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Il nuovo regolamento sulle pensioni degli avvocati

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Consulenze su Cassa Forense

 

L’art. 1 del regolamento delle prestazioni previdenziali, individua la tipologia delle prestazioni, senza alcuna rilevante differenza, in punto di formale qualificazione e di decorrenza dei trattamenti rispetto a quanto previsto dall’art. 2 della L. n. 576 del 1980; in particolare, le prestazioni vengono individuate nella pensione di vecchiaia, nella pensione di anzianità, nella pensione di invalidità, nella pensione di inabilità, nella pensione di reversibilità, nella pensione indiretta nonché nella pensione di vecchiaia contributiva, sono corrisposte su domanda degli aventi diritto e decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è avvenuta la presentazione della domanda per le pensioni di invalidità, inabilità e di vecchiaia contributiva, dal primo del mese successivo all'evento da cui nasce il diritto per le pensioni di vecchiaia, di reversibilità ed indiretta e, successivamente alla domanda, con la decorrenza di cui ai commi 6 ed 8 dell’art. 59 della Legge 449/97 (sistema c.d. delle finestre) per ciò che riguarda la pensione d’anzianità.
 

Art. 1
PRESTAZIONI
1. La Cassa corrisponde le seguenti prestazioni previdenziali:
a) Pensione di vecchiaia;
b) Pensione di anzianità;
c) Pensione di invalidità;
d) Pensione di inabilità;
e) Pensione di reversibilità;
f) Pensione indiretta;
g) Pensione di vecchiaia contributiva.
2. Tutte le pensioni sono corrisposte su domanda degli aventi diritto.
3. I trattamenti pensionistici decorrono dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è avvenuta la presentazione della domanda per le pensioni indicate nelle lettere c) d) g) e dal primo del mese successivo all'evento da cui nasce il diritto per le pensioni indicate alle lettere a) e) f).
4. L’erogazione delle pensioni di anzianità, di cui al punto b), avverrà dai termini previsti dai commi 6 ed 8 dell’art. 59 della Legge 449/97.
5. Ai fini del diritto a pensione, si calcolano, per intero, l'anno solare in cui ha avuto decorrenza l'iscrizione e l'anno in cui si maturano i requisiti per l’ammissione al trattamento.
6. I trattamenti conseguiti a seguito di totalizzazione sono disciplinati dall’apposita normativa speciale.
7. Gli anni oggetto di riscatto e ricongiunzione, regolarmente adempiuti, sono equiparati ad ogni effetto agli anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa.


L’art. 2 del regolamento segna invece il primo elemento di discontinuità forte rispetto alla normativa previgente innovando radicalmente, seppure con una certa gradualità, i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia che, sino al 31 dicembre 2010 permarranno quelli previsti dalla Legge n 576 del 1980 (65 anni d’età e anzianità di iscrizione e contribuzione di trenta anni) e, successivamente, subiranno un progressivo incremento con la previsione, a regime, dell’accesso alla pensione di vecchiaia con il concorso del requisito di ben 70 anni di età e di 35 anni di contributi (a decorrere dal 1.1.2021 – questi i requisiti via via richiesti: dal 1° gennaio 2011, 66 anni di età e almeno 31 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa - dal 1° gennaio 2014, 67 anni di età e almeno 32 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;- dal 1° gennaio 2017, 68 anni di età e almeno 33 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;- dal 1° gennaio 2019, 69 anni di età e almeno 34 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;- dal 1° gennaio 2021, come detto, 70 anni di età e almeno 35 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa).
L’art. 2, prevede, al secondo comma, la facoltà dell’iscritto di anticipare sino all’età di 65 anni, ove in possesso dell’anzianità contributiva richiesta, il pensionamento, con una penalizzazione dello 0,41% dell’importo spettante (limitatamente alla quota calcolata con sistema reddituale) per ogni mese di anticipazione  del trattamento pensionistico; detta penalizzazione, peraltro, non opera ove, al raggiungimento del 65° anno d’età o successivamente il pensionando abbia maturato l’anzianità contributiva e di iscrizione pari a 40 anni.
 
