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Infortunio sul lavoro: la giurisprudenza in materia di infortunio in itinere
 
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INFORTUNIO SUL LAVORO: l' infortunio in itinere

In materia di Infortunio sul lavoro la Giurisprudenza, soprattutto della Suprema Corte, è stata per lo più chiamata ad esprimersi sull'aspetto delicato del cd Infortunio in itinere, quell' infortunio, cioè, che non è avvenuto durante lo svolgimento dell'attività lavorativa ma ha avuto luogo durante il tempo impiegato dal lavoratore negli spostamenti da e per il luogo di lavoro. Quella che segue è una raccolta delle più interessanti e recenti sentenze in materia per una rapida panoramica delle principali questioni legate a questo tema.


Infortunio sul lavoro: In linea generale ,quando sussistono i presupposti dell'infortunio in itinere?
Ai sensi dell'art. 2 d.P.R. n. 1124 del 1965, l'indennizzabilità dell'infortunio in itinere, subito dal lavoratore nel percorrere, con mezzo proprio, la distanza fra la sua abitazione ed il luogo di lavoro, postula: a) la sussistenza di un nesso eziologico tra il percorso seguito e l'evento, nel senso che tale percorso costituisca per l'infortunato quello normale per recarsi al lavoro e per tornare alla propria abitazione; b) la sussistenza di un nesso almeno occasionale tra itinerario seguito ed attività lavorativa, nel senso che il primo non sia dal lavoratore percorso per ragioni personali o in orari non collegabili alla seconda; c) la necessità dell'uso del veicolo privato, adoperato dal lavoratore, per il collegamento tra abitazione e luogo di lavoro, considerati i suoi orari di lavoro e quelli dei pubblici servizi di trasporto e tenuto conto della possibilità di soggiornare in luogo diverso dalla propria abitazione, purché la distanza fra tali luoghi sia ragionevole. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, con adeguata motivazione, aveva ritenuto l'indennizzabilità dell'infortunio, considerando non compatibili gli orari dei mezzi pubblici rispetto all'orario di lavoro, sia in relazione al disagio costituito dal prolungamento dell'assenza del lavoratore dalla sua famiglia, sia in riferimento alla possibilità di spostare l'orario di entrata ed uscita dal lavoro, valutato come meramente ipotetico, perché non vi era stato alcun accordo tra le parti e perché non si poteva ravvisare un obbligo in tal senso in capo al lavoratore).
Cassazione civile , sez. lav., 23 aprile 2004 , n. 7717




Infortunio sul lavoro: Ai fini dell' indennizzabilità è sufficiente che l'infortunio in itinere sia avvenuto durante lo svolgimento dell'attività lavorativa?
Ai fini dell'indennizzabilità di un evento dannoso che abbia portato alla morte di un lavoratore, non è sufficiente che il fatto si sia verificato in coincidenza di tempo e di luogo con l'attività lavorativa, o con il percorso abituale per raggiungere il luogo di lavoro, essendo comunque necessario un nesso eziologico fra l'attività lavorativa e l'infortunio, nel senso che la concreta attività del soggetto protetto ne abbia determinato l'esposizione a rischio (nella specie, è stata ritenuta non provata l'occasione di lavoro per la morte di un allevatore colpito da arma da fuoco mentre si recava presso la propria azienda).
Cassazione civile , sez. lav., 03 agosto 2004 , n. 14875

 

