applicazione, ratione temporis, della normativa di cui alla L. n. 290/1990 che ha parzialmente modificato il regime previdenziale di cui alla L. n. 6/81, consentendo, tra l’altro, il riscatto del periodo legale del corso di laurea e l’accesso alle pensioni ai superstiti con un’anzianità contributiva minore ed a prescindere dalla costanza d’iscrizione alla data del decesso per quanto attiene alla pensione indiretta.
La Suprema Corte, con riferimento all’istituto del riscatto, ha precisato che, ai sensi della L. n. 290/1990, il medesimo è esercitabile soltanto da parte di coloro che siano ancora iscritti alla Cassa Ingegneri e non da parte dei già pensionati per ottenere una riliquidazione del trattamento in corso di godimento (in tal senso si vedano Cass. Civ. Sez. Lav. n. 16990/2002; Cass. Civ. Sez. Lav. n. 6449/2002 e Cass. Civ. Sez. Lav. n. 6101/2002).
Per quanto riguarda i trattamenti ai superstiti e la connessa problematica concernente l’applicabilità dei più favorevoli requisiti di cui alla L. n. 290/1990, è stato chiarito come si debba prescindere dalla data dell’avvenuto decesso, sorgendo il rapporto previdenziale, in guisa autonoma, in capo ai superstiti stessi i quali avranno pertanto diritto a vedersi corrispondere la pensione in base ai più favorevoli requisiti previsti dalla nuova legge anche se il decesso del dante causa sia avvenuto nel vigore della legge precedente (si vedano, in tal senso, Cass. Civ. Sez. Lav. n. 4559/2002 e Cass. Civ. Sez. Lav. n. 9133/1995, nonché, per una puntuale ricostruzione del momento cui fare riferimento per individuare la legislazione applicabile, Cass. Civ. Sez. Lav. n. 13424/1991).
Con riferimento ai requisiti dell’iscrizione obbligatoria a Inarcassa, si segnala l’orientamento, conforme a quello espresso in altri ordinamenti libero professionali (Cassa Forense), secondo cui i criteri individuati dal Comitato dei delegati per l’accertamento dell’esercizio continuativo della professione, rappresentano delle mere presunzioni semplici della sussistenza del requisito di legge, essendo sempre possibile, per il professionista, fornire la prova contraria (in tal senso si veda Cass. Civ. Sez. Lav. n. 1300/1997).
Anche se risalente, merita essere richiamato il filone giurisprudenziale formatosi con riferimento alla disposizione di cui all’art. 21 della L. n. 6/81 che esclude dal rapporto assicurativo con la Cassa i professionisti che abbiano un’ulteriore posizione previdenziale in dipendenza di ulteriore e diversa attività lavorativa svolta.
Con riferimento a quest’ultima previsione, ne è stata chiesta un’applicazione estensiva che giungesse a ricomprendere nel campo dell’esclusione anche i già pensionati in forza di diversa attività lavorativa precedentemente svolta; si è, infatti, sostenuta l’illogicità della norma ove fosse interpretata in senso restrittivo, e, cioè, riferita esclusivamente agli iscritti a diverse forme previdenziali e non ai già pensionati, in quanto, in particolare, questi ultimi si troverebbero assoggettati a contribuzione nonostante l’impossibilità di accedere al trattamento di pensione di Inarcassa (in considerazione dell’età avanzata).
La Suprema Corte ha, invece, accolto la tesi restrittiva con numerose pronunce con le quali è stato chiarito che i pensionati di altro Ente che proseguano l’esercizio professionale con carattere di continuità mantenendo l’iscrizione all’Albo sono tenuti all’iscrizione ed alla contribuzione all’ente di previdenza, essendo l’obbligo contributivo fondato direttamente sulla Legge e non sussistendo, in un sistema solidaristico come quello di Inarcassa, un rapporto di stretta corrispettività tra contribuzione versata e prestazioni da conseguire (si vedano, in tal senso, Corte Cost. n. 259/1992; Cass. Civ. Sez. Lav. n. 5407/1991; Cass. Civ. Sez. lav. n. 827/1990; Cass. Civ. Sez. Lav. n. 3590/1988 e Cass. Civ. Sez. Un. n. 6638/1986).
Al contrario, si è ritenuto che l’esclusione dall’iscrizione a Inarcassa degli iscritti ad altro ente previdenziale operi a prescindere dalla possibilità, per i medesimi iscritti, di conseguire il trattamento pensionistico da parte di quest’ultimo (si vedano Corte Cost. n. 108/1989 e Cass. Civ. Sez. Lav. n. 890/1996).
Tra le pronunce isolate, si segnala Cass. Civ. Sez. Lav. n. 1425/1989 che, in materia di contribuzione dimezzata per i neo iscritti all’ente di previdenza, ha precisato come non sia necessario un rapporto di stretta contestualità tra iscrizione ed inizio della professione per godere del beneficio di Legge.

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