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Il nuovo regolamento contributi nella previdenza forense

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Il regolamento dei contributi si apre con una disposizione di stampo schiettamente definitorio nella quale vengono enumerate le forme della contribuzione dovuta alla Cassa:
A) il contributo soggettivo di base e modulare;
B) il contributo integrativo;
C) il contributo di maternità.
Il contributo soggettivo di base è dovuto da tutti gli iscritti alla cassa e dai soggetti tenuti all’iscrizione e viene calcolato in misura percentuale sul reddito prodotto nell’anno precedente. L’aliquota della contribuzione varia per fasce di reddito; entro la prima fascia, sino al reddito netto di Euro € 86.700,00, il contributo è dovuto nella misura percentuale del 13% (aliquota incrementata di un punto percentuale rispetto all’aliquota previgente), oltre il summenzionato limite reddituale, viene mantenuta l’aliquota contributiva del 3%. Viene, inoltre, stabilito un considerevole incremento del contributo minimo che passa dall’importo previsto per il 2009 di Euro 1.390,00 all’importo previsto per il 2011 di Euro 2.400,00.
Successivamente al pensionamento, il contributo minimo non è più dovuto e l’aliquota relativa alla prima fascia di reddito passa al 5%.
Deve, al riguardo, sottolinearsi come l’abolizione, nell’ambito del regolamento sulle prestazioni, dei supplementi pensionistici, conferisce natura esclusivamente solidaristica al contributo del 5% dovuto e versato dopo il pensionamento
Il contributo modulare, disciplinato dagli artt. 3 e 4 del regolamento dei contributi, destinato ad alimentare una seconda quota di pensione da calcolarsi con metodo contributivo, si suddivide in due quote delle quali la prima obbligatoria e la seconda eventuale e volontaria. 
La parte obbligatoria della contribuzione modulare è dovuta dagli iscritti alla Cassa e dai soggetti tenuti all’iscrizione ed è pari al 1% del reddito netto professionale prodotto nell’anno precedente; è in ogni caso dovuto un importo minimo del contributo modulare pari a Euro 160,00 nel 2010 e a Euro 180,00 nel 2011. L’obbligo di versare la contribuzione modulare (anche per la parte volontaria) cessa con il pensionamento.
E’ data facoltà, a ciascun iscritto alla Cassa, di versare volontariamente, un’ulteriore quota di contribuzione variabile da un minimo del 1% a un massimo del 9% sul reddito netto professionale prodotto nell’anno precedente. Come è ovvio, anche tale ulteriore quota di contribuzione alimenta la quota di pensione contributiva. La scelta di versare tale ulteriore quota di contribuzione modulare viene esercitata in sede di comunicazione obbligatoria annuale alla Cassa dei redditi e volumi d’affari realizzati nell’anno precedente; in tale sede, viene anche indicata la percentuale, compresa tra l’1% ed il 9%, dell’eventuale contribuzione modulare aggiuntiva.
In relazione a tale ulteriore prelievo contributivo, così come, peraltro, con riferimento al contributo soggettivo base, deve aggiungersi che, per effetto dell’introduzione della pensione contributiva in luogo della precedente facoltà di conseguire la restituzione dei contributi prevista dall’art. 21 della L. n. 576 del 1980 (previsione questa confermata dall’art. 10 del regolamento relativo alle prestazioni), esso assume connotazione esclusivamente solidaristica, non garantendo la percezione di alcun trattamento pensionistico, ove l’iscritto non raggiunga l’anzianità contributiva minima di cinque anni.
L’art 5 del regolamento sui contributi disegna ex novo la disciplina inerente le agevolazioni per i giovani contribuenti.
Val la pena, al riguardo, sottolineare come la precedente disciplina prevedeva per gli iscritti per la prima volta alla Cassa in età inferiore ai trentacinque anni, il dimezzamento della contribuzione dovuta per i primi tre anni (senza distinzione tra contributi minimi e contributi ordinari).
Ora l’agevolazione, prevista per i medesimi soggetti, viene estesa ai primi cinque anni d’attività e, tuttavia, il dimezzamento s’applica ai soli contributi minimi dovendo invece il contributo in percentuale sul reddito essere integralmente versato, anche se per un importo superiore al minimo contributivo dovuto nell’anno.