Infortunio sul lavoro: Che cosa copre il rischio che caratterizza l'infortunio indennizzabile?
Nell'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, la genericità della previsione legale circa il requisito della occasione di lavoro (art. 2 d.P.R. n. 1124 del 1965) lascia ritenere che il "quid pluris" caratterizzante il rischio proprio dell'infortunio in itinere sia ravvisabile non solo nel caso di obiettive caratteristiche del percorso obbligato conducente al posto di lavoro, ma anche in presenza di situazioni che, pur potendo teoricamente riguardare la generalità degli utenti della pubblica strada, siano collegate a determinate ed inconsuete circostanze (quali le condizioni meteorologiche particolarmente negative) e comportino un rischio aggravato che l'assicurato è obbligato ad affrontare proprio per necessità dovute all'espletamento del suo lavoro. (Nella specie, la lavoratrice assicurata si era infortunata scivolando sul fondo stradale ghiacciato mentre alle ore cinque circa di un mattino invernale si recava sul posto di lavoro per svolgervi le sue mansioni di addetta alla pulizia degli uffici e il giudice di merito, con la sentenza annullata dalla S.C. per la violazione del riportato principio di diritto, aveva escluso la operatività della copertura assicurativa per la inesistenza di un rischio superiore a quello comune a tutte le strade nel periodo invernale e per la mancanza di una specificità del rischio collegata ad una comprovata esclusività del percorso stradale).
Cassazione civile , sez. lav., 28 novembre 1998 , n. 12122

Infortunio sul lavoro: cosa significa rischio elettivo? cosa comporta?
In tema di infortunio “in itinere”, indipendentemente dall'applicazione del comma 3 dell'art. 2 d.P.R. n. 1124 del 1965 (aggiunto dall'art. 12 del d.lg. n. 38 del 2001), per rischio elettivo si intende una condotta personalissima del lavoratore, avulsa dall'esercizio della prestazione lavorativa o ad essa riconducibile, esercitata ed intrapresa volontariamente in base a ragioni e a motivazioni del tutto personali, al di fuori dell'attività lavorativa e prescindendo da essa, idonea ad interrompere il nesso eziologico tra prestazione ed attività assicurata. Ne consegue che l'infortunio in cui sia coinvolto il lavoratore in un tragitto non circoscritto allo spostamento casa-lavoro, di stretta limitazione spaziale, qualora non sia giustificato, nel concorso delle altre specifiche circostanze, da esigenze eccezionali ed indifferibili, non beneficia della tutela garantita dal citato decreto e la valutazione dell'esistenza dell'estensione eccezionale del rischio per particolari, giustificate esigenze e situazioni singolari, costituisce un accertamento di fatto la cui valutazione, se immune da vizio logico-giuridico, non è censurabile in cassazione. (Fattispecie in cui un giovane, per raggiungere il luogo di residenza familiare, ove vivevano genitori e fratello, a distanza di circa 1000 km dal cantiere nei cui pressi dimorava, nel corso del viaggio, intrapreso con beneplacito e a spese del datore di lavoro, decedeva in un incidente automobilistico).
Cassazione civile , sez. lav., 08 giugno 2005 , n. 11950

 

Infortunio sul lavoro: La colpa del lavoratore rende in ogni caso non indennizzabile l'infortunio?
La colpa esclusiva del lavoratore non osta all'operatività dell'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, salvo, anche in ipotesi di infortunio in itinere, il limite del "rischio elettivo", inteso quale scelta di un comportamento abnorme, volontario e arbitrario da parte lavoratore, tale da condurlo ad affrontare rischi diversi da quelli inerenti alla normale attività, secondo l'apprezzamento del fatto al riguardo compiuto dal giudice di merito. (Nella specie, in riferimento ad un infortunio in itinere occorso ad un lavoratore che aveva utilizzato la propria autovettura per tornare dal lavoro alla propria abitazione, il giudice di merito aveva escluso l'indennizzabilità dell'infortunio, sulla base del rilievo che l'incidente era addebitabile alla colpa esclusiva del medesimo lavoratore, che non aveva osservato un segnale di stop; la S.C. ha annullato con rinvio tale sentenza, sulla base del riportato principio di diritto e dell'inerente rilievo che neanche l'addebitabilità dell'incidente alla violazione di una specifica prescrizione delle regole della circolazione stradale è idonea, di per sè, a configurare l'ipotesi del rischio elettivo).
Cassazione civile , sez. lav., 04 dicembre 2001 , n. 15312


