Il portale della previdenza dei professionisti

logo-old.png
jfw_prefett_500x64_small.gif
Home arrow Previdenza Professionale arrow La rivalutazione delle pensioni e degli scaglioni
La rivalutazione delle pensioni e degli scaglioni

 Nell’ambito del sistema previdenziale forense, si è posto un problema in relazione alle modalità di liquidazione del trattamento pensionistico e, in particolare, in relazione alle modalità di rivalutazione delle pensioni, all’individuazione dei redditi da inserire nella media su cui effettuare il calcolo della pensione mediante l’applicazione delle aliquote previste per i diversi scaglioni, in relazione alle modalità di rivalutazione di tali redditi e, infine, in relazione alle modalità di rivalutazione dei limiti di reddito costituenti i diversi scaglioni su cui sono applicate le diverse aliquote.
In via preliminare, occorre sottolineare che le questioni, obiettivamente problematiche, non riguardano esclusivamente Cassa Forense ma hanno impatto su tutti i sistemi previdenziali dei liberi professionisti privatizzati ai sensi del D.Lgs. n. 509/94 che sono regolati da normative analoghe se non proprio testualmente coincidenti.
Prima di procedere all’esame e all’approfondimento delle questioni sottoposte alla cognizione della Suprema Corte di Cassazione è necessario preliminarmente dare conto delle modalità di calcolo della pensione, nell’ambito dei sistemi previdenziali reddituali di cui al D.Lgs. n. 509/94 (Cassa Forense, Cassa Ragionieri, Cassa Commercialisti, Inarcassa, Cassa Geometri ecc. ecc.).
Si considerano i migliori redditi (generalmente 10 su 15 ma il numero dei redditi è stato incrementato, ai sensi del comma 12 dell’art. 3 della L. n. 335/95 e con interventi regolamentari delle singole Casse) dichiarati sino al pensionamento ( o sino all’anno anteriore a seconda del sistema); tali redditi, ai fini della media, vengono, in taluni dei menzionati sistemi (Cassa Forense, Inarcassa, Cassa Geometri), presi in considerazione solo sino al limite su cui viene pagata la contribuzione soggettiva con la maggiore aliquota; tali redditi vengono rivalutati attraverso l’applicazione di un coefficiente pari alla differenza tra il coefficiente di rivalutazione relativo all’anno di produzione del reddito e quello del penultimo anno anteriore alla maturazione del diritto a pensione (alcuni sistemi prevedono, invece, l’ultimo anno anteriore alla maturazione del diritto a pensione; cfr ad esempio il sistema dei dottori commercialisti); i coefficienti di rivalutazione vengono determinati, di anno in anno, con deliberazione del C.d.A. sottoposta ad approvazione ministeriale; così individuata e determinata la base reddituale, si applicano le diverse aliquote previste sui diversi scaglioni di reddito; tali scaglioni sono delimitati da limiti reddituali che si rivalutano di anno in anno, con decorrenza dal 1° gennaio di ciascun anno.
Sempre sotto il profilo strettamente normativo deve, altresì, sottolinearsi che la rivalutazione dei redditi da porre all’interno della base pensionabile e quella relativa ai redditi delimitanti gli scaglioni per l’applicazione delle diverse aliquote pensionistiche sono disciplinate da norme diverse contenute in articoli distinti.
In particolare la norma concernente la rivalutazione dei redditi delimitanti gli scaglioni è contenuta nello stesso articolo concernente la rivalutazione delle pensioni della quale dovrebbe seguire il regime e la decorrenza.
Ferme tali premesse, occorre anche sottolineare che le questioni hanno trovato univoche risposte da parte della Suprema Corte di Cassazione che, se da una parte ha censurato le modalità di rivalutazione delle pensioni adottate dalla Cassa affermando che, a prescindere dal momento di maturazione della pensione, la rivalutazione debba essere effettuata dal 1° gennaio dell’anno successivo (e non dal 1° gennaio del secondo anno successivo), dall’altro canto ha dato ragione del comportamento della Cassa in ordine all’esclusione dalla base pensionabile del reddito prodotto nell’anno del pensionamento, in ordine alla rivalutazione sino all’anno precedente alla maturazione del diritto a pensione (e non sino all’anno di maturazione medesimo) degli scaglioni su cui applicare le diverse aliquote pensionistiche ed infine in ordine alla correttezza dell’uso, ai fini della rivalutazione dei redditi, dei coefficienti determinati con deliberazione adottata nell'anno anteriore alla maturazione del diritto a pensione (sulla rivalutazione della pensione a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo al pensionamento, si vedano Cass Civ. Sez. Un. n. 8684/1996 e Cass. Civ. Sez. Un. n. 7281/2004; sulle questioni della individuazione e della rivalutazione dei redditi da inserire in base pensionabile nonché su quella della rivalutazione dei limiti di reddito delimitanti gli scaglioni su cui applicare le differenti aliquote pensionistiche si vedano, invece, Cass. Civ. Sez. Lav. nn. 20010/04; 21550/04; 18543/2004; 5084/2002 e 10218/2000).
