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occupazione abusiva e illiceitÓ speciale
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L'art. 1161 del codice della navigazione punisce chiunque arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o aeronautico o delle zone portuali della navigazione interna, ne impedisce l'uso pubblico o vi fa innovazioni non autorizzate.

L'occupazione abusiva del demanio marittimo risulta, dunque, punita laddove la condotta sia connotata dal requisito dell'arbitrarietà. In altri termini, l'inserimento espresso di tale connotato nella descrizione della fattispecie penale, rende il reato contravvenzionale in questione un reato necessariamente doloso caratterizzato dalla precisa consapevolezza di agire in violazione degli elementi normativi della fattispecie.

Nel caso di specie, l'occupazione dello spazio demaniale a seguito di regolare concessione, spirato il termine di questa e nonostante la presentazione dell'istanza di rinnovo del titolo concessorio, sarebbe stata, a rigore, abusiva (dacchè il ricorso promosso dalla pubblica accusa).

La Cassazione ha infatti riconosciuto l'esattezza dei rilievi sotto il profilo della esistenza dell'elemento materiale del reato osservado che la fattispecie di occupazione abusiva di suolo pubblico ricorre quando sia carente un valido titolo concessorio e, di conseguenza, anche quando la stessa si protragga oltre la scadenza del titolo abilitativi (ex plurimis: Cass. Sez. 2 sentenza 25813/2005).

Il tenore letterale dell'art. 1161 cc richiede, tuttavia, ai fini dell'integrazione del reato contravvenzionale un coefficiente soggettivo più intenso rispetto alla colpa.
 
L'inserimento dell'avverbio "arbitrariamente" colloca, infatti, la fattispecie nelle ipotesi di c.d. illiceità speciale che esigono la precisa consapevolezza di agire in violazione degli elementi normativi del reato.
 
Di conseguenza, il dato soggettivo non può essere individuato nella semplice volontà di continuare l'occupazione oltre la scadenza del termine della concessione, ma richiede la conoscenza del contrasto della condotta con le disposizioni amministrative che disciplinano la materia.
 
Ora, ha osservato la Corte, la circostanza che l'imputata avesse, a seguito della scadenza dell'originario titolo concessorio, presentato istanza di rinnovo, era, di per sè, idonea a configurare un ragionevole dubbio sulla esistenza dello elemento soggettivo escludendo la ricorrenza del reato ascritto.


Cassazione penale  sez. III 13 luglio 2011 n. 29915



L'elemento soggettivo del reato di occupazione abusiva di spazio demaniale, richiede, stante la necessaria connotazione arbitraria della condotta, la precisa consapevolezza di agire in violazione degli elementi normativi della fattispecie, sicché non integra lo stesso la condotta di chi prosegua nell'occupazione del demanio marittimo dopo la scadenza del provvedimento concessorio di cui abbia chiesto tempestivamente il rinnovo.




art. 1161 codice navigazione

Abusiva occupazione di spazio demaniale e inosservanza di limiti alla proprietà privata.


[I]. Chiunque arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o aeronautico o delle zone portuali della navigazione interna, ne impedisce l'uso pubblico o vi fa innovazioni non autorizzate, ovvero non osserva i vincoli cui è assoggettata la proprietà privata nelle zone prossime al demanio marittimo od agli aeroporti, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda fino a 516 euro, sempre che il fatto non costituisca un più grave reato (1).
[II]. Se l'occupazione di cui al primo comma è effettuata con un veicolo, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire duecentomila a lire un milione duecentomila; in tal caso si può procedere alla immediata rimozione forzata del veicolo in deroga alla procedura di cui all'art. 54 (2).

                 


MOTIVI DELLA DECISIONE

Con sentenza 19 gennaio 201, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova, richiesto di emissione di decreto penale di condanna, ha assolto a sensi dell'art. 129 c.p.p., A.G. dalla contravvenzione prevista dall'art. 1161 c.n..
A sostegno della conclusione, il Giudice ha evidenziato l'assenza dello elemento psicologico del reato in quanto l'imputata aveva occupato arbitrariamente l'area demaniale per un breve lasso di tempo (decorrente dalla richiesta di rinnovo, tempestivamente inoltrata, della autorizzazione al rilascio della successiva) e che il ritardo della Pubblica Amministrazione a provvedere non può ridondare a danno del privato.
Per l'annullamento della sentenza, ha proposto ricorso per Cassazione il Pubblico Ministero deducendo difetto di motivazione e violazione di legge, in particolare, rilevando:
- che la natura concessoria (non autorizzatoria) del provvedimento rende evidente l'impossibilità di ritenere legittima la occupazione in assenza del prescritto titolo;
- che la imputata doveva chiedere la concessione provvisoria per il periodo intercorrente tra la scadenza della concessione ed il suo rinnovo;
- che l'elemento psicologico del reato è stato impropriamente escluso dal momento che, trattandosi di contravvenzione, era sufficiente la colpa e la coscienza di occupare l'area sine titulo.
L'impugnazione non è fondata.
Le deduzioni del Ricorrente sono esatte sotto il profilo della esistenza dell'elemento materiale del reato; la giurisprudenza di legittimità è conforme nel ritenere che si realizza la fattispecie di occupazione abusiva di suolo pubblico quando sia carente un valido titolo concessorio e, di conseguenza, anche quando la stessa si protragga oltre la scadenza del titolo abilitativi (ex plurimis:
Cass. Sez. 2 sentenza 25813/2005).
Non condivisibili sono le censure inerenti allo elemento soggettivo dal momento che la descrizione della condotta tipica della contravvenzione ha inserito l'avverbio "arbitrariamente": la fattispecie rientra nelle ipotesi di c.d. illiceità speciale che esigono la precisa consapevolezza di agire in violazione degli elementi normativi del reato.
Di conseguenza, il dato soggettivo non può essere individuato nella semplice volontà di continuare l'occupazione oltre la scadenza del termine della concessione, ma richiede la conoscenza del contrasto della condotta con le disposizioni amministrative che disciplinano la materia.
In tale prospettiva, si può inquadrare il comportamento dell'imputata che ha manifestato la sua intenzione di mettersi in regola, di non proseguire l'occupazione in modo illegale proponendo istanza di rinnovo che è incompatibile con la volontà di usufruire arbitrariamente del sito demaniale; tuttavia (facendo affidamento sul tempestivo provvedimento della Pubblica Amministrazione) ha reputato non necessaria la richiesta di rilascio della concessione provvisoria prevista dal D.P.R. n. 328 del 1952, art. 10, (Regolamento per la esecuzione del codice della navigazione).
Pertanto, è evidenziabile un ragionevole dubbio sulla esistenza dello elemento soggettivo che giustifica la conclusione del Giudice di merito.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso del Pubblico Ministero.
Così deciso in Roma, il 13 luglio 2011.
Depositato in Cancelleria il 26 luglio 2011




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