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Il risarcimento del danno ambientale nel D.Lgs. n. 152/06
Il Codice dell'Ambiente (D.Lgs. n. 152/2006) disciplina il risarcimento del danno ambientale nel Titolo III della parte VI del Codice e, precisamente, agli artt. 313 - 317.
 
La procedura di risarcimento del danno ambientale segue, peraltro, sotto il profilo logico ed anche nella sistematica del codice, una preliminare fase volta a prevenire il fatto dannoso. Nella sezione II e, precisamente, agli artt. 304-310, relativi alla prevenzione ed al ripristino ambientale, infatti, viene disciplinata una specifica fase preventiva con la quale il Ministero viene messo al corrente, da parte del Prefetto, della minaccia, imminente e non, di danno ambientale.
 
In tal caso, è previsto che l'operatore ponga in essere, in collaborazione con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, le misure preventive e di riparazione idonee per evitare il danno. In  caso di inerzia dell'operatore, è previsto  l'intervento sostitutivo del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio per il ripristino con diritto di rivalsa.
 
In caso di danno ambientale, poi, è prevista la procedura di risarcimento, disciplinata, come già detto, agli artt. 313 e ss. del codice. La procedura di risarcimento del danno ambientale viene attivata dal Ministro che emana, sempre che non abbia esercitato azione in sede civile o azione civile in sede penale, un'ordinanza con la quantificazione del danno e identificazione dei responsabili tenuti al rispristino della situazione pregressa o, in caso di eccessiva onerosità ex art. 2058 cc, al risarcimento del danno ambientale per equivalente.
 
Ai fini dell'emanazione dell'ordinanza, viene svolta un'istruttoria volta all'investigazione in ordine alle possibili cause del danno ambientale, anche attraverso una consulenza tecnica, nel sito colpito.

Avverso l'ordinanza, che conclude l'istruttoria e con la quale i responsabili individuati vengono condannati al risarcimento del danno ambientale per equivalente o in forma specifica può essere esperito ricorso al TAR entro 60 giorni ed al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.

Con riferimento al risarcimento del danno ambientale per equivalente ed alla problematica relativa alla sua quantificazione, il Codice prevede, all'art. 314, che:  "il danno per equivalente, si presume fino a prova contraria, di ammontare non inferiore al triplo della somma corrispondente alla sanzione pecuniaria amministrativa (le regioni, le altre province autonome e gli altri enti devono comunicarle al Ministero) oppure alla sanzione penale, in concreto applicata. Se sia stata erogata una pena detentiva, al fine della quantificazione del danno di cui al presente articolo, il ragguaglio fra la stessa e la somma da addebitare a titolo di risarcimento del danno ha luogo calcolando 400 € per ciascun giorno di pena detentiva (sarà la cancelleria del giudice a trasmettere copia della sentenza al Ministero)" .
 
Con riferimento ai criteri di imputazione della responsabilità per danno ambientale, la Direttiva 2004/35/CE, al considerando n. 13 ha implicitamente indicato la necessità di prevedere un criterio oggettivo di imputazione della responsabilità non basato sulla colpa laddove afferma che il sistema della responsabilità civile "tradizionale" non risolve questioni riguardanti la presenza di uno o più inquinatori, di un danno che non è concreto e quantificabile, del nesso causale e delle conseguenze del danno che possono venire alla luce dopo molto tempo.

Con specifico riguardo alla responsabilità per danno ambientale, il Codice dell'Ambiente, all'art. 311, comma 2, stabilisce che "chiunque realizzando un fatto illecito, o omettendo attività o comportamenti doverosi, con violazione di legge, di regolamento, o di provvedimento amministrativo, con negligenza, imperizia, imprudenza o violazione di norme tecniche, arrechi danno all'ambiente, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, è obbligato al ripristino della precedente situazione e, in mancanza, al risarcimento per equivalente patrimoniale nei confronti dello Stato".

Come si evince dall'art. 311 del Codice il titolare del potere d'azione in caso d'accertata responsabilità per danno ambientale è solo il Ministro dell'ambiente il quale ha l'alternativa di procedere in via amministrativa con l'adozione di una specifica ordinanza impugnabile dinanzi al Tar o con l'ordinaria azione civile anche in sede penale.
 
 




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