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pensioni ragionieri pensioni commercialisti "tutte da rifare"
...pensioni ragionieri pensioni commercialisti tutte da rifare! anche le pensioni con decorrenza post 2007 devono essere riliquidate è quanto emerge dall'ordinanza della Suprema Corte n 18742 del 6 agosto 2013
 
Articolo di apporfondimento di
 
 
avvocato in Roma e Isernia 
 
Con un'ordinanza depositata il 6 agosto 2013 - ord. 18742 del 2013, la Suprema Corte ha finalmente posto fine agli equivoci ingenerati da una fitta trama di obiter dicta in merito alla questione della riliquidazione delle pensioni di ragionieri e dottori commercialisti per l'illegittimità delle norme di fonte regolamentare di modifica dei criteri di calcolo della pensione.
 
Di tale questione, che qui di seguito sintetizziamo, ci siamo occupati già più volte nelle pagine di questo sito. 
La Cassa Ragionieri, con delibera del 20 dicembre 2003 e la Cassa Commercialisti, con delibera del 14 luglio del 2004, hanno optato per il passaggio al sistema contributivo di calcolo delle pensioni, mantenendo il previgente sistema reddituale per il calcolo della quota pensionistica riferibile alle anzianità contributive maturate prima delle delibere di modifica.
 
Per il calcolo di tale quota, tuttavia, le due Casse hanno previsto l'ampliamento del numero dei redditi da includere in base pensionabile al fine di contenerne l'importo.
 
La Suprema Corte ha, a più riprese, dichiarato l'illegittimità di tale normativa per violazione del criterio del pro rata come stabilito dall'art. 3 comma 12 della legge n. 335 del 1995 nel testo vigente prima dell'entrata in vigore della legge n. 296 del 2006 (Finanziaria per il 2007) che ha modificato i primi due periodi di tale comma 12 (si vedano tra le molte Cass Civ Sez Lav n 22240/04 - prima in ordine temporale - nonchè, recentementeCass Civ Sez Lav nn. 8847 e ss del 18 aprile 2011  e ordinanza n 3828/2013  di inammissibilità del ricorso promosso dalla Cassa Ragionieri del 9 marzo 2012, resa ai sensi dell’art. 360 bis cpc lett a).
 
L'art. 1 comma 763 della Legge n. 296 del 2006 ha apportato modifiche all'art. 3 comma 12 della legge n. 335 del 1995 sia in ordine alla procedura di adozione delle delibere regolamentari di natura previdenziale, sia in relazione ai criteri da osservare, con il contemperamento del principio del pro rata con quelli della gradualità e dell'equità tra generazioni (si veda, sul tema, l'articolo di approfondimento  nelle pagine di questo sito ).
 
Il comma 763 conteneva anche una norma di sanatoria a mente della quale venivano "fatte salve" le delibere in materia previdenziale già adottate dagli enti previdenziali privatizzati e quindi anche quelle controverse del 20 dicembre 2003 e del 14 luglio del 2004 in materia di calcolo della pensione.
 
Escluso che la norma fosse una generalizzata sanatoria di tutte le violazioni di legge perpetrate dalle Casse in precedenza, la Corte di Appello di Torino, con sentenza n. 135 del 2007, ingenerò, per la prima volta, l'equivoco per cui, per i pensionamenti successivi al 2006, il parametro per valutare la legittimità delle delibere regolamentari controverse, fosse diventato l'art. 3 comma 12 della legge n. 335 del 1995, nel testo come modificato dall'art. 1 comma 763 della Finanziaria del 2007 (vi si legge "far salvo un provvedimento significa che esso non perde efficacia per effetto della nuova norma di legge ma non che esso è anche conforme a legge. Gli atti e provvedimenti adottati dagli enti prima dell'entrata in vigore della modifica dell'art. 3 comma 12 1. 335/95 rimangono efficaci e la loro legittimità dovrà esser vagliata alla luce del vecchio testo di detta norma per i pensionamenti attuati entro il 2006 (poiché quella è la norma vigente in tale periodo) ed alla luce del nuovo testo per i pensionamenti successivi, con esiti che potranno essere diversi).
 
Le stesse sentenze gemelle del 18 aprile 2011 (Cass n. 8847/2011 e ss.), pur condannando la Cassa Ragionieri alla riliquidazione dei trattamenti pensionistici (tutti decorrenti da data anteriore al 1.1.2007), con obiter dictum, hanno lasciato aperto l'equivoco, incidentalmente osservando che: "come non si è mancato di rilevare in sede di merito, "far salvo" un provvedimento significa che esso non perde efficacia per effetto della nuova legge, ma, non anche, che esso sia conforme a legge, di talchè gli atti ed i provvedimenti adottati dagli enti prima della disposizione del 2006 rimangono efficaci e la loro legittimità, per i pensionamenti attuati entro il 2006, come nella specie, deve essere vagliata alla luce del vecchio testo della disposizione in quanto normativa da applicare ratione temporis". 
 
