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responsabilitÓ oggettiva omicidio preterintenzionale e delitti aggravati
 
A seguito degli interventi della Consulta del 1988 (sentenze nn 364 e 1085), la colpevolezza ha assunto i suoi attuali connotati ricostruttivi attraverso la tendenziale eliminazione dall'ambito dell'rodinamento penale della responsabilità oggettiva e con l'indicazione della necessaria attribuibilità soggettiva degli elementi più significativi della fattispecie.
Il precetto costituzionale di cui all'art. 27 cost non significa dunque solo che la responsabilità penale non  sussiste per fatti altrui ma anche che non può configurarsi in difetto di un coefficiente minimo di colpa che abbracci tutti gli elementi più significativi della fattispecie penale.
Le pronunce hanno posto una serie di interrogativi con riferimento a diverse fattispecie penali che parrebbero violare il principio di colpevolezza così come ricostruito dalla Corte Costituzionale: ci riferiamo ai delitti aggravati dall'evento, al delitto preterintenzionale (omicidio preterintenzionale), al mutamento del titolo del reato per il concorrente extraneus nel reato proprio di cui all'art. 117 cp, all'ignoranza dell'età della persona offesa con riferimento a taluni reati sessuali, all'aberratio ictus bioffensiva e al concorso anomalo di cui all'art. 116 cp.
Procediamo, in questa sede all'esame dei delitti aggravati dall'evento e dell'omicidio preterintenzionale.

Delitti aggravati dall'evento

La categoria dei delitti aggravati dall'evento non trova, invero, una sua definizione positiva nell'ambito del codice penale. Il fuoco preliminare del problema è quello di stabilire se il fatto aggravante possa essere qualificato come circostanza del reato o se esso individui una fattispecie autonoma. Tale iniziale problema di inquadrmaento comporta ricadute in termini di disciplina di immediata evidenza posta in particolare la possibilità di dare luogo al giudizio comparativo tipico delle circostanze di reato.
Nell'ambito della categoria sono poi state individuate le seguenti 4 sottospecie

contravvenzioni aggravate dall'evento: 689 2° comma ubriachezza come conseguenza di somministrazione di bevande a minori

delitti aggravati dall'evento necessariamente voluto: ad esempio l'art. 642 cp che parla del conseguimento dell'intento come fatto aggravatore

delitti aggravati da un evento indifferentemente voluto o non voluto: 368 cp in materia di calunnia dove l'evento aggravatore è la condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all'ergastolo

delitti aggravati da un evento che deve necessariamente essere non voluto: 591 cp abbandono di minori o incapaci, 593 cp omissione di soccorso, 572 cp malatrattamenti in famiglia. Tale categoria, che pone le più delicate problematiche, postula l'assenza della volontarietà dell'evento aggravatore attesa, in difetto, la configurabilità di una diversa e più grave fattispecie penale. In tale prospettiva, si ripropone il dubbio se i delitti aggravati dall'evento siano fattispecie circostanziate di reato o autonome figure di reato in quanto, nel primo caso, il presupposto della colpevolezza è richiesto direttamente dall'art. 59 cp ed elimina, in radice, i dubbi di costituzionalità per violazione dell'art. 27 cp.
Ritenute invece le fattispecie aggravate dall'evento come autonome  e non circostanziate, è stato osservato che, nel rispetto delle indicazioni della Corte Costituzionale, va ritenuta l'ineludibile conclusione che l'evento aggravante debba essere connotato da colpa. La fattispecie dunque è, di tale guisa, caratterizzata da una compresenza di dolo, in relazione ad una parte della fattispecie, e di colpa con specifico riguardo al fatto aggravante.

delitto preterintenzionale


La struttura soggettiva del delitto preterintenzionale è caratterizzata dalla volontà dell'evento meno grave e dalla realizzazione involontaria dell'evento più grave.
Il porblema che il delitto preterintenzionale pone è dunque analogo a quello posto dai delitti aggravati dall'evento e, cioè, il criterio di imputazione dell'evento non voluto, se esso sia imputato a titolo di responsabilità oggettiva o a titolo di colpa. Prima degli inteventi della Consulta del 1988, in realtà, non vi erano dubbi in giurisprudenza in quanto il criterio di imputazione dell'evento veniva ravvisato nella responsabilità oggettiva.
Una parte minoritaria della giurisprudenza già prima della svolta del 1988 e la dottrina, così come una quota di giurisprudenza maggiore dopo il 1988 hanno tentato di individuare diversamente il criterio di imputazione dell'evento nel delitto preterintenzionale.
Si è parlato di colpa presunta per la violazione del precetto penale e di colpa da accertarsi in concreto come prevedibilità dell'evento morte dell'omicidio.
Tuttavia tale ricostruzione si pone come distonica rispetto al tipo di pena prevista dall'art. 584 cp che è sensibilmente più rigorosa rispetto ad un ipotetico concorso formale tra il tentativo di lesioni e l'omicidio colposo.
Con un recente arresto la Suprema Corte con sentenza del 8 marzo 2006 ha chiarito come l'elemento soggettivo del delitto preterintenzionale è caratterizzato esclusivamente dal dolo di percosse o lesioni in quanto l'art. 43 cp assorbe la prevedibilità dell'evento più grave nell'intenzione di risultato. La pronuncia supera le precedenti impostazioni ricostruttive che prevedevano una struttura della componente della colpevolezza del delitto preterintenzionale duplice: dolo e colpa o dolo e responsabilità oggettiva.
Secondo la Corte l'art. 43 cp individua una causalità morale in parallelo a quella materiale di cui all'art. 41 cp tra evento ed intenzione di risultato. La corrispondenza è perfetta nel delitto doloso e permane nel delitto preterintenzionale dove l'evento si caratteriizza esclusivamente per la maggiore gravità. La corrispondenza tra evento ed intenzione di risultato si recide solo nell'ambito del reato colposo.
 





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