Il contributo integrativo minimo, come specificato dal successivo art. 6, non è dovuto dai neoiscritti agevolati che, tuttavia, sono tenuti a versarlo e per intero con riferimento al volume d’affari effettivamente realizzato; ne consegue che, in considerazione del notevole incremento in valore assoluto dei contributi minimi soggettivo ed integrativo e dell’introduzione del nuovo contributo modulare minimo e a percentuale, vi sarà, in via tendenziale, un incremento dell’onere contributivo complessivo per tutti i neoiscritti, con un particolare aggravio soprattutto nei riguardi dei neoiscritti che raggiungano, da subito, redditi netti professionali cospicui.
C’è poi da dire che il regolamento s’applica, per espressa previsione dell’art. 5, alle domande di iscrizione presentate successivamente al 1° gennaio 2009; non è, dunque, chiarito se, con riferimento alle domande di iscrizione presentate anteriormente e per le quali sia in corso il triennio d’agevolazione contributiva, si applichi la nuova disciplina di cui all’art. 5 (ipotesi che sembra doversi escludere considerando il non equivoco tenore letterale della norma che si riferisce alle sole domande di iscrizione successive al 1.1.2009), se si continui ad applicare la disciplina previgente (ipotesi preferibile in applicazione del canone della ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost) con la conseguenza che il dimezzamento si dovrebbe applicare a tutte le voci contributive (anche al nuovo contributo modulare) ed a prescindere dal fatto che la contribuzione sarebbe dovuta, sulla base delle dichiarazioni reddituali, nella misura minima o a percentuale ovvero, infine, se s’applichi, a decorrere dal 1.1.2010 e per i soli anni residui per completare il triennio, la normativa di cui all’art. 5.
L’art. 6 del regolamento prevede e disciplina il contributo integrativo individuandone i presupposti in guisa differente a seconda che si tratti di contribuenti ordinari o di contribuenti minimi; in entrambi i casi detto contributo è dovuto da tutti gli avvocati iscritti agli albi e dai praticanti avvocati iscritti alla Cassa.
I contribuenti ordinari devono applicare la maggiorazione percentuale su tutti i corrispettivi rientranti nel volume annuale d’affari ai fini dell’IVA, i contribuenti minimi devono applicare tale maggiorazione in fattura commisurandola al corrispettivo lordo di ciascuna operazione.
Deve, peraltro, ricordarsi come, per effetto dell’interpretazione adeguatrice offerta dalla Consulta (sentenza n 412/1991), la maggiorazione del contributo integrativo deve, in ogni caso, applicarsi solo in relazione al volume d’affari riconducibile all’esercizio professionale.
Permane l’espressa previsione dell’obbligo di versare il contributo integrativo a prescindere dal fatto che il cliente abbia provveduto a corrisponderlo al professionista.
Muta, invece, il valore percentuale della maggiorazione che passa dal 2 al 4% (ameno sino all’anno 2015) e l’importo minimo del contributo dovuto che è pari a Euro 395,00 per l’anno 2009, Euro 550,00 per l’anno 2010 e Euro 650,00 per l’anno 2011. Come già sottolineato il contributo integrativo minimo non è dovuto per il periodo del praticantato e, in caso di agevolazione ex art. 5, per i primi cinque anni d’esercizio professionale.
L’obbligo di versamento del contributo integrativo minimo cessa dall’anno successivo alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia in caso di proseguimento dell’esercizio professionale, permane, naturalmente, l’obbligo di versare il contributo in percentuale sul volume d’affari effettivamente realizzato.
I contributi minimi vengono rivalutati annualmente (cfr. l’art. 8) e viene prevista la possibilità di variare il loro importo così come le aliquote del contributo soggettivo e di     quello integrativo con successive deliberazioni da sottoporre ad approvazione ministeriale (cfr. l’art. 9 del regolamento).
Il sistema di riscossione dei contributi rimane incentrato sull’autodichiarazione annuale dei redditi e volumi d’affari realizzati nell’anno precedente a mente dell’art. 10 che pone, a carico di tutti gli avvocati che risultino iscritti, anche per frazione di anno, negli Albi professionali nell’anno anteriore a quello della dichiarazione, l’obbligo di comunicare alla Cassa l’ammontare del reddito professionale netto professionale, conseguito ai fini IRPEF per l’anno precedente, nonché il volume complessivo d’affari di cui all’art. 6 conseguito ai fini dell’IVA, per il medesimo anno. La comunicazione deve essere fatta anche se le dichiarazioni fiscali non sono state presentate o sono negative.