Insomma, a parire dalla sentenza della Corte di appello di Torino, in numerose pronunce, anche di Cassazione, si inizia ad avere riguardo alla data del pensionamento quale momento di discrimine ai fini dell'applicazione dell'art. 3 comma 12 nella versione ante e post modifiche di cui alla Finanziaria del 2007 (art. 1 comma 763 della Legge n 296 del 2006).
 
Tale rilievo, nella giurisprudenza di legittimità, viene introdotto sempre e soltanto in via incidentale mentre, nella giurisprudenza di merito, viene, in talune occasioni, posto a sostegno di pronunce di rigetto delle domande dei professionisti pensionati post 2007 in quanto, alla luce del nuovo testo dell'art. 3 comma 12 della legge n. 335 del 1995 e della ritenuta attenuazione del principio del pro rata, le delibere, inizialmente illegittime, sarebbero diventate conformi al nuovo art. 3 comma 12 della legge n. 335 del 1995.
 
Nella versione più evoluta di tale orientamento, l'inciso finale dell'art. 1 comma 763 della legge n. 296 del 2006, pur non essendo una generale sanatoria, significherebbe che i regolamenti e gli atti già adottati, ma solo per il periodo successivo al 2007, sarebbero "sanati" se, per avventura, rispettosi dei nuovi criteri introdotti dall'art. 1 comma 763 della Legge n 296 del 2006 (in tal senso si veda Cass Civ Sez Lav n n 13607 del 30 luglio 2012, che, nel confermare la pronuncia di condanna della Cassa Ragionieri alla riliquidazione e nel contestare il riproposto argomento della sanatoria generalizzata ha incidentalmente osservato: "...Invece la salvezza prevista dalla legge finanziaria del 2006 sta a significare non già che sono sanate precedenti violazioni di legge, ma solo che le precedenti deliberazioni adottate dalle Casse privatizzate sono valutate, a partire dall'entrata in vigore della legge finanziaria (1 gennaio 2007), avendo come parametro di legittimità il nuovo comma 12, art. 3 citato, senza necessità di essere reiterate ").
Si è già avuto modo, nelle pagine di questo sito, di criticare tale orientamento sul rilievo della sostanziale indifferenza del dato del pensionamento ai fini dell'individuazione del parametro normativo di valutazione della legittimità dei reolamenti controversi.
 
Si è, infatti, osservato che detti regolamenti, a prescindere dalla data del pensionamento, si collocano prima dell'entrata in vigore della legge n. 296 del 2006 con la conseguenza che essi devono essere valutati sulla base dell'originaria versione dell'art. 3 comma 12 della legge n. 335 del 1995 (si rimanda al relativo articolo di approfondimento ).
 
L'ordinanza n. 18742/2013 ha condiviso tale interpretazione, rilevando la natura innovativa dell'art. 1 comma 763 della Legge n. 296 del 2006 e, stante la sua irretroattività, la sua possibile applicazione solo ai regolamenti successivi al 1.1.2007. In tale prospettiva, ha affermato la Corte, tutte le pensioni liquidate sulla base delle norme regolamentari emanate ed approvate prima del 1.1.2007, debbono essere valutate sulla base dell'originario art. 3 comma 12 della legge n. 335 del 1995 (cfr. ord. cit. "la disposizione quindi facoltizza la Cassa ad adottare delibere in cui il principio del pro rata venga temperato, rispetto ai criteri originari di cui alla Legge 335/95, tuttavia ciò non può che valere per il futuro, cioè per le delibere della Cassa adottate successivamente all'entrata in vigore della legge, ossia dal primo gennaio 2007, mentre nella specie si tratta di verificare la legittimità delle precedenti delibere del 2002 e del 2003 sulla base delle quali è stata liquidata la pensione per cui è causa, di talchè risulta elemento irrilevante che questa decorra dal marzo del 2007").
 
Con riferimento all’art. 3 comma 12 della legge n 335 del 1995 nel testo vigente all’epoca dell’emanazione delle delibere regolamentari controverse, una stratificata giurisprudenza di legittimità ha dichiarato il diritto alla riliquidazione dei professionisti ricorrenti sul rilievo che le innovazioni regolamentari risultavano in contrasto con il criterio del pro rata (ordinanza nn 3828 e 3613 del 7 marzo 2012 e del 9 marzo 2012 di inammissibilità dei ricorsi promossi dalla Cassa Ragionieri rese ai sensi dell’art. 360 bis cpc lett a;   Cass Civ Sez Lav n 9261 del 2 maggio del 2011; Cass Civ Sez Lav nn. 8847 e ss del 18 aprile 2011;  Cass Civ Sez Lav 20235/2010  seguite dalla recentissima Cass Civ Sez Lav n n 13607 del 30 luglio 2012).




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