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La riforma della previdenza forense sintesi delle novitÓ

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Con nota del Ministero del Lavoro in data 18/12/2009 è stata comunicata l’approvazione definitiva della Riforma Previdenziale Forense, articolata nel nuovo Regolamento delle prestazioni previdenziali e nel nuovo Regolamento dei contributi .
Le principali novità della riforma consistono, sul versante delle prestazioni previdenziali:
nell’introduzione di una pensione scomposta in due distinte quote delle quali la prima da calcolarsi con il sistema reddituale e la seconda con sistema contributivo in relazione ad una distinta quota di contribuzione modulare;
nel mantenimento, con riferimento alla quota base della pensione, dell’istituto dell’integrazione al minimo con l’introduzione, tuttavia, della condizione della presentazione di specifica domanda e di quella del mancato superamento di uno specifico limite di reddito(pari al triplo del trattamento minimo riconosciuto) ottenuto sommando al reddito del pensionato quello del suo coniuge non legalmente separato;
nella variazione dei requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di anzianità e vecchiaia innalzati progressivamente sia con riferimento all’età anagrafica richiesta sia per quel che riguarda il relativo requisito contributivo;
nella modificazione dei criteri di calcolo della pensione, con la variazione, in diminuzione, delle aliquote per la trasformazione in rendita pensionistica della media dei redditi e con l’incremento del numero dei redditi da inserire nella suddetta base sino alla integrale copertura della vita contributiva degli iscritti;
nell’introduzione di una seconda quota di pensione con calcolo contributivo fondata su una seconda quota modulare della contribuzione;
nel mantenimento della possibilità di accedere alla pensione con il requisito anagrafico di 65 anni, ferma la nuova anzianità contributiva richiesta, con una penalizzazione dello 0,41% mensile in relazione all’anticipazione del pensionamento;
nel mantenimento della possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia con calcolo contributivo in caso di raggiungimento del requisito anagrafico richiesto per la pensione di vecchiaia in assenza del relativo requisito contributivo;
nella progressiva abolizione dei supplementi pensionistici.
Sul versante contributivo, tra le novità di maggiore impatto, vi è l’introduzione di una nuova forma di contribuzione, definita modulare, destinata ad alimentare una specifica quota di pensione aggiuntiva rispetto a quella base e caratterizzata da un metodo di calcolo contributivo.
Tale contribuzione aggiuntiva è, per la parte obbligatoria, d’importo pari all’1% del reddito netto professionale prodotto nell’anno precedente e, in ogni caso, di importo non inferiore ad un minimo annuo; inoltre, è prevista la facoltà di versare un importo ulteriore volontario nella misura compresa tra l’1% e il 9% del reddito netto professionale prodotto nell’anno precedente. La misura percentuale della contribuzione volontaria modulare sarà stabilita da ciascun iscritto con la comunicazione obbligatoria annuale.
Vengono sostanzialmente incrementati i livelli minimi della contribuzione integrativa e della contribuzione soggettiva (quest’ultima variata asimmetricamente rispetto alla variazione percentuale della contribuzione soggettiva incrementata di un solo punto, rispetto al previgente tasso del 12%).
La contribuzione integrativa, oltre al già rilevato innalzamento del minimo, viene portata al livello del 4%.
Con riferimento ai pensionati, viene prevista l’esclusione dell’obbligo di versare la contribuzione minima (integrativa e soggettiva) e diminuita la percentuale della contribuzione soggettiva per la prima fascia di reddito al 5% (deve, tuttavia, osservarsi come a tale obbligo contributivo, pur persistente, non sembra corrispondere alcun beneficio pensionistico).
Con riferimento ai neoiscritti infratrentacinquenni, il beneficio del dimezzamento della contribuzione viene previsto per la durata di cinque anni (invece del precedente periodo triennale) e, tuttavia, tale beneficio viene espressamente riferito alla sola contribuzione minima (permanendo, dunque, l’obbligo della contribuzione integrale sul reddito effettivamente prodotto) e, in considerazione del notevole incremento degli importi dei contributi minimi richiesti, si dovrebbe verificare, anche in relazione a tale categoria di iscritti, un sostanziale innalzamento dell’ammontare dei contributi dovuti). 
Passiamo, ora, ad esaminare analiticamente le norme del regolamento delle prestazioni previdenziali e il regolamento dei contributi.





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