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la simulazione di reato formale e reale
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L'art. 367 cp prevede e punisce la fattispecie delittuosa della simulazione formale di reato, mentre il successivo art. 368 cp quella della simulazione reale.
 
Entrambe la fattispecie sono inquadrabili nell'ambito dei cc.dd. reati di pericolo in quanto, ai fini del loro perfezionamento, non è necessario che il procedimento penale sia realmente avviato essendo invece sufficiente che insorga il pericolo che esso s'avvii inutilmente. La differenza essenziale tra le due fattispecie consiste nello strumento attraverso il quale viene posta in essere la condotta simulatoria: una querela, una richiesta o un'istanza per la simulazione formale la predisposizione di tracce di un reato nella simulazione reale.
 
Il delitto di simulazione di reato si distingue, poi, da quello di calunnia o di autocalunnia, per il fatto che il delitto simulato non viene riferito ad un soggetto agente determinato.
 
I presupposti necessari affinchè possa dirsi integrato il delitto in esame sono: 1) che la simulazione abbia ad oggetto un reato; 2) che il reato non sia avvenuto; 3) che non si tratti di un'incolpazione personale; 4) che la simulazione crei il pericolo d'avvio di un procedimento penale secondo un giudizio prognostico da formularsi ex ante.
 
Con riferimento al momento di consumazione del delitto, la simulazione formale si consuma nel momento in cui l'autorità riceve la denuncia (anche se talune pronunce escludono il reato laddove intervenga una ritrattazione immediata); per ciò che concerne la simulazione reale, si discute se la consumazione sia contestuale alla predisposizione delle tracce o coincida con il rinvenimento delle stesse da parte dell'autorità.
 
Discusso è, altresì, se possa configurarsi il tentativo di simulazione di reato; per la tesi positiva milita la possibilità di individuare un iter criminis nella condotta simulatoria, per la tesi negativa si schiera quanta parte della dottrina ritiene, a priori, non configurabile il tentativo in relazione ai reati di pericolo.
 
La giurisprudenza si è occupata a più riprese del delitto in esame sotto il profilo dell'idoneità della condotta simulatoria ad ingenerare il pericolo di offesa al bene protetto costituito dall'interesse al corretto funzionamento degli organi preposti all'accertamento ed alla repressione dei reati. In tale prospettiva, per l'esclusione del delitto, la giurisprudenza richiede l'assoluta inverosomiglianza della denuncia o, sotto altra prospettiva, che la ritrattazione (non costituente autonoma causa di non punibilità) intervenga immediatamente, spontaneamente e che la stessa sia destinata alla stessa autorità che abbia ricevuta la falsa denuncia.
 




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