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L'omicidio colposo: la responsabilitÓ datoriale e dei medici in equipes

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Le fattispecie omicidiarie nel codice penale



la giurisprudenza in materia di omicidio colposo


il nesso di causalità nel diritto penale



L'omicidio colposo è previsto dall'art. 589 cp a mente del quale chiunque cagiona per colpa la morte di una persona, è punito con la pena della reclusione da sei mesi a cinque anni. Con recenti interventi legislativi volti a inasprire la risposta sanzionatoria in relazione a omicidi colposi conseguenti alla violazione di norme relative alla circolazione stradale e di quelle relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro, con riferimento a dette ipotesi la pena è ora fissata entro la cornice edittale da due a sei anni. Con riferimento specifico, poi, a fatti omicidiari colposi verificatisi violando norme sulla circolazione stradale e sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o in stato di ebbrezza alcolica la è ulteriormente aumentata con la previsione di una cornice edittale significativamente ampia tra i tre e i dieci anni.
L'omicidio colposo è, così come la fattispecie semplice dell'omicidio di cui all'art. 575 cp un delitto a forma libera che incrimina chiunque, per colpa. cagioni la morte di un uomo. In tale senso, un profilo preliminare di problematicità che caratterizza la fattispecie in esame è quella di stabilire il nesso di causalità tra la condotta colposa dell'agente, eventualmente in forma omissiva, e il decesso del soggetto passivo.
La giurisprudenza di legittimità, con particolare attenzione alla responsabilità colposa omissiva, ha conosciuto una complessa evoluzione che ha condotto al noto arresto delle Sezioni Unite del 2002 (la sentenza FRANZESE Cass Pen Sez Un n 30328 del 2002) con il quale sono stati precisati i presupposti per l'individuazione del nesso causale con riferimento alla responsabilità omissiva colposa (la sentenza è stata a più riprese condivisa dalla successiva giurisprudenza di legittimità, si veda, tra le recenti, Cass Pen Sez IV n 10819 del 11 marzo 2009). In tale caso, ha precisato la Corte, deve procedersi con il metodo controfattuale ipotizzando come compiuta la condotta doverosa omessa. Tale giudizio controfattuale deve articolarsi in un giudizio di probabilità statistica ed in un giudizio di probabilità logica. Il primo deve stabilire un nesso di correlazione statistica tra l'omissione e il decesso (più in generale tra la condotta e l'evento offensivo), il secondo deve validare l'ipotesi alla luce dell'intero materiale probatorio escludendo altresì, oltre ogni ragionevole dubbio, la possibilità che siano intervenuti percorsi causali alternativi.

Ciò posto sotto il profilo ricostruttivo generale, i settori nei quali l'omicidio colposo ha posto le più significative questioni alla giurisprudenza di legittimità sono certamente quelli della culpa in omittendo del datore di lavoro con riferimento alle cautele anti infortunistiche e quello dell'attività medica.

L'omicidio colposo per omesse cautele nel luogo del lavoro

La responsabilità penale del datore di lavoro per omicidio colposo o lesioni colpose subiti dal lavoratore nel corso dell'esecuzione della propria prestazione lavorativa trova la sua fonte nella posizione di garanzia che già l'art. 2087 cc gli riconosce con riferimento al bene giuridico della salute del lavoratore stesso.
Tale posizione di garanzia è stata confermata dalla L. n. 626 del 1994 e dal successivo D.Lgs. n 81 del 2008 che hanno, peraltro, individuato ulteriori soggetti responsabili, come i dirigenti e i preposti e disciplinato l'istituto della delega di funzioni che, a talune condizioni (come l'aver predisposto un efficace sistema di controlli) esonera il datore di lavoro dalla responsabilità colposa in relazione a fatti omicidiari o di lesioni che si verifichino entro determinati ambiti aziendali.
In ogni caso, a prescindere dall'evoluzione sostanzialistica che ha subito la normativa in materia, analoga ottica ha sempre caratterizzato la giurisprudenza della Suprema Corte che ha identificato la responsabilità per omicidio colposo in capo a soggetti che, pur se carenti sotto il profilo formale della qualifica datoriale richiesta dalla norma, ne svolgevano di fatto le funzioni (si veda, in tal senso, Cass Pen Sez IV 22 novembre 2006, n 34328 che, pur riconoscendo l'errore commesso dalal Corte d'Appello nel qualificare l'imputato quale amministratore unico, ne ha tuttavia confermato la sentenza di condanna argomentando dalle mansioni concretamente svolte dall'imputato).

Ulteriore punto di criticità relativo alla responsabilità per omicidio colposo o per lesioni colpose del datore di lavoro per omesse cautele antinofrtunistiche, è quello dell'incidenza dell'eventuale concorso colposo del lavoratore. Il punto di partenza dell'orientamento della giurisprudenza di legittimità è quello che la cautela antinfortunistica ha anche lo scopo di prevenire ed evitare condotte colpose dei lavoratori che possano concorrere a determinare la lesione della loro integrità psicofisica. In tale prosepttive, le sole aperture che la giurisprudenza di legittimità ha mostrato in senso favorevole al datore di lavoro sono legate a condotte dei lavoratori imprevedibili e del tutto estranee al ciclo lavorativo ed alle mansioni attribuite (così, tra le recenti, Cass Pne Sez IV, n 42143 del 12 novembre 2008). Ancora di recente, la Cassazione ha avuto modo, in senso parzialmente contrario, di affermare che la colpa del lavoratore possa incidere sulla commisurazione della pena ex art. 133 cp.

 

 

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il preposto e gli obblighi sulla sicurezza

 

 

L'omicidio colposo nell'ambito dell'attività medica di equipe


Nell'ambito dell'attività medica di equpie il problema della responsabilità colposa sotto forma di cooperazione ex art. 113 cp per le fattispecie omicidiarie o di lesioni che abbiano a verificarsi, la questione principale è quella di stabilire, con riferimento alle attività svolte dai singoli specialisti, se possa predicarsi una responsabilità degli altri medici componenti l'equipe per omesso controllo ed entro che termini.
Sotto tale profilo, la giurisprudenza prevalente ritiene che ciascun medico debba ritenersi responsabile, ex art. 113 cp, con riferimento all'attività svolta dagli altri componenti dell'equipe, salvo che si tratti di aspetti tecnici relativi all'attività professionale specialistica del singolo medica. Si afferma, cioè, la corresponsabilità colposa di tutti i medici dellìequipe con riferimento alle violazioni gravi evincibili sulla base dell'esperienza del professionista medio (si veda Cass Pen Sez IV n 24036 del 26 maggio 2004). Sempre con riferimento alla corresponsabilità colposa dei medici componenti l'equipe, si deve sottolineare come la posizione di garanzia gravante sui singoli componenti, come chiarito dalla Cassazione, non viene a cessare con lo scioglimento  dellìequipe ma si estende alla fase post operatoria con qualche temperamento ove tale fase sia di assoluta routine.

 

la responsabilità civile del medico


la colpa professionale e l'attività medica d'equipe





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