Infortunio sul lavoro: è perfettamente uguale usare un mezzo pubblico o un mezzo privato ai fini dell'indennizzabilità dell'infortunio in itinere?
In tema di indennizzo degli infortuni in itinere per i lavoratori, la rendita da riconoscere all’assicurato Inail in caso di incidente scatta soltanto se l’uso di un mezzo proprio - come l’automobile o lo scooter - per raggiungere il posto di lavoro è dettato dall’assenza di soluzioni alternative: è infatti il mezzo di trasporto pubblico lo strumento normale per la mobilità delle persone, che è in grado di ridurre al massimo i rischi. L’esigenza di conciliare le ragioni del bilancio dello Stato con i compiti di tutela sociale che pure competono alle istituzioni non consente infatti di gravare la collettività di spese ricollegabili a comportamenti non improntati alla necessaria prudenza. Pertanto se il lavoratore usa il mezzo privato per il tragitto casa-lavoro, non è possibile far rientrare nel rischio coperto dalle garanzie previste dalla normativa sugli infortuni in itinere una serie di condotte improntate a maggiore comodità - o minori disagi - laddove non vi sia una vera e propria necessità.
Cassazione civile , sez. lav., 17 gennaio 2007 , n. 995


Infortunio sul lavoro: Di quali esigenze bisogna avere riguardo perchè l'uso mezzo privato sia giustificabile?
Con particolare riguardo al cosiddetto infortunio in itinere, ai fini della sua indennizzabilità anche in caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, deve aversi riguardo a criteri che individuino la legittimità o meno dell'uso del mezzo in questione secondo gli "standards" comportamentali esistenti nella società civile e rispondenti ad esigenze tutelate dall'ordinamento, quali un più intenso legame con la comunità familiare ed un rapporto con l'attività lavorativa diretto ad una maggiore efficienza delle prestazioni. Nella specie è stata ritenuta la sussistenza del nesso eziologico tra l'infortunio e l'attività lavorativa in quanto la lavoratrice, segretaria di studio di un avvocato, nell’assolvimento delle sue mansioni si recava almeno una volta al mese presso lo studio di un commercialista, posto in località diversa dalla sede di residenza e di lavoro, per consegnare o ritirare documentazione fiscale e contributiva, su precise indicazioni del suo datore di lavoro; l’“occasione di lavoro" era costituita dal fatto che l’incidente stradale era avvenuto sul percorso di ritorno dallo studio del commercialista; l’uso del mezzo privato di trasporto era dettato dalla necessità per la lavoratrice di assolvere l’incarico nei tempi concordati e senza eccessivo dispendio di energie, considerato che la stessa era in stato avanzato di gravidanza e ciò rendeva certamente più penosi l’uso del mezzo pubblico ed un tratto di percorso a piedi.
Corte appello Bari, sez. lav., 28 luglio 2006 , n. 1468

In materia di indennizzabilità dell'infortunio in itinere occorso al lavoratore che utilizzi il mezzo di trasporto privato, non possono farsi rientrare nel rischio coperto dalle garanzie previste dalla normativa sugli infortuni sul lavoro situazioni che senza rivestire carattere di necessità - perché volte a conciliare in un'ottica di bilanciamento di interessi le esigenze del lavoro con quelle familiari proprie del lavoratore - rispondano, invece, ad aspettative che, seppure legittime per accreditare condotte di vita quotidiana improntate a maggiore comodità o a minori disagi, non assumono uno spessore sociale tale da giustificare un intervento a carattere solidaristico a carico della collettività. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, in relazione all'infortunio occorso ad una lavoratrice part-time, aveva evidenziato che la peculiare condizione di lavoro era volta di per sé a conciliare le esigenze lavorative con altre specifiche esigenze comprese quelle familiari e che il mancato risparmio di tempo derivante da una soluzione diversa da quella dell'uso del proprio motociclo non fosse di entità tale da incidere in maniera rilevante sulle sue comuni esigenze di vita familiare, sicché non si configurava una necessità di detto uso capace di giustificare e legittimare le rivendicazioni avanzate in giudizio).
Cassazione civile , sez. lav., 27 luglio 2006 , n. 17167



