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Comma 763 dell'art. 1 della finanziaria 2006: più diritti per i giovani
 

L'art. 1, comma 763 della legge finanziaria, inserito dall’ art. 1, comma 766 del maxi emendamento sostitutivo degli articoli da 1 a 18 che compongono il disegno di legge n. 1183, ha sostituito i primi due periodi dell'art. 3 comma 12 della L. n. 335/95, ed ha introdotto nuovi principi informatori dell'esercizio della potestà provvedimentale degli enti previdenziali privatizzati.

La precedente versione dell'art. 3 comma 12 della L. n. 335/95, infatti, prevedeva la possibilità di adottare deliberazioni di variazione dei criteri di determinazione dei trattamenti pensionistici salvaguardando rigidamente il principio del pro rata.

Le Casse, nell'esercizio della potestà regolamentare, trovandosi nella necessità e nell'urgenza di adottare provvedimenti sul fronte delle prestazioni che fossero idonei a ridurre o, almeno, a frenare l'incremento del debito latente maturato e maturando nei confronti dei propri iscritti hanno dovuto fare i conti con il severo ed incondizionato obbligo del rispetto del pro rata.

In tal senso, anche le sostanziali riforme di sistema della Cassa Ragionieri e della Cassa Commercialisti hanno pagato un considerevole tributo all'allora necessitato obbligo di rispetto del principio del pro rata che ha impedito un, pure richiesto, maggiore contemperamento delle aspettative maturate dagli iscritti di lunga data con quelle maturande dai più giovani contribuenti.

Il cammino delle riforme è segnato, infatti, da numerosi approfondimenti sulla tematica del pro rata che, come noto, è un principio d'origine legale che trovava la fonte proprio nella precedente versione dell'art. 3 comma 12 della L. n. 335/95 e non già in norme di rango costituzionale.

A ben vedere, poi, è la legge n. 335/95 nel suo complesso che ha generalizzato l'applicazione del pro rata al sistema dell'AGO, facendovi ricorso nel contesto del passaggio al sistema contributivo e garantendo la precedente modalità di calcolo della pensione per quanto attiene alle anzianità contributive maturate sino all'entrata in vigore della legge.

E, tuttavia, pur comprendendo le esigenze di certezza del diritto insite nell'obbligo del rispetto del pro rata, non può sottacersi che il suo rigido rispetto non può che determinare inevitabili diseguaglianze tra generazioni di contribuenti, tanto più odiose e inique all'interno di bacini chiusi e di dimensioni contenute come quelli delle Casse libero professionali.

Va, pertanto, salutata con ottimismo sia l'attenuazione del rigido vincolo del pro rata che, così come risultante dal comma 763 dell'art. 1 della legge finanziaria, deve essere solo tenuto presente dagli enti e non già integralmente rispettato, sia, di riflesso, l'esplicita enucleazione di nuovi importanti criteri direttivi quali la gradualità e, soprattutto, l'equità tra generazioni.

Deve ritenersi, pertanto, che sia proprio l'equità intergenerazionale che potrà giustificare la parziale compromissione delle aspettative in corso di maturazione e, tuttavia, sarà particolarmente delicato e complicato un futuro sindacato sul corretto esercizio dei poteri regolamentari degli enti (naturalmente nel rispetto dei vincoli di cui al D.Lgs. n. 509/94) in quanto entreranno, probabilmente, in gioco categorie tipiche del diritto amministrativo come la discrezionalità e l'eccesso di potere.

In ogni caso l'attenuato vincolo del pro rata rende legittimo ed auspicabile un ripensamento delle recenti riforme adottate da importanti Casse del comparto, come la Cassa Commercialisti e la Cassa Ragionieri, considerando il ruolo determinante e condizionante che ha rivestito il rigido vincolo del pro rata nel complesso processo decisionale che ha condotto alle riforme stesse e considerate le dolorose rinunce che sono state imposte alle giovani generazioni in relazione alle allora esistenti strettoie normative.

E' pur vero che, con le summenzionate riforme, si è esercitata l'opzione per il sistema contributivo e che, ai sensi dell'ultimo periodo dell'art. 3 comma 12 della L. n. 335/95, tuttora vigente, tale opzione poteva essere effettuata esclusivamente per il sistema contributivo definito dalla medesima L. n. 335/95 e, cioè, per un sistema contributivo che, di per sè, impone il rispetto del pro rata con riferimento alle anzianità contributive anteriori all'entrata in vigore della legge.

Nel dubbio lasciato da una normativa sempre più lacunosa e poco coordinata, si ritiene che, attualmente, gli enti, in relazione alla necessità di salvaguardare l'equità intergenerazionale, potrebbero diminuire le aliquote per il calcolo delle pensioni (nei limiti in cui tale potere, ai sensi dell'art. 3 del D.Lgs. n. 509/94, sia attribuito dalle rispettive leggi istitutive) incidendo anche sulle anzianità contributive già maturate dai propri iscritti, a condizione che tale incisione rispetti l'ulteriore criterio della gradualità.





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