Art. 2
PENSIONE DI VECCHIAIA
1. La pensione di vecchiaia è corrisposta a coloro che abbiano maturato i seguenti requisiti:
- fino al 31 dicembre 2010, 65 anni di età e almeno 30 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
- dal 1° gennaio 2011, 66 anni di età e almeno 31 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
- dal 1° gennaio 2014, 67 anni di età e almeno 32 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
- dal 1° gennaio 2017, 68 anni di età e almeno 33 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
- dal 1° gennaio 2019, 69 anni di età e almeno 34 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
- dal 1° gennaio 2021, 70 anni di età e almeno 35 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa.
2. È facoltà dell’iscritto anticipare, rispetto a quanto previsto dal comma precedente, il conseguimento del trattamento pensionistico a partire dal compimento del 65° anno di età, fermo restando i requisiti della anzianità di iscrizione e contribuzione di cui al comma precedente. In tal caso il trattamento decorre dal primo giorno del mese successivo alla trasmissione dell’istanza, ovvero dal mese successivo al raggiungimento dei requisiti minimi previsti, ove non già maturati al momento dell’invio della domanda.

 
Con riferimento alla misura della pensione, il successivo art. 3 prevede che la stessa sia composta di due quote delle quali la prima, calcolata con sistema reddituale e la seconda, riferibile alla sola contribuzione modulare (contribuzione obbligatoria pari al 1% del RNP con un importo minimo annuo dovuto, e volontaria in misura compresa tra l’1% e il 9% annuo a seconda della scelta da effettuarsi in sede di comunicazione obbligatoria annuale) calcolata con un sistema contributivo sui generis che, per la determinazione del montante, farà riferimento all’intera contribuzione modulare versata di anno in anno con l’applicazione di un tasso di capitalizzazione pari al 90% del tasso di rendimento medio quinquennale del patrimonio netto investito dalla Cassa e, con riguardo al coefficiente di trasformazione, riserva la possibilità per la Cassa di elaborarne di specifici per la categoria degli avvocati sulla base delle risultanze del bilancio tecnico (ferma l’applicazione, per il primo quinquennio, dei coefficienti di trasformazione di cui alla Legge n 335 del 1995).
 
 
Art. 3
MISURA DELLA PENSIONE
La pensione di vecchiaia è costituita dalla somma di due distinte quote confluenti in un trattamento unitario. Una prima quota, detta di base, calcolata secondo il criterio retributivo previsto dal successivo art. 4 ed una seconda quota detta modulare, calcolata secondo il criterio contributivo previsto dal successivo art. 6.

 
Per quanto riguarda la quota reddituale della pensione, viene, invece, prevista, da un lato, l’estensione, sino a coprire l’intero arco dei redditi professionali prodotti, della base per calcolare la media dei redditi da trasformare in rendita pensionistica (esclusi, a determinate condizioni di anzianità contributiva, i peggiori cinque redditi professionali) e, dall’altro, la variazione, in diminuzione dei coefficienti di rendimento per effettuare tale trasformazione; questi ultimi diventano due e sono quello del 1,50% sulla somma compresa tra 0 e i 3/4 del tetto reddituale su cui viene applicata la prima aliquota della contribuzione soggettiva e del 1,20% sulla restante parte.
 
