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I ricorsi in giudizio previdenziali per i liberi professionisiti

 La preventiva presentazione della domanda amministrativa di prestazione previdenziale costituisce condizione per la proponibilità della domanda giudiziale.
Una domanda giudiziale promossa in difetto della preventiva istanza amministrativa non sarebbe idonea a radicare validamente un processo in quanto mancherebbe una condizione preliminare dell’azione.
Il difetto di questa condizione dell’azione può essere rilevato in ogni stato e grado del processo.
La domanda di prestazione pensionistica si intende, ai fini della proposizione della domanda giudiziale, respinta se non riscontrata nel termine di 120 giorni dalla sua proposizione.
Il giudizio si conclude definitivamente con una pronuncia di rito (si veda Cass. Civ. Sez. Lav. n. 18265/2003).
Se è normativamente prevista una procedura amministrativa di conciliazione, essa deve essere esperita prima dell’introduzione del giudizio a penda d’improcedibilità di quest’ultimo.
Il Giudice adito, in quest’ultimo caso, rilevato l’omesso esperimento della fase procedimentale per la composizione amministrativa, dichiara l’improcedibilità della domanda, sospendendo il giudizio e fissando all’attore un termine di sessanta giorni per la presentazione del ricorso amministrativo.
Il processo deve essere riassunto dall’attore nel termine di 180 giorni dall’esaurimento del procedimento amministrativo.
La domanda giudiziale è in ogni caso procedibile ove l’Ente non abbia provveduto sul ricorso amministrativo entro 180 giorni dalla proposizione del medesimo (si veda Cass. Civ. Sez. Lav. n. 15300/2003).
Sia per quanto attiene alla domanda amministrativa di pensione (condizione di proponibilità della domanda) che per quanto riguarda il ricorso amministrativo (condizione di procedibilità della domanda), si tratta di fasi preliminari che condizionano la proponibilità e/o la procedibilità della domanda solo se normativamente previste in relazione all’oggetto della domanda giudiziale (si veda, infatti, l’art. 443 c.p.c. 3° comma e Cass. Civ. Sez. Lav. n. 7710/2005 secondo cui : “…la domanda giudiziaria non deve essere preceduta da quella amministrativa all’ente erogatore della prestazione rpevidenziale, quando non sia in contestazione la prestazione, ma si verta esclusivamente sull’interpretazione da dare ad una disposizione di legge al fine di accertare il diritto a non subire decurtazioni pensionistiche…”.
La domanda incompleta, ai fini della proponibilità dell’azione giudiziaria, è stata assimilata all’omessa domanda, con conseguente improponibilità della domanda giudiziale medesima ( in tal senso si veda Cass. Civ. Sez. Lav. n. 6615/1996).
E tuttavia Cass. Civ. Sez. Lav. n. 2872/2001 ha chiarito che: “…è da escludere una equiparazione, in termini di improponibilità dell’azione giudiziaria, tra azione iniziata senza la presentazione in sede amministrativa della domanda ed azione preceduta invece da domanda che sebbene non corredata dalla documentazione prescritta…sia tuttavia accompagnata da altra documentazione avente per legge analoga valenza probatoria”.
La Suprema Corte ha anche avuto modo di chiarire che possono essere sollevate, per via giudiziale, eccezioni e contestazioni non sollevate in via amministrativa (in tal senso si veda Cass. Civ. Sez. Lav. n. 2596/98).
Con riferimento al Giudice territorialmente competente di cui all’art. 444 c.p.c., si è definitivamente consolidato l’indirizzo giurisprudenziale che ha ritenuto non estensibile alle casse professionali la disposizione di cui al citato art. 444 c.p.c. terzo comma (si vedano, tra le recenti, Cass. Civ. Sez. Lav. nn. 21317 e 11646 del 2004 e Cass. Civ. Sez. Lav. n. 12380/2003 – contra Cass. Civ. Sez. Lav. n. 5552/1993).
Il Giudice competente a conoscere di tutte le controversie in materia di previdenza che vedano coinvolti gli enti gestori della previdenza obbligatoria in favore dei liberi professionisti sarà il Tribunale, in funzione di Giudice del Lavoro, nella cui circoscrizione ha la residenza l’attore, ai sensi del 1° comma dell’art. 444 c.p.c.





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