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Alla consulta il comma 763 dell'art. 1 della finanziaria
 

VA ALLA C0NSULTA IL COMMA 763 DELLA LEGGE FINANZIARIA 296/06.
di Anna Campilii
avvocato previdenzialista in Parma

Si discuterà alla Corte costituzionale il prossimo primo aprile 2008 l’ordinanza del Tribunale di Lucca del 12/07/2007 (in Gazzetta Ufficiale n.. 40 del 17/10/2007), che solleva dubbi di incostituzionalità sul comma 763 della legge 296/06, il cui ultimo periodo fa salvi gli atti ed i provvedimenti adottati dalle Casse privatizzate dal 1994 in poi, ivi inclusa la delibera della Associazione Cassa nazionale di assistenza e di previdenza dei ragionieri e periti commerciali (CNPR) adottata in data 22.06.2002, che ha improvvisamente elevato la media reddituale valutabile ai fini pensionistici da 16 anni a 24 anni, producendo un effetto di “annacquamento” della media reddituale e quindi la riduzione delle pensioni di circa il 20%. Nel 2003 la CNPR ha poi introdotto altri tagli pensionistici come il coefficiente di neutralizzazione delle pensioni di anzianità ed il calcolo contributivo dal 01.01.04 anche per coloro che avevano un’anzianità contributiva superiore a 18 anni.

E’ così accaduto che i ragionieri i quali hanno raggiunto i requisiti pensionistici (di età, di anzianità contributiva o di invalidità) entro il 21 giungo 2002 hanno percepito la pensione intera, mentre chi ha raggiunto gli stessi requisiti pensionistici dal giorno 22 giugno 2002 in poi ha ricevuto una pensione ridotta (a volte anche del 50%), a parità di contributi versati e di anzianità contributiva.
I professionisti pensionati hanno quindi avviato un nutrito contenzioso contro la CNPR per far valere la violazione della legge 335/95, art. 3 comma 12°, che accorda alla Cassa il potere di cambiare i criteri di determinazione delle pensioni, ma nel rigoroso rispetto del maturato economico (principio del pro rata).
Fino al 31.12.2006 i professionisti hanno vinto quasi tutte le cause primo grado presso i Tribunali di loro rispettiva residenza. Ma poi le Casse sono corse ai ripari, ottenendo che nella finanziaria, approvata con legge 296/06, fosse inserito l’emendamento governativo recepito al comma 763 dell’articolo unico, il cui ultimo periodo dispone che sono fatti salvi gli atti e le delibere adottati in precedenza.
Secondo i comunicati stampa delle Casse privatizzate e le loro difese giudiziali, il comma 763 doveva realizzare il loro libro dei sogni, mediante l’attribuzione di pieni ed insindacabili poteri normativi e mediante la “sanatoria dei vizi di tutte le delibere adottate da tutte le Casse dall’epoca della privatizzazione in poi.
Alcuni giudici di primo grado hanno interpretato il comma 763 nel senso voluto dalle Casse, ma è accaduto che TUTTE le Corti d’appello finora interpellate (di Torino, Milano e Firenze) hanno deciso nel senso che il comma 763 non è applicabile alle cause in corso in quanto non ha valore retroattivo e comunque si limita a prorogare l’efficacia delle vecchie delibere, senza tuttavia determinarne la legittimità.
Il Tribunale di Lucca è uno di quei Giudici di primo grado, che ha accolto la tesi delle Casse, ma l’ha ritenuta incostituzionale, rimettendo quindi la questione al Giudice delle leggi.

Il primo aprile la Consulta dovrà decidere in primo luogo se il comma 763 sia applicabile al caso di specie (requisito della rilevanza della questione) e subordinatamente se sia suscettibile di una interpretazione conforme ai principi costituzionali.
Circa la interpretazione da dare alla norma in esame, si segnala che la giurisprudenza ha accolto in prevalenza la tesi favorevole ai pensionati attori, affermando quanto segue.

A) La norma di salvaguardia non è retroattiva e quindi non si applica alle fattispecie decise in quanto non è interpretativa e manca pure una espressa dichiarazione di retroattività. Al contrario, l’ultimo comma (n. 1364) dell’articolo unico della legge finanziaria n. 296/06 stabilisce: “La presente legge entra in vigore dal 1° gennaio 2007, ad eccezione dei comma 966, 967, 968 e 969, che entrano in vigore dalla data di pubblicazione della presente legge”.