Art. 4
DETERMINAZIONE DELLA QUOTA DI BASE
1. Per coloro che maturano i requisiti dal 1° gennaio dell’anno successivo all’approvazione del presente Regolamento, salvo quanto previsto per il periodo transitorio di cui all’art. 14, la quota di base della pensione di vecchiaia è calcolata sulla media dei redditi professionali, rivalutati come previsto al successivo comma 6, dichiarati dall’iscritto ai fini Irpef, per tutti gli anni di iscrizione maturati fino all’anno antecedente a quello della decorrenza del trattamento pensionistico, esclusi i peggiori cinque di essi.
2. La media dei redditi deve comprendere almeno 30 anni. Non è prevista l’esclusione dei peggiori cinque redditi professionali, qualora gli anni di iscrizione maturati siano inferiori a:
- 25 anni fino al 31 dicembre 2010;
- 26 anni fino al 31 dicembre 2013;
- 27 anni fino al 31 dicembre 2016;
- 28 anni fino al 31 dicembre 2018;
- 29 anni fino al 31 dicembre 2020;
- 30 anni dal 1° gennaio 2021.
3. Ai fini della determinazione del trattamento si considerano soltanto gli anni di contribuzione e di effettiva iscrizione come previsto dagli articoli 2 e 3 della legge n. 319/75. Per il calcolo della media, si considera soltanto la parte di reddito professionale compresa entro il tetto reddituale di cui all’art. 2 comma 1, lettera a) del Regolamento dei contributi.
4. E’ fatto salvo quanto stabilito con separato Regolamento in ordine al recupero di anni resi inefficaci per intervenuta prescrizione a seguito di versamenti parziali.
5. L’importo medio, così determinato, viene moltiplicato, per ciascun anno di effettiva iscrizione e contribuzione, per un coefficiente dell’1,50% sulla somma compresa tra 0 e i 3/4 del tetto reddituale e dell’1,20% sulla restante parte.
6. I redditi annuali dichiarati, escluso l'ultimo, sono rivalutati in base alla variazione dell’indice annuo dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati e operai rilevata dall’ISTAT. A tal fine il Consiglio di Amministrazione redige ed aggiorna, entro il 31 maggio di ciascun anno, sulla base dei dati pubblicati dall'ISTAT, apposita tabella dei coefficienti di rivalutazione relativi ad ogni anno. La delibera viene comunicata ai Ministeri vigilanti per la relativa approvazione che si intende data se non viene negata entro i due mesi successivi alla comunicazione. Gli aumenti hanno decorrenza dal 1° gennaio successivo alla data della delibera del Consiglio di Amministrazione.
7. In caso di anticipazione della pensione ai sensi del comma 2 dell’art. 2, l’importo della quota di base, calcolata secondo i criteri previsti dal precedente comma 5, verrà ridotto nella misura dello 0,41% per ogni mese di anticipazione rispetto al requisito anagrafico previsto all’art. 2, comma 1. La riduzione di cui innanzi non si applica ove l’iscritto al raggiungimento del 65° anno di età, ovvero al momento successivo della trasmissione della domanda di pensione, abbia raggiunto il requisito della effettiva iscrizione e contribuzione per almeno 40 anni.


L’art. 5 del regolamento disciplina in guisa assolutamente innovativa, l’istituto dell’integrazione al trattamento minimo prevedendo che la stessa sia riconosciuta solo su domanda ed individuando requisiti reddituali ostativi al riconoscimento dell’integrazione. Inoltre, viene espressamente disposto che la quota modulare della pensione e i supplementi pensionistici eventualmente riconosciuti assorbano l’integrazione riconosciuta.
L’art. 5 prevede, dunque che, su domanda dell’avente diritto, qualora applicando i criteri di calcolo di cui agli artt. 4, 6 e 14 del presente regolamento la pensione annua sia inferiore ad € 10.160,00, preso come base l’anno 2008, sia corrisposta un’integrazione sino al raggiungimento del suddetto importo.
Il comma 3 prevede, poi, che detta integrazione al trattamento minimo sia esclusa ove il reddito complessivo dell’iscritto e del coniuge, non legalmente ed effettivamente separato, comprensivo dei redditi da pensione nonché di quelli soggetti a tassazione separata o a ritenuta alla fonte, sia pari o superiore al triplo del trattamento minimo e che essa competa in ogni caso solo sino al raggiungimento di tale reddito complessivo massimo.
Il comma 6 dell’art. 5 prevede, poi, il meccanismo dell’assorbimento stabilendo che la quota modulare e gli eventuali supplementi di pensione assorbano, sino a concorrenza, l’integrazione al trattamento minimo della pensione.
 