Infortunio sul lavoro: L'inerenza del viaggio all'attività lavorativa è oggetto di valutazione?
Ai fini della configurabilità quale infortunio in itinere, indennizzabile dall'Inail, dell'incidente stradale occorso al lavoratore durante il trasferimento autorizzato dal datore di lavoro che gli rifondeva le spese del viaggio dal luogo di lavoro a quello di abitazione della sua famiglia, diverso dalla dimora stabilita per motivi di vicinanza al lavoro, costituisce apprezzamento di fatto di stretta competenza del giudice di merito, non censurabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato, la valutazione dell'inerenza del viaggio all'attività lavorativa.
Cassazione civile , sez. lav., 08 giugno 2005 , n. 11950


Infortunio sul lavoro: L'interruzione del normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro comporta la non indennizzabilità dell'infortunio?
È manifestamente infondata, in riferimento agli art. 3 comma 1, 38 comma 2 e 76 cost., la q.l.c. dell'art. 2 comma 3 d.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124, aggiunto dall'art. 12 d.lg. 23 febbraio 2000 n. 38, nella parte in cui esclude dall'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali gli infortuni "in itinere" in ogni caso di interruzione non necessitata del normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro e non solo quando l'interruzione determini l'insorgenza di una situazione di rischio diversa da quella occasionata dallo svolgimento delle mansioni lavorative, così da comportare il venir meno dell'occasione di lavoro prevista dall'art. 2 comma 1 del citato d.P.R. n. 1124 del 1965. Premesso che tra i criteri direttivi della delega di cui all'art. 55 comma 1 lett. u) l. 17 maggio 1999 n. 144, vi era il recepimento dei principi giurisprudenziali consolidati in materia di indennizzabilità dell'infortunio "in itinere", tra i quali quello secondo cui una breve sosta, che non alteri le condizioni di rischio per l'assicurato, non integra l'ipotesi dell'"interruzione", la questione risulta sollevata sulla base dell'erroneo presupposto interpretativo dell'assoluta equiparazione tra breve sosta e interruzione, che deve invece essere esclusa alla luce di un'interpretazione adeguatrice che tenga conto del suindicato criterio direttivo e della tendenziale generalità della regola dell'indennizzabilità dell'infortunio in occasione di lavoro.
Corte costituzionale, 11 gennaio 2005 , n. 1

 

Infortunio sul lavoro: La permanenza nel luogo di lavoro oltre l'orario d'ufficio può provocare l'interruzione del nesso causale rilevante ai fini dell'indennizzo?
Nella ipotesi di indennizzo dell'infortunio subito dal lavoratore durante il ritorno a casa con proprio automezzo, il cui utilizzo sia obbligato, la permanenza del medesimo lavoratore sul luogo di lavoro dopo la fine del turno - permanenza che comunque non deve favorire un maggiore rischio per il rientro a casa - non è idonea ad interrompere il nesso causale tra l'evento dannoso e l'attività lavorativa (nella specie, la S.C., ha annullato la sentenza impugnata che aveva negato la indennizzabilità dell'infortunio "in itinere", occorso al lavoratore mentre dal luogo di lavoro, che aveva lasciato dopo trascorsi altri 50 minuti oltre la fine del turno per visita medica presso il sanitario della fabbrica e l'incontro con un sindacalista per questioni attinenti al lavoro, tornava alla propria abitazione.
Cassazione civile , sez. lav., 18 luglio 2002 , n. 10468


Infortunio sul lavoro: Anche per gli studenti è prevista una copertura assicurativa ma cosa copre?
Non è indennizzabile quale infortunio "in itinere" l'evento dannoso che colpisca lo studente nel tragitto da casa a scuola e viceversa, in quanto l'assicurazione infortunistica garantita dall'Inail, a differenza di quanto accade per i lavoratori, nel caso degli studenti opera limitatamente al rischio specifico connesso ad esperienze tecnico - scientifiche, esercitazioni pratiche o di lavoro e non è estensibile al di fuori di queste ipotesi.
Tribunale Vicenza, 02 gennaio 2004

Infortunio sul lavoro: come deve valutare il giudice il rischio elettivo ai fini della indennizzabilità del danno?