B) La norma di salvaguardia è suscettibile di una interpretazione costituzionalmente adeguata.
Gli atti amministrativi ad efficacia continuata diventano illegittimi per eccesso di potere, se non vengono modificati per adeguarli allo ius superveniens. Per evitare alle Casse di dover modificare tutti gli atti pregressi (che furono assunti nell'ottica della stabilità a 15 anni, ma non a 30 anni) la norma di salvaguardia ne ha prorogato l’efficacia, senza tuttavia incidere sulla loro legittimità .
La sentenza Corte d’Appello di Torino n. 135/07 del 02.02.07 afferma:
“Far salvo un provvedimento significa che esso non perde efficacia per effetto della nuova norma di legge ma non che esso è anche conforme a legge. Gli atti e provvedimenti adottati dagli enti prima dell’entrata in vigore della modifica dell’art. 3 comma 12 legge 335/95 rimangono efficaci e la loro legittimità dovrà essere vagliata alla luce del vecchio testo di detta norma per i pensionamenti attuati entro il 2006” (Conformi: C. App. Torino sent. 579/07 del 24.04.07 e C. App. Torino sent. 581/07 del 24.04.07).
La Corte di Appello di Milano, con sentenze nn. 344 del 9 febbraio 2007, n. 530 dell’8 giugno 2007, n. 947 del 17.10.07 si è conformata all’orientamento della Corte di Appello di Torino.
La Corte d’appello di Firenze, con sentenza n. 417/2007 del 18.04.2007, ha ulteriormente argomentato: “A giudizio del Collegio, l'inciso del comma 763 contiene una generica formula di salvezza degli atti già deliberati in base alla normativa previgente (trattandosi di prestazioni pensionistiche a carattere continuativo), ma non può essere inteso addirittura come una sorta di generale "sanatoria” di qualsiasi di tipo di violazione di legge commessa in precedenza dagli enti previdenziali privatizzati (non solo con deliberazioni ma, secondo la tesi che qui si rigetta, anche con singoli "atti" riguardanti posizioni individuali). L' eventuale intento del legislatore di sanare violazioni di legge pregresse, oltretutto, avrebbe richiesto, per l'eccezionalità dell'intervento, una voluntas legis espressa in modo chiaro ed univoco, accompagnata dalla contemplazione ed enunciazione delle illegalità commesse dagli enti previdenziali. Niente di tutto ciò può ricavarsi dalla disposizione sopra riportata. Del resto, 1' interpretazione sopra accolta della norma in esame (condivisa da App. Torino citata) sembra al Collegio l'unica possibile e costituzionalmente orientata: diversamente, l'ultima parte del comma 763 avrebbe il significato di introdurre un singolare e irrazionale regime intermedio, diretto a sanare le più varie e non enumerate forme di violazioni di legge perpetrate prima del 27.12.2006 (e a introdurre un ristretto periodo nel quale non si dovrebbe neppure “avere presente il principio del pro rata”, principio che poi riprenderebbe un limitato significato dopo il 27.12.2006”).
Se quindi la Consulta prenderà atto della esistenza di tali interpretazioni “costituzionalmente adeguate”, pronuncerà una ordinanza interpretativa di infondatezza della questione. In tal caso, la decisione interpretativa di rigetto vincolerebbe il Giudice a quo, mentre in tutti gli altri casi il giudice conserva il potere-dovere di interpretare in piena autonomia le disposizioni di legge, purché ne dia una interpretazione costituzionalmente orientata, ancorché differente da quella indicata nella interpretazione interpretativa di rigetto (Cass. SS.UU 17. 05.2004, n. 23016).

La Consulta entrerebbe invece nel merito, se ritenesse che al comma 763 dev’essere attribuita, come unica interpretazione, quella voluta dalle Casse, secondo le quali la legge finanziaria avrebbe sanato la produzione normativa esercitata in violazione di legge, in base ad una propria discrezionalità, consistente nella scelta di migliorare le performance del bilancio previsto per l’anno 2043 attraverso la improvvisa riduzione della spesa pensionistica, piuttosto che attraverso l’aumento dei contributi.
Il Tribunale di Lucca sospetta di incostituzionalità tale interpretazione per violazione dei principi di razionalità (art. 2), uguaglianza (art. 3), affidamento nella prestazione previdenziale (art. 38), azionabilità dei diritti (art. 24).
Si può aggiungere che “dove esiste un potere discrezionale, non esistono diritti soggettivi dei singoli, ma soltanto interessi” (Landi Potenza, Manuale di diritto amministrativo, 9^ edizione, pag. 178). Il comma 763 in esame, nella interpretazione da ultimo prospettata, avrebbe addirittura degradato i diritti costituzionalmente riconosciuti dall’art. 38 Cost. ad interessi semplici, non assistiti da alcuna tutela giurisdizionale in quanto non più soggetti né a sindacato di legittimità, né a sindacato di merito (concernente la loro opportunità, necessità o convenienza).
La questione è quindi di grande rilevanza economica per i ragionieri neopensionati e pensionandi, ma anche di grande rilevanza costituzionale per il sistema previdenziale italiano, in quanto dalla sua soluzione dipende la distruzione o meno dei diritti previdenziali dei liberi professionisti e la legittimità o meno di una delega in bianco alle Casse professionali per la gestione di poteri legislativi ed esecutivi insindacabili (cioè sottratti al controllo giurisdizionale).

ANNA CAMPILII





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