Art. 5
INTEGRAZIONE AL TRATTAMENTO MINIMO
1. Su domanda dell’avente diritto, qualora applicando i criteri di calcolo di cui agli artt. 4, 6 e 14 del presente regolamento la pensione annua sia inferiore ad € 10.160,00, preso come base l’anno 2008, è corrisposta un’integrazione sino al raggiungimento del suddetto importo.
2. Tale importo è rivalutato annualmente con i criteri di cui all’art. 13 del presente regolamento. E’ escluso ogni collegamento automatico di tale importo minimo con il contributo soggettivo minimo.
3. L’integrazione al trattamento minimo compete solo nell’ipotesi in cui il reddito complessivo dell’iscritto e del coniuge, non legalmente ed effettivamente separato, comprensivo dei redditi da pensione nonché di quelli soggetti a tassazione separata o a ritenuta alla fonte, non sia superiore al triplo del trattamento minimo. Essa compete solo sino al raggiungimento del reddito complessivo massimo pari a tre volte il trattamento minimo di cui sopra, salvo quanto previsto al comma 4 del presente articolo.
4. Ai fini del computo del reddito massimo di cui sopra non si considerano il reddito della casa di abitazione del titolare della pensione, anche se imputabile al coniuge, il trattamento di fine rapporto e le erogazioni ad esso equiparate. Per i fini di cui alla presente normativa si considera la media dei redditi effettivamente percepiti nei tre anni precedenti quello per il quale si chiede l’integrazione al trattamento minimo della pensione.
5. All’atto della presentazione della domanda di integrazione al trattamento minimo il richiedente dovrà sottoscrivere autocertificazione relativa ai requisiti reddituali di cui ai precedenti commi, impegnandosi a comunicare le variazioni che comportino la perdita del diritto all’integrazione. In ogni caso ogni tre anni il pensionato dovrà ripetere la domanda di integrazione con le modalità di cui sopra.
6. La quota modulare e gli eventuali supplementi di pensione assorbono, sino a concorrenza, l’integrazione al trattamento minimo della pensione.
7. Qualora risulti che il pensionato abbia ricevuto l’integrazione al minimo a seguito di dichiarazioni non rispondenti al vero, egli è tenuto, oltrechè alla restituzione delle somme indebitamente percepite, maggiorate degli interessi, al pagamento di una sanzione, come prevista dal comma successivo.
8. La sanzione di cui al comma precedente è pari al 30% delle somme lorde indebitamente percepite, ferme le eventuali sanzioni previste dalle leggi penali.


La pensione di anzianità, analogamente a quella di vecchiaia, subisce un considerevole inasprimento dei requisiti d’accesso che passano dalla combinazione dei 58 anni d’età e dei 35 anni d’anzianità contributiva a quella dei 62 anni di età e dei 40 anni di effettiva iscrizione e contribuzione. Viene mantenuto l’obbligo di cancellazione dall’albo professionale mentre, con riferimento alla decorrenza, viene esplicitamente prevista l’applicazione del meccanismo delle finestre di cui all’art. 59 della Legge n 449 del 1997.
Anche in questo caso l’innalzamento dei requisiti d’accesso avviene gradualmente, talchè:
− fino al 31 dicembre 2011, vengono mantenuti i requisiti previgenti e, cioè, i 58 anni di età e i 35 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
− dal 1° gennaio 2012, si prevedono 58 anni di età e almeno 36 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
− dal 1° gennaio 2014, 59 anni di età e almeno 37 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
− dal 1° gennaio 2016, 60 anni di età e almeno 38 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
− dal 1° gennaio 2018, 61 anni di età e almeno 39 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
− dal 1° gennaio 2020, 62 anni di età e almeno 40 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa.
 
Art. 7
PENSIONE DI ANZIANITA’
1. La pensione di anzianità, calcolata con i criteri previsti dagli artt. 4, 5 e 6, è corrisposta, a domanda dell’interessato, a colui che abbia maturato i seguenti requisiti:
− fino al 31 dicembre 2011, 58 anni di età e almeno 35 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
− dal 1° gennaio 2012, 58 anni di età e almeno 36 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
− dal 1° gennaio 2014, 59 anni di età e almeno 37 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
− dal 1° gennaio 2016, 60 anni di età e almeno 38 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
− dal 1° gennaio 2018, 61 anni di età e almeno 39 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa;
− dal 1° gennaio 2020, 62 anni di età e almeno 40 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa.
2. La corresponsione della pensione è in ogni caso subordinata alla cancellazione dall'albo degli avvocati e dall'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Essa è incompatibile con la reiscrizione ad uno degli albi suddetti. Verificatasi l’incompatibilità, la pensione di anzianità è sospesa sino all’eliminazione della relativa causa, con diritto della Cassa a ripetere i ratei di pensione corrisposti dall’insorgere della incompatibilità stessa.

 
L’art. 8 del regolamento prevede il mantenimento della pensione di vecchiaia contributiva introdotta con l’art. 4 del regolamento generale in uno con l’abrogazione della facoltà di chiedere la restituzione dei contributi soggettivi.
Essa è prevista in favore di coloro che abbiano raggiunto il requisito anagrafico richiesto per l’ordinaria pensione di vecchiaia e che non abbiano maturato la correlata anzianità di iscrizione e contribuzione, a condizione che abbiano maturato almeno cinque anni di effettiva iscrizione e contribuzione; il calcolo della quota base di tale pensione è effettuato secondo i criteri previsti dalla legge 335/95 e successive modifiche, in rapporto al montante contributivo formato dai contributi soggettivi versati entro il tetto reddituale di cui all’art. 2, comma 1, lett. a) del Regolamento dei contributi, nonché dalle somme corrisposte a titolo di riscatto e/o di ricongiunzione senza integrazione al minimo. Alla quota base s’aggiunge la quota modulare per il cui calcolo si applicano le disposizioni dell’art. Successivamente, per tale tipologia di pensione di vecchiaia, con decorrenza immediata, non è prevista la corresponsione di supplementi pensionistici.
 
