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omicidio tentato dolo eventuale dolo alternativo
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Il tentato omicidio è la fattispecie che origina dalla combinazione della norma di cui all'art. 56 cp, che punisce chiunque compia atti idonei diretti in modo non equivoco a commettere delitti e di quella di cui all'art. 575 del cp che punisce chiunque cagioni la morte di un uomo. La pena del tentato omicidio è, dunque, la risultante di quella prevista per la fattispecie consumata, nella misura base di anni 21 salve le aggravanti degli artt. 576 e 577 cp, è della diminuzione, sino a 2/3, stabilita, in via generale, per il delitto tentato dall'art. 56 cp.

Con riferimento specifico all'omicidio tentato, una peculiare problematica, che investe peraltro il delitto tentato in generale, è quella della compatibilità strutturale con il coefficiente psicologico del dolo eventuale. Quest'ultimo si caratterizza per una componente volitiva meno intensa del dolo diretto o intenzionale in quanto l'evento offensivo del delitto non è voluto dall'agente che, tuttavia, pone in essere la condotta accettando il rischio che il delitto si verifichi. Così, in caso d'omicidio, il dolo eventuale del delitto consumato si caratterizza per il profilo del difetto della volontà dell'evento morte, da una parte e per l'accettazione del rischio della sua verificazione dall'altra.
 
Ciò posto in chiave generale il profilo di cui la giurisprudenza ha avuto modo a più riprese di occuparsi è se l'elemento psicologico richiesto dall'omicidio tentato possa essere anche quello del dolo eventuale o se sia, invece, necessario almeno il dolo diretto.
 
Secondo l'orientamento dominante nella giurisprudenza di legittimità (in tal senso, tra le pronunce recenti, si veda Cass Pen, Sez I, 18 gennaio 2006, n 5849), l'elemento psicologico dell'omicidio tentato è strutturalmente incompatibile con la forma del dolo eventuale in quanto la direzione non equivoca degli atti, richiesta dalla fattispecie tentata, è incompatibile con la mera accettazione del rischio.
 
In ogni caso, in numerose occasioni nelle quali la problematica si è posta è stata ciononostante ritenuta fondata l'imputazione a titolo di tentato omicidio mercè la riconduzione dell'elemento psicologico nell'alveo del dolo alternativo. Quest'ultima forma di dolo si caratterizza per la volizione alternativa di due eventi integranti diversi titoli di reato e per l'incompatibilità strutturale tra gli stessi di modo che la verificazione dell'uno escluda necessariamente quella dell'altro. Così la giurisprudenza, nel ricondurre a dolo alternativo il coefficiente psicologico degli autori dei lanci dei sassi dal cavalcavia in autostrada, ha ritenuto, in tale guisa, di poter emettere, a carico dei medesimi, una condanna per tentato omicidio, senza dover prendere posizione sul profilo inerente la compatibilità strutturale tra il tentato omicidio e il dolo eventuale.
 
Deve, peraltro, segnalarsi come una giurisprudenza minoritaria, aderendo ad una concezione oggettiva del requisito dell'univocità degli atti del delitto tentato, ha affermato l'integrale simmetria tra il ventaglio di coefficienti dolosi caratterizzanti le fattispecie consumate e quello relativo alle corrispondenti fattispecie tentate. Di tale guisa, detta giurisprudenza ha ritenuto pienamente compatibile l'omicidio tentato con il coefficiente psicologico del dolo eventuale (in tale senzo SSUU Basile 18 giugno 1983).
 




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