In tema di infortunio "in itinere", il rischio elettivo che ne esclude la indennizzabilità deve essere valutato con maggior rigore che nell'attività lavorativa diretta, sicché la violazione di norme fondamentali del codice della strada può integrare, secondo la valutazione del giudice di merito, un aggravamento del rischio tutelato talmente esorbitante dalle finalità di tutela da escludere la stessa in radice. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva rigettato la domanda di corresponsione della rendita Inail proposta dai superstiti di un lavoratore deceduto a causa di un infortunio occorsogli mentre alla guida di un ciclomotore si stava recando dalla propria abitazione nel luogo di lavoro, avendo imboccato una strada in violazione del divieto di transito, ed incrociato altra autovettura per evitare la quale aveva operato una repentina manovra che aveva determinato il ribaltamento del ciclomotore e le lesioni in seguito alle quali era deceduto).
Cassazione civile , sez. lav., 06 agosto 2003 , n. 11885


Infortunio sul lavoro: Sono indennizzabili gli infortuni avvenuti in luoghi di proprietà del lavoratore?

L'infortunio "in itinere", come tale indennizzabile nell'ambito della tutela del lavoratore contro il rischio di infortuni sul lavoro, non è configurabile - oltre che nell'ipotesi di infortunio subito dal lavoratore nella propria abitazione (o nel proprio domicilio o dimora) - anche in quella di infortunio verificatosi nelle scale condominiali od in altri luoghi di comune proprietà privata, atteso che l'indennizzabilità (come risulta chiaramente anche dalle nuove disposizioni di cui all'art. 12 del d.lg. n. 38 del 2000) presuppone che l'infortunio si verifichi nella pubblica strada o, comunque, non in luoghi identificabili con quelli di esclusiva (o comune) proprietà del lavoratore assicurato.
Cassazione civile , sez. lav., 09 giugno 2003 , n. 9211

 

Infortunio sul lavoro:l'alloggio di servizio è considerabile come luogo di lavoro?
Poiché l'alloggio di servizio, considerato come tale e non in relazione a particolari caratteristiche strutturali o di ubicazione del medesimo, non aggrava, rispetto ad una comune abitazione, il rischio generico di infortuni domestici e non determina perciò quel rapporto di occasionalità tra lavoro e incidente, necessario a qualificare il secondo come infortunio sul lavoro, non può ritenersi che un incidente, in quanto avvenuto nell'alloggio di servizio, possa essere qualificato come avvenuto in occasione di lavoro, ai sensi dell'art. 2 d.P.R. n. 1124 del 1965. (Nella specie, la sentenza impugnata, confermata dalla S.C., aveva escluso che l'infortunio occorso al lavoratore, caduto nell'uscire dalla doccia nell'alloggio di servizio, fosse qualificabile come infortunio sul lavoro ai fini della determinazione del periodo di comporto).
Cassazione civile , sez. lav., 09 dicembre 2002 , n. 17523



Infortunio sul lavoro: Può essere in qualche modo rilevante l'attività sindacale quale occasione di lavoro ai fini della indennizzabilità?
È indennizzabile l'infortunio "in itinere" occorso ad un lavoratore in permesso sindacale recatosi, perché formalmente convocato, ad un incontro presso il Ministero del lavoro per discutere in ordine a problematiche di preminente interesse aziendale. In tal caso, infatti, non può sostenersi che l'attività sindacale esuli dalle finalità produttive del datore di lavoro, alla realizzazione delle quali piuttosto tende.
Tribunale Taranto, 25 ottobre 2002.

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