Art. 8
PENSIONE DI VECCHIAIA CONTRIBUTIVA
1. Coloro che abbiano raggiunto il requisito anagrafico della pensione di vecchiaia e non abbiano maturato l’anzianità prevista dall’art. 2 del presente regolamento, ma con più di cinque anni di effettiva iscrizione e contribuzione e che non si siano avvalsi dell’istituto della ricongiunzione verso altro Ente previdenziale ovvero della totalizzazione, hanno diritto a chiedere la liquidazione di una pensione di vecchiaia contributiva, salvo che intendano proseguire nei versamenti dei contributi al fine di raggiungere una maggiore anzianità o maturare prestazioni di tipo retributivo.
2. Il calcolo della quota di base della pensione, è effettuato secondo i criteri previsti dalla legge 335/95 e successive modifiche, in rapporto al montante contributivo formato dai contributi soggettivi versati entro il tetto reddituale di cui all’art. 2, comma 1, lett. a) del Regolamento dei contributi, nonché dalle somme corrisposte a titolo di riscatto e/o di ricongiunzione. La pensione di vecchiaia contributiva non prevede la corresponsione dell’integrazione al minimo di cui all’art. 5.
3. Per il calcolo della quota modulare si applicano le disposizioni dell’art. 6.
4. I contributi versati per gli anni dichiarati inefficaci ai sensi degli artt. 2 e 3 della legge 319/75 non concorrono a formare il montante contributivo.
5. La pensione di vecchiaia contributiva è reversibile in favore dei soggetti e nelle misure di cui al successivo art. 12, con esclusione di un minimo garantito.
6. Ai superstiti dell’iscritto, indicati all’art. 12, che non abbiano diritto alla pensione indiretta, in presenza di un’anzianità di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa del dante causa di almeno cinque anni, viene liquidata, a domanda, una somma pari ai contributi soggettivi di cui agli artt. 2, 3 e 4 del Regolamento dei contributi, maggiorati degli interessi legali calcolati dal 1° gennaio successivo al versamento.
7. Colui che matura la pensione ai sensi del presente articolo e prosegue nell’esercizio della professione, è tenuto al versamento dei soli contributi previsti dagli artt. 2, comma 4 e 6 comma 8 del Regolamento dei contributi, senza diritto alla corresponsione di supplementi di pensione.

 
La pensione di inabilità mantiene inalterati i suoi originari requisiti essendo corrisposta agli iscritti che abbiano maturato almeno cinque anni di anzianità contributiva presso la Cassa, la cui iscrizione risulti in atto continuativamente da data anteriore al compimento del quarantesimo anno di età e la cui capacità all’esercizio della professione sia esclusa, a causa di malattia o infortunio sopravvenuti all’iscrizione in guisa permanente o totale. La corresponsione della pensione di inabilità è subordinata alla cancellazione dagli albi professionali ed è sospesa in caso di nuova iscrizione. Sotto il profilo del calcolo, essa segue le stesse regole previste per la pensione di vecchiaia ma è previsto il beneficio, di matrice prettamente assistenziale, dell’incremento decennale dell’anzianità contributiva, sino al raggiungimento di un limite massimo dell’anzianità contributiva pari, a regime, a 40 anni. Al di là di tale beneficio inerente i criteri di calcolo della pensione, è prevista l’integrazione al trattamento minimo di cui all’art. 5, comma 1.
 
La pensione di invalidità, analogamente a quella di inabilità, non subisce radicali modifiche con riferimento ai requisiti d’accesso che permangono quelli della riduzione della capacità all’esercizio della professione in modo continuativo a meno di un terzo per infermità o difetto fisico o mentale, sopravvenuti dopo l'iscrizione ovvero per il loro successivo aggravamento sino al prescritto limite. La misura della quota di base della pensione di invalidità è pari al 70% di quella risultante con l’applicazione delle ordinarie regole previste per il calcolo della pensione di vecchiaia e non può essere inferiore al 70% della pensione integrata al minimo per l’anno della decorrenza. La quota di pensione modulare, con calcolo contributivo, verrà liquidata al compimento dell’età anagrafica prevista per l’accesso alla pensione di vecchiaia o al momento della cancellazione del pensionato da tutti gli albi , se antecedente.
 
