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intercettazioni telefoniche ed ambientali
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La normativa codicistica in tema di intercettazioni, telefoniche ed ambientali, prevede limiti e vincoli che costituiscono espressione del principio della segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione di cui all'art. 15 della Carta Costituzionale a norma del quale tale libertà fondamentale può essere limitata solo: " per atto motivato dell'Autorità Giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge".
In tema di intercettazioni, l'art. 15 prevede dunque una riserva di giurisdizione ed una riserva di legge, di talchè, in via ordinaria le intercettazioni sono richieste dal PM e disposte/autorizzate dal GIP; spetta poi al PM adottare ogni conseguente decreto per eseguire in concreto le intercettazioni telefoniche e/o ambientali autorizzate dal GIP. Ricordiamo, incidentalmente, che le intercettazioni ambientali sono volte alla captazione delle conversazioni che si svolgono in determinati luoghi mediante la collocazione di apposite apparecchiature (ad esempio, all'interno di luoghi di privata dimora o di autovetture).
Le condizioni stabilite dall'art. 267 cpp perchè siano disposte/autorizzate le intercettazioni è che vi siano gravi indizi di reato, a prescindere dalla responsabilità soggettiva e che le medesime risultino assolutamente indispensabili ai fini della prosecuzione delle indagini. Inoltre le intercettazioni possono essere disposte/autorizzate solo laddove il reato, con riferimento al quale sussistono i gravi indizi di reità, sia compreso tra quelli indicati all'art. 266 cpp e, cioè:
"a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4 cpp;
b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4 cpp;
c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;
d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
e) delitti di contrabbando;
f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, (2) molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono;
f-bis) delitti previsti dall'articolo 600-ter, terzo comma, del codice penale, anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1 del medesimo codice."
Le interecettazioni ambientali in abitazione o in altri luoghi di privata dimora possono essere disposti solo se si abbia il fondato sospetto che vi sia in corso di svolgimento l'attività criminosa.
Occorre segnalare che i descritti requisiti per disporre le intercettazioni telefoniche ed ambientali risultano attenuati nell'ambito delle indagini relative a: criminalità organizzata;
b: reati di minaccia con il mezzo del telefono;
c: delitti contro la personalità individuale.

In base alla legge n 203 del 12 luglio 1991, per tali ipotesi di reato, le intercettazioni possono essere disposte/autorizzate purchè vi siano sufficienti indizi  e le intercettazioni siano necessarie per la prosecuzione delle indagini. Le intercettazioni ambientali, presso l'abitazione o altro luogo di privata  dimora, poi, non presuppongono che sia in corso l'attività criminosa.

Laddove vi sia l'urgenza di disporre l'intercettazione per non pregiudicare l'acquisizione della prova del reto che forma oggetto di indagine, essa può essere disposta dal Pm il quale è tenuto a trasmettere al GIP il relativo decreto per la convalida entro le 24hh ore successive. Il GIP dovrà convalidare il decreto nelle successive 48hh in quanto, in difetto, gli elementi acquisiti con le intercettazioni medio tempore effettuate non potranno essere utilizzati.


IL PROCEDIMENTO PER DISPORRE INTERCETTAZIONI

L’art. 267 c.p.p. disciplina il procedimento ordinario tramite il quale vengono disposte le intercettazioni. In particolare, il pubblico ministero richiede al giudice per le indagini preliminari l’autorizzazione alla effettuazione delle stesse, trasmettendo contestualmente alla richiesta tutti gli atti necessari per rilevare l’esistenza dei presupposti richiesti dalla legge. Il gip le autorizza con decreto motivato.
Ottenuta l’autorizzazione del gip, il pubblico ministero provvede ad emanare un successivo decreto con cui vengono regolate le modalità e la durata delle operazioni che possono essere svolte unicamente per mezzo degli impianti istallati all’interno della Procura della Repubblica. Tuttavia, nell’ipotesi in cui i suddetti impianti risultino insufficienti o inidonei o esistano eccezionali ragioni di urgenza, il pubblico ministero avrà la possibilità di ricorrere adottando un provvedimento motivato all’utilizzo di impianti di pubblico servizio o in dotazione alla polizia giudiziaria.
Elemento essenziale del decreto del pubblico ministero è senza dubbio l’indicazione della durata delle intercettazioni che non può superare i quindici giorni. Nell’ipotesi in cui permangano i presupposti dei gravi indizi di colpevolezza e la assoluta indispensabilità ai fini della prosecuzione delle indagini, i termini possono essere prorogati dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di quindici giorni.
Nell’ipotesi in cui l’intercettazione debba essere effettuata per lo svolgimento di indagini su delitti di criminalità organizzata, la durata delle operazioni non può superare i quaranta giorni, e può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di quaranta venti giorni nell’ipotesi in cui permangano i presupposti.
Il nostro legislatore ha, inoltre, previsto un procedimento di urgenza, per il quale,  in presenza comunque dei presupposti necessari per procedere alle intercettazioni, il pubblico ministero le dispone con decreto motivato che viene comunicato al giudice non oltre 24 ore decorrenti dal proprio provvedimento. Quest’ultimo dovrà entro quarantotto ore decidere sulla convalida con decreto motivato. Nell’ipotesi in cui la convalida non intervenga, l’intercettazione non potrà essere proseguita e quanto già raccolto non potrà essere utilizzato.




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