Come già detto, è in sede di comunicazione obbligatoria annuale che deve essere esercitata l’eventuale opzione per il versamento della quota di contribuzione modulare aggiuntiva indicando la percentuale tra l’1 e il 9% da applicarsi al RNP prodotto per la determinazione dell’importo di tale versamento ulteriore.
E’ una novità del nuovo regolamento, probabilmente recependo problematiche operative riscontrate dagli uffici, quella di stabilire regole relative all’imputazione dei pagamenti. L’art. 10, comma 4 stabilisce, infatti, che, nel caso di versamenti insufficienti essi andranno imputati, nell’ambito della prescrizione quinquennale, prima ai contributi obbligatori, soggettivo e integrativo, poi ai contributi modulari obbligatori e, quindi, ai contributi modulari volontari.
Rimane da chiedersi se la disciplina dell’imputazione di cui all’art. 10 si applichi solo nel caso in cui detta imputazione non sia stata espressamente effettuata dall’iscritto ed abbia, dunque, un ruolo meramente suppletivo della volontà del debitore o se s’imponga anche a fronte di un’eventuale volontà difforme manifestata dal debitore.
Risponde, poi, ad esigenze di chiarificazione il disposto di cui al comma 7 a mente del quale non sono esonerati dall’invio della comunicazione coloro che non abbiano partita IVA, o che non abbiano prodotto redditi o volumi d’affari nell’anno precedente o che versino in situazioni di incompatibilità; esonero che, invece, opera per gli avvocati iscritti anche in altri Albi professionali e alle relative Casse previdenziali, che abbiano esercitato l’opzione a favore di una di tali Casse, se prevista da specifiche norme di legge.
L’obbligo di comunicazione grava anche sugli avvocati che esercitino la professione all’estero semprechè conservino l’iscrizione in un Albo italiano; essi sono tenuti ad indicare, in sede di comunicazione, solo la parte di reddito o di volume d’affari soggetta a tassazione in Italia.
In caso di cancellazione dalla Cassa l’obbligo di inviare la comunicazione permane nell’anno successivo a quello della cancellazione.
Per il caso dell’omessa comunicazione dei redditi e volumi d’affari viene coniata una sanzione consistente nella denuncia all’Ordine d’appartenenza con conseguente sospensione dall’esercizio professionale a tempo indeterminato con le forme del procedimento disciplinare; la sospensione è revocata quando l’interessato dimostra di aver provveduto all’invio della comunicazione dovuta.
Negli articoli successivi del regolamento vengono puntualizzate le modalità della comunicazione annuale, il suo contenuto definiti gli elementi essenziali della comunicazione ed identificate le caratteristiche della dichiarazione infedele (cfr gli artt. 15 e 16).
Gli articoli 17 e 18, senza particolari differenze rispetto al passato, chiariscono ed individuano l’oggetto della comunicazione nel reddito netto professionale prodotto nell’anno precedente a quello della dichiarazione da parte del singolo professionista o dell’avvocato socio o associato di società o associazione professionale (art. 17) e nel volume d’affari (realizzato in forma singola o in qualità di socio o associato di società o associazione professionale) relativo al medesimo anno come risultante dalla dichiarazione IVA, detratto l’importo del contributo integrativo. I contribuenti minimi di cui all’art. 1 commi 96/117 della L. 24/12/2007 n. 244 devono dichiarare la somma complessiva dei corrispettivi lordi fatturati (cfr. l’art 18).
L’art. 20 introduce uno specifico obbligo di comunicazione per le società o le associazioni di professionisti stabilendo che gli obbligati alla comunicazione di cui all’art. 10 che compartecipino a società o ad associazioni professionali, debbano comunicare anche i redditi ed il volume d’affari della intera società o associazione. La comunicazione può essere sottoscritta anche da uno solo dei soci o associati o da chi ne abbia la rappresentanza e deve contenere, in particolare, il cognome e nome di tutti i soci o associati, compresi quelli iscritti ad Albi, elenchi o registri diversi da quelli forensi, le quote di partecipazione agli utili dei singoli e le quote di volume d’affari da attribuire ai singoli in conformità a quanto prescritto nell’art. 6 , commi 5 e 6 del Regolamento.
Devono, inoltre, essere indicate le somme complessive di redditi o di volumi d’affari di competenza di tutti i soci o associati iscritti alla Cassa ed i redditi e i volumi d’affari imputati ai singoli.
La quota di volume di affari per ogni singolo socio o associato, è pari alla percentuale degli utili spettanti al singolo professionista.





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