Sostanzialmente inalterate risultano pure la disciplina della pensione indiretta e quella della pensione di reversibilità, salvo, con riferimento alla reversibilità della pensione d’invalidità, la previsione dell’incremento di tre settimi del relativo importo.
 
Le pensioni dirette sono, dunque, reversibili a favore del coniuge superstite, dei figli minorenni o maggiorenni inabili a proficuo lavoro o a figli maggiorenni che seguono corsi di studi, sino al compimento della durata minima legale del corso di studi seguito e comunque, nel caso di studi universitari, non oltre il compimento del ventiseiesimo anno di età, nelle seguenti percentuali:
a) del 60 per cento al solo coniuge; dell'80 per cento al coniuge con un solo figlio; del 100 per cento al coniuge con due o più figli;
b) in mancanza del coniuge o alla sua morte, del 60 per cento ad un solo figlio; dell'80 per cento a due figli; del 100 per cento a tre o più figli.
 
La pensione indiretta spetta al coniuge superstite ed ai figli dell' iscritto defunto senza diritto a pensione, sempre che quest' ultimo abbia maturato almeno dieci anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa ed a condizione che la sua iscrizione alla Cassa sia in atto continuativamente da data antecedente al compimento del 40° anno d’età. Il calcolo della pensione indiretta segue le regole previste per la pensione di inabilità ivi compresa la maggiorazione decennale dell’anzianità contributiva. La pensione indiretta spetta nelle percentuali previste ed in favore degli stessi soggetti beneficiari della pensione di reversibilità.
 
L’art. 13 del regolamento contiene norme relative alle modalità di pagamento dei trattamenti nonché in ordine alla decorrenza delle rivalutazioni dei trattamenti.
 
L’art. 15 del regolamento contiene norme relative ai supplementi di pensione. Esso prevede che, a regime, i supplementi di pensione non vengano più liquidati (ciò trasformerà all’evidenza l’intera contribuzione versata dai pensionati successivamente al pensionamento in contribuzione di solidarietà). Nel periodo transitorio, viene previsto che i già pensionati percepiscano i supplementi nella misura e con le decorrenze previste dalla normativa previgente e che i pensionandi percepiscano un unico supplemento decorsi, rispettivamente quattro, tre, due e un anno dal pensionamento di vecchiaia.
 
L’art. 14 prevede norme transitorie con riferimento al calcolo della pensione nell’affermato rispetto dei principi del pro rata e dell’equità intergenerazionale.
Viene così previsto che i soggetti che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno cinque anni e che abbiano almeno 40 anni di età percepiranno una pensione da calcolarsi in più quote delle quali, la prima secondo la normativa previgente (con i criteri, cioè, fissati dalla delibera del Comitato dei Delegati del 19 gennaio 2001, approvata con provvedimento ministeriale del 27 novembre 2001) e la seconda con le norme del nuovo regolamento.
Va da se che per tutti i soggetti che abbiano un’anzianità anagrafica inferiore a 40 anni e/o un’anzianità contributiva inferiore a cinque anni il calcolo della pensione sarà effettuato integralmente secondo le disposizioni del nuovo regolamento.
Peraltro la normativa transitoria di cui all’art. 14 deve essere raccordata con quella di cui alla già citata delibera del Comitato dei Delegati del 19 gennaio 2001 che aveva previsto il primo innalzamento del numero di redditi da inserire nella base pensionabile (portando il numero di tali redditi dai migliori dieci degli ultimi quindici ai migliori venti degli ultimi venticinque) disponendo che detto nuovo sistema di calcolo si applicasse integralmente con riferimento ai soggetti infraquarantacinquenni o che avessero un’anzianità contributiva inferiore a dieci anni e che esso si applicasse invece pro quota (solo con riferimento cioè alle anzianità contributive successive all’entrata in vigore delle modifiche regolamentari) con riferimento agli iscritti che avessero un’anzianità contributiva maggiore di dieci anni e un’anzianità anagrafica maggiore di 45 anni.




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