Tuttavia, se la Suprema Corte ha affrontato, con dovizia di argomenti e per ben due volte a Sezioni Unite, la questione delle modalità di rivalutazione della pensione (dal 1° gennaio dell’anno immediatamente successivo all’anno di maturazione del diritto a pensione), non sono state oggetto di altrettanta doviziosa attenzione tutte le ulteriori questioni relative all’individuazione dei redditi da porre all’interno della base pensionabile alla rivalutazione dei redditi medesimi e dei limiti reddituali su cui applicare le diverse aliquote per il calcolo ella pensione.
Queste ultime questioni, anche se coinvolgono norme distinte (in particolare diversa è la norma che prevede la rivalutazione dei redditi costituenti la base pensionabile e quella dei redditi delimitanti gli scaglioni), sono state, tuttavia, dalla Suprema Corte trattate congiuntamente con la conclusione, sotto questo profilo non del tutto esaustiva, secondo cui i redditi delimitanti gli scaglioni su cui applicare le aliquote pensionistiche debbono essere rivalutati solo sino all’anno anteriore al pensionamento e non sino all’anno del pensionamento.
Tale conclusione, invero, non è mai sorretta da un ragionamento autonomo ed a volte non è neppure specificatamente argomentata essendo di norma tratta come conseguenza automatica di analoghe conclusioni raggiunte con riferimento alla rivalutazione dei redditi da porre all’interno della base pensionabile o, addirittura, come conseguenza implicita del fatto che il reddito prodotto nell’anno di maturazione del diritto a pensione non rientra nella base pensionabile (si veda, in tal senso, Cass. Civ. Sez. Lav. n. 18543/2004).
Cass. Civ. Sez. Lav. n. 5084/2002, al riguardo, ha avuto modo di affermare che gli scaglioni sono privi di autonomia in quanto configurerebbero mere quote di un dato massimale, senza, tuttavia, avvedersi che, così argomentando, non si potrebbe che giungere alla conclusione che i limiti reddituali costituenti gli scaglioni debbano essere rivalutati sino all’anno del pensionamento e non sino all’anno anteriore.
Ed infatti, il reddito dichiarato nell’anno del pensionamento e prodotto nell’anno precedente entra nella base pensionabile (non rivalutato), sino al limite su cui viene pagata la prima aliquota del contributo soggettivo.
Tale limite è coincidente con il limite più alto dell’ultimo scaglione di pensione (su cui viene applicata l’aliquota più bassa).
Sul reddito dichiarato nell’anno del pensionamento, e prodotto l’anno precedente, insomma, viene pagata la contribuzione con aliquota più alta, sino al limite reddituale rivalutato al 1° gennaio dell’anno del pensionamento.
Analogamente dovrebbe concludersi con riferimento ai limiti di reddito costituenti gli scaglioni per l’applicazione delle diverse aliquote pensionistiche che, parimenti, dovrebbero essere rivalutati sino all’anno del pensionamento.
Il ragionamento seguito dalla Suprema Corte, inoltre, si discosta da un’interpretazione letterale della norma, traendo argomento da una complessiva interpretazione del sistema previdenziale che pone in correlazione gli scaglioni per il calcolo della pensione con gli scaglioni reddituali su cui applicare le diverse aliquote contributive.
Tale percorso argomentativo, tuttavia, non appare sorretto da adeguata giustificazione in quanto le modalità di calcolo della pensione e la stessa prestazione non debbono porsi, in sistemi solidaristici come quelli che ci occupano, in rapporto di stretta corrispettività con l’ammontare della contribuzione e l’art. 2 quarto comma della L. n. 576/1980, così come le analoghe norme presenti negli altri ordinamenti previdenziali libero – professionali, fanno riferimento agli scaglioni senza alcuno specifico riferimento alla norma sul calcolo dei contributi.
In altre parole gli scaglioni, per espressa previsione legislativa, sono previsti come rivalutabili al 1° gennaio di ciascun anno e, sempre per espressa previsione legislativa, si applicano solo dopo aver determinato la base pensionabile (con la relativa individuazione e rivalutazione dei redditi da inserire nella base stessa), sicchè, nel momento della maturazione del diritto a pensione, dovrebbero essere di importo rivalutato sino al 1° gennaio dell’anno del pensionamento e non sino al 1° gennaio dell’anno precedente.





Segnala su OK Notizie!Reddit!Del.icio.us! Facebook!
 


PER EVENTUALE ASSISTENZA LEGALE E' POSSIBILE CONTATTARE IL CURATORE DEL PORTALE PREVIDENZA PROFESSIONISTI AI RECAPITI INDICATI IN
 

faccialibrodef.jpg



domiciliazioniprevprof.jpg

      SCAPPO IN BRASILE...
       www.ideabrasile.it

bannerprevprof.jpg

 

cerca ancora nel sito

Ricerca personalizzata

Cerca Professionisti