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le sanzioni disciplinari

Le sanzioni disciplinari: i tipi, il procedimento, obblighi e oneri del datore, facoltà e diritti del lavoratore, impugnativa giudiziale e richiesta di conciliazione

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lo Statuto dei Lavoratori

 

impugnativa sanzioni disciplinari modello


la sanzione disciplinare non costituisce mobbing

La Cassazione afferma che la sanzione disciplinare e la sostituzione – ma non il demansionamento - del lavoratore non configurano il mobbing.


licenziamento disciplinare e licenziamento discriminatorio



procedimento disciplinare audizione senza avvocato


Nell'ambito di un procedimento disciplinare l'audizione personale del lavoratore è sempre necessaria ma senza avvocato


L'inosservanza dell'obbligo di diligenza e fedeltà gravante sul lavoratore a mente degli artt. 2104 cc e 2105 cc e delle più specifiche obbligazioni individuate dal codice disciplinare e/o dalle disposizioni dei contratti collettivi applicabili, legittimano il datore all'esercizio del potere disciplinare ed all'eventuale applicazione di sanzioni disciplinari.
Le sanzioni disciplinari sono, in ordine crescente di gravità:

- l'ammonizione, consistente in un richiamo verbale o scritto;

- la multa, consistente nel pagamento di una somma pecuniaria per un importo non superiore a 4 ore della retribuzione base;

- la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione (per non più di dieci giorni);

- il licenziamento disciplinare, intimato per motivi legati a comportamenti del lavoratore. Rientra nel licenziamento disciplinare anche il licenziamento per scarso rendimento.

Sono illecite le sanzioni disciplinari che determinano un mutamento definitivo del rapporto di lavoro.

L'applicazione di sanzioni disciplinari impone, a pena d'illegittimità della sanzione stessa, il rispetto di speciici oneri procedimentali individuati dall'Art. 7 della L. n. 300 del 1970.

Segnatamente, il datore di lavoro ha i seguenti obblighi ed oneri procedimentali:

predeterminare e pubblicizzare il codice disciplinare, ossia il regolamento aziendale contenente le infrazioni punibili e le sanzioni applicabili da parte del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori; peraltro, occorre distinguere tra gli illeciti disciplinari relativi alla violazione di prescrizioni attinenti all'organizzazione aziendale e ai modi di produzione, conoscibili solo in quanto espressamente previste e pubblicizzate e illeciti manifestamente contrari agli interessi dell'impresa, per i quali non è richiesta l'esplicita inclusione nel codice disciplinare;

rispettare il principio del contraddittorio contestando l'addebito al lavoratore prima dell'applicazione di qualsivoglia sanzione disciplinare più grave del rimprovero verbale. La contestazione deve essere formulata per iscritto e deve consentire, prima dell'applicazione della sanzione disciplinare, al lavoratore di presentare le sue difese, in forma scritta, o mediante audizione personale, eventualmente con l'assistenza di un rappresentante sindacale cui conferisca mandato. Il lavoratore che intende difendersi deve farlo entro il termine di cinque giorni dalla contestazione (presentando le sue difese e/o chiedendo di essere ascoltato). A pena d'illegittimità deve sussistere coincidenza tra il capo d'incolpazione contenuto nella contestazione e quello della susseguente sanzione disciplinare. Ulteriore corollario del rispetto del principio del contraddittorio è quello della necessaria immediatezza tra la conoscenza dell'infrazione e la contestazione disciplinare e tra la contestazione disciplinare e l'applicazione della sanzione.

La sanzione disciplinare, eventualmente applicata, può essere impugnata ai sensi dell'art. 7, 6° comma della L. n. 300 del 1970 mediante:

- ricorso all'autorità giudiziaria (Tribunale in funzione di giudice del lavoro);

- ricorso al collegio di conciliazione e arbitrato, la cui costituzione, tramite la Direzione provinciale del lavoro, è promossa dallo stesso lavoratore al quale è stata applicata una sanzione disciplinare, nei venti giorni successivi;

- procedure arbitrali analoghe previste dai contratti collettivi;

In caso di ricorso al collegio di conciliazione e arbitrato, salvo che il datore promuova azione giudiziaria volta ad accertare la legittimità della sanzione, la sanzione disciplinare resta sospesa sino alal decisione del collegio.


ART. 7. - Sanzioni disciplinari.


Le norme disciplinari relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti. Esse devono applicare quanto in materia è stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano .

Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l'addebito e senza averlo sentito a sua difesa .

Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.

Fermo restando quanto disposto dalla legge 15 luglio 1966, n. 604, non possono essere disposte sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro; inoltre la multa non può essere disposta per un importo superiore a quattro ore della retribuzione base e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per più di dieci giorni.

In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa.

Salvo analoghe procedure previste dai contratti collettivi di lavoro e ferma restando la facoltà di adire l'autorità giudiziaria, il lavoratore al quale sia stata applicata una sanzione disciplinare può promuovere, nei venti giorni successivi, anche per mezzo dell'associazione alla quale sia iscritto ovvero conferisca mandato, la costituzione, tramite l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, di un collegio di conciliazione ed arbitrato, composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell'ufficio del lavoro. La sanzione disciplinare resta sospesa fino alla pronuncia da parte del collegio.

Qualora il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall'invito rivoltogli dall'ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al comma precedente, la sanzione disciplinare non ha effetto. Se il datore di lavoro adisce l'autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla definizione del giudizio.

Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.






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